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Milano Ristorazione e le mozzarelle tedesche

by redazione — last modified 2010-01-28 10:27

Lettera di una mamma a Milano Ristorazione in richiesta di chiarimenti su origine e composizione dei cibi forniti


 

Buongiorno,

faccio parte della commissione mensa della scuola di via Bussero.
Ho ricevuto oggi dalla scuola depliant relativo alle informazione sul menù dei bambini, dove sono indicati i fornitori e la provenienza dei prodotti.

Ho appreso, con mio grande stupore, che alcuni prodotti arrivano dall'estero, come la mozzarella per la pizza, (Germania, Nordmilch, azienda specializzata in latte in polvere), chi non conosce la famosa mozzarella tedesca!!

Ora vorrei capire quali sono i criteri per la scelta dei produttori, considerando soprattutto il fatto che in Italia, come nel resto nelle altre nazioni i governi si stanno facendo promotori per l'acquisto a km zero.
Non penso che sia una questione di prezzo, perchè tutti abbiamo assistito, attraverso i canali di informazione, alle proteste dei nostri allevatori  costretti a buttare il latte in eccesso.

Inoltre mi preme particolarmente approfondire l’affidabilità’ dell’azienda che fornisce la carne: Inalca, azienda che, come ben saprà, fa parte del gruppo Cremonini.
Non so se è a conoscenza degli scandali che hanno coinvolto l'azienda, nel corso degli anni si è distinta per una serie di azioni illegali e anche criminali. In sintesi, per citarne alcune:

Il gruppo Cremonini è stato duramente criticato nella puntata di Report andata in onda il 13 novembre 2005. In particolare nella puntata veniva ipotizzato che l'Inalca, una controllata del gruppo, potesse aver venduto ad una ditta di omogeneizzati carne di bovino adulto spacciandola per carne di bovino al di sotto dei 24 mesi di etá,(il bovino aveva piu’ di 20 anni) e soprattutto accusando il gruppo di aver spedito partite di carne avariata in paesi in via di sviluppo, allo scopo di ricevere dei finanziamenti dall'Unione Europea.

(Per la morte in Russia, di un ragazzo, un intermediario della Cremonini ha pagato 150.000 euro per evitare una denuncia e il blocco delle importazioni in Russia. Al momento dell'indagine fatta da Report, la carne che il governo cubano ha respinto dopo alcune analisi (che confermavano le pessime condizioni di diversi lotti di carne) era stata imbarcata su una nave, ma non per riportarla in Italia per la distruzione. La nave era destinata all'Angola. La carne avariata è stata distrutta o venduta agli angolani?)

Da un indagine dei Nas, riporto la notizia pubblicata dal Corriere della Sera del 3 febbraio 2001:

“Dopo le indagini dei Nas e il rinvio a giudizio del presidente Cremonini, potrebbero essere stati trasformati in farine animali

Giallo sulla fine di 30 quintali di carne sospetta

Sequestrati e restituiti all' Inalca 13 mila chili, inceneriti solo in parte. Silenzio dai sindacati; Scoperti nello stabilimento tagli e scatolette andati a male, ricoperti di vermi e di mosche”:

