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Prima e dopo la "riforma" Gelmini

by redazione — last modified 2010-06-19 08:56

Una attenta elencazione delle conseguenze alla scuola primaria dei tagli agli organici imposti dalla "riforma" Gelmini

Prima della "riforma" Gelmini


Le classi a tempo pieno sono  quelle in cui i bambini frequentano 8 ore al giorno (mensa compresa) per 5 giorni settimanali (40 ore) con due insegnanti contitolari che si occupano solo di quella classe. A Milano sono il 95%. 

Questi 2 docenti contitolari prestano ciascuno 22 ore di servizio sulla stessa classe dividendosi per area le discipline di insegnamento e alternandosi mattina e pomeriggio. In questo modo si riescono ad avere 4 ore alla settimana in cui gli insegnanti sono contemporaneamente presenti in classe (le famose compresenze).

Queste compresenze sono quelle che garantiscono pari opportunità a tutti gli alunni perché permettono di organizzare attività che per loro natura necessitano del piccolo gruppo o della presenza di entrambi gli insegnanti. Ad esempio senza compresenze sarebbe impossibile portare la classe nel laboratorio di informatica (disciplina obbligatoria che viene valutata sulla scheda di valutazione) perché una sola insegnante con 20/25 alunni non sarebbe in grado di seguire l'attivià di tutti gli alunni, né i bambini avrebbero un PC a testa per poter lavorare. 

Durante le compresenze una delle due insegnanti ha la possibilità di dedicare attenzione e attività mirate ai bambini che hanno difficoltà o tempi di apprendimento più lunghi o può insegnare l'italiano ai bambini stranieri, mentre gli altri alunni svolgono attività di potenziamento o recupero con l'altra insegnante. In questo modo si riesce sia a rispondere alle esigenze di chi ha bisogno di attività specifiche sia ad ampliare l'offerta formativa. 

Durante le compresenze inoltre si svolgono anche le attività di laboratorio che richiedono la presenza di due insegnanti (teatro, pittura, giornalino scolastico, osservazioni scientifiche ecc) perché richiedono contemporaneamente inteventi diversi da parte degli insegnanti. 

 

Per legge durante le uscite didattiche (musei, spettacoli teatrali, fattorie didattiche, biblioteche, parchi con percorsi didattici ecc.) occorre un insegnante ogni 15 alunni. E quindi le uscite si fanno sfruttando le compresenze degli insegnanti.

 

Nelle classi l'inglese è insegnato da docenti specialisti che hanno conseguito un titolo specifico per l'insegnamento della lingua inglese e che insegnano solo questa disciplina in tutte le classi in cui sono titolari. Durante le ore di inglese gli insegnanti di classe, contemporaneamente presenti, sono a disposizione per sostituire i colleghi assenti. Questo ha risolto in quesi anni il problema delle supplenze non essendoci fondi sufficienti per pagare docenti per le supplenze brevi. Durante le ore di religione cattolica gli insegnanti di classe svolgono le attività concordate con gli alunni che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica. In questo modo il tempo pieno rappresenta uno specifico modello formativo.
 


Dopo la "riforma" Gelmini

Ogni scuola ha avuto dai 2 ai 4 insegnanti in meno rispetto a quelli che avrebbe dovuto avere in organico calcolando 2 docenti per ogni classe a tempo pieno. Però le famiglie all'atto dell'iscrizione continuano a richiedere il tempo pieno. I dirigenti, per garantire comunque le 40 ore, hanno dovuto raccimolare le ore mancanti togliendo le compresenze tra docenti di classe e le contemporaneità con i docenti di inglese e religione. In conseguenza dei tagli le classi prime di quest'anno e dell'anno prossimo non hanno più 4 insegnanti su 2 classi ma 3 su 2.

