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Blog delle scuole di Venezia

Up one level
l'istruzione artistica in piazza Mestre, 2008-11-19 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
mercoledì 26 novembre a mestre

IN PIAZZA PER SALVARE L’ISTRUZIONE ARTISTICA

 

CON I RECENTI PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI SI PREVEDE UN TAGLIO AI FONDI  PER LA SCUOLA PUBBLICA DI CIRCA 8 MILIARDI DI EURO, UNA RIDUZIONE DELL’ORARIO CHE INTERESSA TUTTI GLI ORDINI DI SCUOLA E LA SOPPRESSIONE DI 132.000 POSTI DI LAVORO.

 

LA RIDUZIONE DELL’ORARIO NEI LICEI ARTISTICI E NEGLI ISTITUTI STATALI D’ARTE DETERMINERA’ UN RIDIMENSIONAMENTO DELLE DISCIPLINE ARTISTICHE E DI LABORATORIO, SNATURANDO COMPLETAMENTE LE CARATTERISTICHE DELL’ISTRUZIONE ARTISTICA.

NEL PIANO PROGRAMMATICO LA SPECIFICITA’ DEGLI ISTITUTI D’ARTE NON E’ RICONOSCIUTA E NON TROVA ALCUNA MENZIONE, BENCHE’ IL NOSTRO PAESE CONSERVI LA PARTE PIU’ COSPICUA DEL PATRIMONIO ARTISTICO MONDIALE. LA PARTICOLARITA’ DELLE ATTUALI SEZIONI (Vetro, Ceramica, Decorazione Plastica, Tessuto, Architettura e Arredamento, Decorazione Pittorica, Stampa, Metalli e Oreficeria, etc.) RISCHIA DI ESSERE SACRIFICATA DALLE MODIFICHE AGLI ORDINAMENTI SCOLASTICI E DALLE RIDUZIONI AGLI ORARI SETTIMANALI.

 

DA OLTRE UN SECOLO I LICEI ARTISTICI E GLI ISTITUTI D’ARTE FORNISCONO UN’ISTRUZIONE ALTAMENTE SPECIALIZZATA IN TUTTI I SETTORI DELLE ARTI VISIVE. L’INTEGRAZIONE TRA LA PREPARAZIONE STORICO-UMANISTICA E LE CONOSCENZE TECNICHE ED ARTISTICHE QUALIFICATE, PERMETTONO DI CONSEGUIRE COMPETENZE UTILI NEL MONDO DELL’ARTE E DEL LAVORO.

 

GLI STUDENTI, I GENITORI, I DOCENTI E IL PERSONALE ATA DELL’ISA SCENDONO IN PIAZZA PER RENDERE PUBBLICA QUESTA GRAVE SITUAZIONE, PER FAR CONOSCERE ALLA CITTA’ L’IMPORTANZA DI QUESTO TIPO D’ISTITUTI, PER CHIEDERE ALLE ISTITUZIONI L’APERTURA DI UN DIALOGO CHE PERMETTA DI RIFORMARE LA SCUOLA CON UN PERCORSO CONDIVISO.

 

 

MERCOLEDI’ 26 NOVEMBRE 2008 a Mestre

Concentramento ore 15.00 in Corso del Popolo 80 da dove partirà un corteo che raggiungerà

 Piazza Ferretto

 

Personale della scuola, studenti e genitori dell’Istituto Statale d’arte di Venezia

 

netstrike da tutte, 2008-11-12 - submitted by barbara zanetti0 comment(s)
è una buona idea, facciamoci sentire!!!

http://www.autistici.org/133strike/index2.html

 

 

POMERIGGIO ALLA DIEDO Venezia, 2008-11-10 - submitted by Cristina Cacco0 comment(s)
UN POMERIGGIO PER LA SCUOLA Lunedì 17 novembre la DIEDO rimarrà aperta oltre il solito orario per permettere una riflessione sul futuro della scuola italiana. Si organizzeranno laboratori creativi, letture, momenti ludici, dibattiti e riflessioni. Sono invitati i bambini, i genitori e tutti i cittadini interessati alla difesa della qualità della scuola pubblica.