“Dopo le indagini dei Nas e il rinvio a giudizio del presidente Cremonini, potrebbero essere stati trasformati in farine animali Giallo sulla fine di 30 quintali di carne sospetta Sequestrati e restituiti all' Inalca 13 mila chili, inceneriti solo in parte. Silenzio dai sindacati Piu' di cento quintali di carne avariata, marcia, piena di muffa e vermi, lavorata in un capannone clandestino, mai aperto alle ispezioni dei veterinari inviati dalle Asl. Un reperto impressionante che esce dall' inchiesta, condotta dai Nas di Roma, dai carabinieri del Noe e del reparto operativo di Rieti, sulla Inalca di Cittaducale, uno stabilimento del gruppo Cremonini, primo in Italia e quarto in Europa nel campo della macellazione e della distribuzione delle carni. A Rieti, il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del presidente dell' Inalca, Vincenzo Cremonini, in base all' articolo 444 del codice penale: detenzione a scopo commerciale di sostanze pericolose per la salute. A giugno il processo. MUCCA PAZZA - Un duro colpo per il gruppo Cremonini, gia' ferito dalla notizia del primo caso di mucca pazza in Italia, riscontrato a gennaio in un bovino macellato nello stabilimento Inalca di Ospedaletto Lodigiano, in Lombardia. L' Inalca rappresenta solo uno dei settori, quello delle carni bovine, dominati dal gruppo Cremonini, che opera anche nella distribuzione, nella ristorazione commerciale, nel catering per le ferrovie, negli snacks e nei salumi. Che ha tra i suoi principali clienti McDonald' s, Autogrill, Nestle' , Kraft, Star. Che ha 4.300 dipendenti e che, soltanto nel primo semestre del 2000, ha totalizzato 1.275 miliardi di ricavi consolidati. Il processo viene da lontano. I carabinieri hanno iniziato l' inchiesta prima che scoppiasse la grande paura di mucca pazza. La partita si apre a Roma, dove all' inizio del ' 99 il sostituto procuratore Maria Cordova riceve una soffiata. IL CAPANNONE SEGRETO - A Cittaducale, zona industriale di Rieti, i carabinieri cominciano a sorvegliare lo stabilimento (230 dipendenti, di cui 116 in cassa integrazione, gli stessi scesi a Roma per partecipare alla manifestazione delle uova contro Montecitorio). Coi tele infrarossi registrano movimenti sospetti in un capannone: luci che filtrano e operai che si alternano a turni serrati per tutta la notte. A giugno ' 99, l' irruzione in forze nello stabilimento e l' ispezione a tappeto con impiego di elicotteri. La sorpresa viene proprio dal capannone sospetto, quello dove si lavora di notte. In un tanfo insopportabile si alternano scatolette sventrate di razioni militari scadute, piene di muffa, carcasse, contenitori colmi di tagli andati a male ronzanti di mosche. In tutto 130 quintali di carne, per la maggior parte avariata. Che cosa si fa, nello stabilimento, di quella carne? Le risposte sono elusive. Si scopre poi che i due veterinari della Asl competente, durante le ispezioni istituzionali, non hanno mai avuto accesso a questo magazzino. "Sara' il processo a dire se quelle carni marce, in modo diretto o indiretto, venivano reinserite nel ciclo produttivo destinato all' alimentazione", commenta il pm Fabio Picuti. Ma il sospetto e' che venissero riciclate per finire in uno dei tanti prodotti commercializzati dal gruppo. Al quadro gia' oscuro della vicenda si aggiunge un altro dettaglio inquietante. I 130 quintali di carne sequestrati sono stati restituiti all' Inalca, su richiesta dei dirigenti della fabbrica. Dissequestro e restituzione della merce sono infatti possibili, per legge, quando il proprietario ne dichiara la destinazione. In questo caso, 100 quintali sono stati destinati alla termodistruzione. Gli altri 30 ad uso zootecnico. Una formula generica che mette paura. BOCCHE CUCITE - Nel corso dell' inchiesta sono stati interrogati i responsabili di due aziende del nord Italia, che hanno ammesso di aver acquistato dall' Inalca carne avariata, anche loro per uso zootecnico. Ma quando si chiede cosa significhi "uso zootecnico", le riposte diventano elusive. Si tratta forse delle famigerate farine animali, vietate in Italia fin dal ' 94? Allo stabilimento Inalca, bocche cucite. I posti di lavoro gia' sono stati falcidiati da mucca pazza e neppure in assemblea sindacale c' e' qualcuno disposto a parlare di quel capannone nauseabondo, ne' tantomeno a mettere in relazione, con una presa di coscienza, elusione dei controlli e diffusione dei prioni. L' Inalca di Rieti gia' una volta e' stata processata, per un sospetto di truffa nei confronti della Cee (alcuni timbri mancanti impedivano di accertare l' origine delle carni). Il procedimento e' iniziato nel ' 96 e si e' concluso nel 2000, con un' assoluzione. Ma alla procura di Rieti, dopo quel processo, si sono convinti che con l' attuale sistema di leggi e circolari non sia possibile accertare la provenienza della carne che finisce nel nostro piatto, e in una moltitudine di prodotti alimentari. “

Le irregolarita’ e le truffe sono saltate fuori in seguito ai controlli effettuati nel periodo in cui c’era la paura per la BSE, altrimenti l’azienda avrebbe continuato ad operare nell’illegalità’, con questo voglio dire che c’e’ voluto uno scandalo del genere per effettuare dei controlli,  e il marchio non e’ certo una garanzia su prodotto.

Non e’ dato sapere se tutt’ora la Inalca e’ sottoposta a controlli periodici “reali” o come spesso succede in questi casi, si e’ concluso tutto in una bolla di sapone senza alcuna conseguenza per l’azienda, e’ evidente che questo tipo di società hanno come solo obbiettivo la mera realizzazione del profitto senza scrupoli, senza il rispetto delle regole.

Ho trovato altre notizie del genere che arricchiscono in negativo il curriculum del nostro fornitore. Ci sono molti elementi oggettivi che portano a non fidarsi dell'azienda e ad escluderla a priori come fornitore per le mense dei nostri bambini. Una scelta del genere va contro la vostra politica aziendale, che promuove la qualità. Inoltre, apprendo da un ritaglio stampa pubblicato nel vostro sito, che a Roma il 70% del cibo offerto alle scuole è biologico, tra cui la carne, invece noi vogliamo distinguerci, carne con ormoni e antibiotici,        se            tutto va bene.........


Non aggiungo altro, mi spiace solo che come al solito prevale sulla salute dei nostri bambini, il potere ecomico e gli          interessi privati.


Io, prima di tutto come genitore, e in secondo luogo, come membro della commissione mensa, vorrei approfondire appunto le modalità di svolgimento delle gare d'appalto e i criteri di scelta, per questo le chiedo un incontro per poter visionare tutti i contratti con le relative scadenze.
Le dico chiaramente che mi adopererò affinchè il contratto con la Inalca, non venga rinnovato.
Nel caso la mia e-mail rimanga inevasa, cercherò altri canali.
In attesa di un suo sollecito risconto,
Cordiali Saluti,


Anna Santoiemma