Ogni classe ha un'insegnante prevalente che insegna la maggior parte delle discipline, poi una seconda che insegna una materia o due su due prime classi. Si hanno cosi' 22 ore di insegnante prevalente, 11 ore di insegnante condiviso tra due classi, 2 ore di religione, 1 ora di inglese.

Le rimanenti 4 ore per raggiungere le 40 vengono coperte da un'insegnante di un'altra classe che si occupa di un'altra attività. I bambini che non si avvalgono dell'insegnamento della RC, non essedoci più la contemporaneità con l'insegnante di classe,  vengono presi da un'altra insegnante ancora per l'attività alternativa (2 ore settimanali che a volte per motivi di orario non si riescono a coprire neanche con la stessa insegnante). 

Poiché non c'è più neanche la contemporaneità con l'insegnante di inglese, non ci sono più insegnanti disponibili per le supplenze. Siccome però sono stati ridotti anche i finanziamenti per le supplenze, quando un docente si ammala, gli alunni della sua classe sono smistati a gruppetti nelle altre classi dove sono parcheggiati per mattine o pomeriggi interi. In questo modo succede che in un'aula possono trovarsi, contro ogni norma di sicurezza, anche 28/30 aunni, di età diverse, con una sola insegnante in uno spazio inadeguato. 

 


Le uscite didattiche si possono effettuare solo sulla base del volontariato perchè gli insegnanti non sono mai in servizio contemporaneamente, non hanno la possibilità di recuperare le ore eccedenti e non ci sono fondi per retribuire gli straordinari. Gli insegnanti specialisti di inglese sono stati ricollocati su posto comune (sulle classi) e si pretende che l'inglese sia insegnato da persone costrette a conseguire un titolo con un corso accelerato (i neo assunti o i laureati in scienze della formazione primaria). Senza compresenze saltano le attività di laboratorio, di potenziamento, l'insegnamento dell'italiano come seconda lingua e, in generale, tutte le attività di ampliamento dell'offerta formativa. Senza contemporaneità non viene garantita l'attività alternativa alla RC e il diritto allo studio anche quando un'insegnante è assente. Senza insegnanti di inglese specialisti la seconda lingua non è più garantita. I tagli riguardano anche gli insegnanti di sostegno. Ciò vanificherà quello che uno dei fiori all'occhiello della scuola primaria italiana: l'integrazione degli alunni diversamente abili.
 
Il tempo pieno come progetto formativo, che in questi anni ha mirato ad offrire pari opportunità per garantire a tutti il diritto allo studio, scompare. Vengono garantite, e neanche sempre, le 40 ore che assomiglieranno sempre più a un parcheggio. Questo non è il tempo pieno. Man mano che la riforma, che al momento interessa le classi prime e seconde, andrà a regime non sarà più garantito a tutti il diritto allo studio. Si tornerà probabilmente al vecchio doposcuola pomeridiano che raccoglierà alunni di classi diverse appartenenti a quelle famiglie che non potranno permettersi di finanziare attività a pagamento. 

L'insegnante prevalente con lo stesso numero di ore di insegnamento che oggi ha a disposizione per insegnare la metà delle discipline, dovrà insegnare tutto, il che equivale a quasi (oggi nell’orario di servizio ci sono anche le mense) un dimezzamento delle ore di lezione dedicate ad ogni materia. Gli insegnanti che in questi anni, coerentemente con l'evolversi e l'ampliamento delle conoscenze, si sono specializzati in un ambito disciplinare dovranno tornare a fare i  tuttologi e a fornire conoscenze essenziali in modo superficiale.

La scuola che si profila è quella che propone un'infarinatura generale di tutto, attraverso lezioni frontali, a classi sempre più numerose, senza poter tener conto delle differenti esigenze e delle diversità degli alunni, senza possibilità di attenzione alla persona.  A farne le spese nell'immediato saranno soprattutto i più deboli, ma l'impoverimento culturale e il conflitto sociale che ne deriverà riguarderanno tutti.   
 

Tiziana, insegnante molto preoccupata