               UN POMERIGGIO PER LA SCUOLA

 

Lunedì 17 novembre la DIEDO rimarrà aperta oltre il solito orario per permettere una riflessione sul futuro della scuola italiana.

Si organizzeranno laboratori creativi, letture, momenti ludici, dibattiti e riflessioni.

Sono invitati i bambini, i genitori e tutti i cittadini interessati alla difesa della qualità della scuola pubblica.

 

                                PROGRAMMA

 

Ore 16,00 per i bambini:

·       laboratorio di manipolazione

·       letture

·       musica

·       giochi in giardino

 

Ore 17,00 per gli adulti

dibattito con introduzione del Dirigente Scolastico Riccardo Carlon, interventi del Dirigente Scolastico Roberto Sintini ,  del maestro Vincenzo Casonato, del prof. Giampaolo Gasperini.

 

Ore 18,30: buffet (con il contributo di chi vuole)

Come termine si indicano indicativamente le ore 19,30.

 

Dopo le notti bianche del 15 ottobre e di molte altre iniziative, si vuole offrire un’altra occasione di scambio e condivisione.

 

La pulizia dei locali utilizzati dovrà essere condivisa da tutti.

 

 

Si muovono anche le Medie inferiori... Venezia, 2008-11-05 - submitted by Alberto Fiorin0 comment(s)
Finalmente anche le medie inferiori cominciano a muoversi... Il mondo della scuola, in questi ultimi due mesi, è in fibrillazione: mai come in questo periodo questo universo, solitamente abbastanza snobbato dai media, si è conquistato sul campo l’onore delle prime pagine dei giornali, i servizi di apertura nei telegiornali. Tutto per la forte opposizione alla nuova riforma (che riforma vera e propria non è, essendo dettata esclusivamente da esigenze di tagli economici e non ispirata ad una nuova idea della didattica) che è stata imposta dal governo a suon di leggi approvate dal parlamento senza alcuna discussione. Prima i precari, poi le maestre assieme ai genitori, quindi studenti delle superiori e universitari, infine i professori hanno invaso le vie delle città italiane con colorate manifestazioni di dissenso, tenendo lezioni pubbliche, organizzando sit-in, occupazioni delle sedi, concerti, fiaccolate, notti bianche. Anche Venezia, centro storico e terraferma, ha organizzato diverse iniziative, la fiaccolata del 10 ottobre con oltre 10:000 persone, le notti bianche in 7 plessi della scuole elementari del centro storico, lezioni universitarie in Piazza san Marco, la gioiosa occupazione del ponte transalgunare della Libertà. In poche parole, quasi tutte le scuole, di ogni ordine e grado, hanno fatto sentire la loro voce. Al momento mancava all’appello solo la scuola media inferiore, burocraticamente definita scuola secondaria di primo grado. Da sempre il segmento più difficile da coinvolgere - perché da una parte non ci sono più i genitori come alle elementari ma nello stesso tempo gli studenti sono ancora troppo “piccoli” e non sono rappresentati neppure negli organi collegiali - finalmente qualcosa si sta muovendo anche da noi. È di questi giorni la notizia di assemblee miste di genitori ed insegnanti presso la Scuola media Pisani del Lido (due diverse riunioni negli ultimi dieci giorni che hanno tra l’altro portato alla realizzazione di una lezione all’aperto il giorno 4 novembre con il coinvolgimento della cittadinanza) e la Scuola Media Alighieri di Venezia che hanno visto una notevole partecipazione sul tema della informazione più spicciola e anche banale ma assolutamente indispensabile sugli effetti che questa nuova normativa possono avere e anzi hanno già avuto (vedi ad esempio il passaggio dal giudizio al voto decimale, avvenuto fin dal 14 settembre). Informazione, discussione ma anche preoccupazione e rabbia per questo ulteriore impoverimento previsto dell’orario scolastico, del piano di offerta formativa, dell’impianto complessivo di questa scuola che ora riduce ulteriormente sia le ore di lezione frontale ed è costretta a tagliare drasticamente tutte quelle attività complementari che non verranno più garantite da un organico ridotto all’osso (a fronte di un aumento numerico degli alunni per classe). Genitori ed insegnanti quindi hanno manifestato l’intenzione di organizzare a breve qualche forma di lotta pubblica per urlare il loro disagio e la loro totale contrarietà a tale iniziativa del ministro Gelmini. Anche in previsione di un corteo acqueo da tenersi nella seconda metà di novembre. L’assemblea della Dante Alighieri ha deciso di riconvocarsi il giorno martedì 11 p.v. per formulare delle proposte concrete di coinvolgimento cittadino.
Lettera al Gazzettino Venezia, 2008-11-05 - submitted by Alberto Fiorin0 comment(s)
Strumentalizzatori e strumentalizzati: cioè giornalista (con fotografo) e genitori (con bambini) Caro direttore, giovedì 30 ottobre, oltre al corteo sul ponte della Libertà organizzato dagli studenti medi e universitari, si è tenuto un presidio-happening organizzato dal Coordinamento veneziano per la Difesa della Scuola pubblica a Rialto, in campo dell’Erbaria, concepito come un luogo dove riunire anche e soprattutto i genitori che, avendo trovato chiusi i portoni delle scuole, venivano lì con i propri bambini. Per questo motivo sono state organizzate una “merendata” collettiva e una serie di laboratori: si sono portati colori e fogli di carta per intrattenere i bimbi e divertirli (divertirsi) tutti insieme pur consapevoli del momento di lotta. Sono state 2 ore e mezza trascorse in piacevole compagnia, fervida attività, discussioni a capannelli sul tema del giorno: il decreto Gelmini appena trasformato in legge e le prossime forme di lotta. Genitori a discutere, bambini a giocare, ovviamente sorvegliati e custoditi. Tutto bene, tutto ok. Sono arrivati giornalisti e i fotografi: mettiti in posa, chiama i bambini, sotto lo striscione, mettete i bimbi in prima fila, alzate i vostri disegni... Ecco, così si ubbidisce a qualche ordine/consiglio del fotografo che cerca uno scatto che esprima in sintesi la giornata. Noi tutti, lì presenti, contagiati dal clima rilassato e festoso, non abbiamo la prontezza e la lucidità di impedire tutto ciò (e chi va a pensare male...?). Quanto dura? 30 secondi, un minuto forse poi tutti i bambini tornano alle loro attività, con un biscotto in mano e un bicchiere di aranciata, distesi sui grandi fogli bianchi da colorare e disegnare. Morale: il giorno dopo, sul Gazzettino di oggi 31 ottobre, appare un articolo con foto, che parla di strumentalizzazione, di “adultizzazione”, che accusa i genitori di usare i figli proiettando attraverso loro le proprie ansie e frustrazioni. Siete proprio in malafede: quella era un’immagine costruita per far piacere al fotografo. Prima ci chiedete gentilmente una foto con i bambini, li fate schierare in prima fila per ritrarli meglio, li fate fare delle cose che non hanno in effetti mai fatto per tutta la giornata, cioè sfilare con cartelli sollevati, e poi ci accusate di strumentalizzarli... Voi ci avete chiesto quella foto e poi ce la usate contro? Vergogna. Vi siete dimostrati manipolatori della verità, trasformando una festa, gioiosa e ricca di contenuti, in una manifestazione di manipolazione, neanche troppo sottile, dei nostri figli. Vergogna! Alberto Fiorin Coordinamento veneziano per la difesa della scuola pubblica
LAS Performance Venezia, 2008-11-03 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
occupato il Liceo Artistico
OCCUPATO STANOTTE IL LICEO ARTISTICO DI VENEZIA
 
Per protestare contro l'art. 64 della legge 133, la cui attuazione, per i licei artistici, significa un taglio netto delle ore di pittura, scultura ed architettura (da 40/44 ore settimanali di lezione a 32).
 
   Alle 8,20 - ora d'ingresso a scuola - i ragazzi hanno effettuato una performance calando dalla facciata del palazzo sede del liceo dei mega striscioni di protesta, con colonna sonora ed effetti speciali.
 
   Il portone della scuola è stato poi aperto per consentire l'accesso a studenti e docenti per una assemblea aperta.
 
Sono stati dibattuti i temi inerenti la protesta.
 
Il Liceo resterà occupato fino a domani mattina quando il tutto si trasformerà in un assemblea permanente di studenti e docenti.   Anche il dirigente scolastico ha garantito la partecipazione.
 
Nel corso dell'assemblea permanente si articolerà un programma di iniziative di protesta di lungo periodo.
 
Si parla di convocare i genitori per una assemblea in uno dei giorni di questa settimana;
di fare una "notte bianca" dell'istruzione artistica assieme all'istituto d'arte;
di fare per sabato una lezione di pittura di protesta davanti all'ingresso della Biennale dell'Architettura ai Giardini;
quando si rientra a lezione di progettare una T-shirt di protesta del Liceo;
di fare un calendario delle lezioni di protesta da fare all'aperto (due o tre classi la volta).
 
ciao
 
stefano micheletti LAS venezia

 

 

incontro area artistica Mestre, 2008-11-01 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
riunione dei licei ed istituti d'arte del veneto

 

Alla cortese attenzione

del Dirigente Scolastico, delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, di tutto il personale Docente e ATA dell’Istituto

 

 

Oggetto: proposta d’incontro di tutte le scuole dell’Istruzione Artistica

 

   In tutte le scuole di ogni ordine e grado si sta diffondendo viva preoccupazione per gli effetti del Piano Programmatico “Tremonti-Gelmini”, di attuazione delle legge 133 sulla manovra economica del governo.

Nel contesto di un taglio ai fondi per la scuola pubblica di circa 8 miliardi di euro nei prossimi 3 anni, si profilano provvedimenti che porteranno ad un aumento degli alunni per classe, ad accorpamenti di Istituti e al taglio di circa 132.000 posti di lavoro.

In tutti gli ordini di scuola si prevede la riduzione dell’orario e nelle scuole secondarie di II° grado,  non si potranno superare le 32 ore settimanali, determinando nei fatti una compressione del tempo per la didattica, la cultura, i laboratori, le discipline.

   Attraverso un ridimensionamento delle discipline artistiche e di laboratorio si rischia di snaturare completamente le caratteristiche dell’Istruzione artistica presente nei nostri licei.

Per altro, nel quadro generale del Piano Programmatico, la specificità degli Istituti d’Arte non è riconosciuta e non trova menzione alcuna. Molte discipline e le particolarità delle attuali Sezioni (Vetro, decorazione plastica, ceramica, tessuto, architettura, stampa, decorazione pittorica, metalli oreficeria, etc.) rischiano di essere sacrificate dalla modifica degli ordinamenti scolastici e da questa riduzione dell’orario, imposto indistintamente a tutte le scuole superiori.

   Il Collegio dei Docenti dell’Istituto Statale d’Arte di Venezia, le assemblee del personale docente e non docente dell’Istituto Statale d’Arte e del Liceo Artistico di Venezia, hanno già espresso contrarietà a questo piano e invitano i colleghi degli altri Istituti d’Arte e dei Licei artistici a partecipare ad un incontro aperto che dibatta questi temi, che formuli proposte e indichi prospettive,  il giorno martedì 4 novembre 2008 alle ore 15.30 presso la sede dell’ISA, Corso del Popolo 80 a Mestre.

   Per esigenze di carattere organizzativo vi chiediamo gentilmente di segnalarci se pensate di partecipare a questo momento di riflessione e impegno. Potete inviare una mail a miazzi@libero.it o mikeste@iol.it

Grazie e cordiali saluti

Le assemblee del personale docente e non docente dell’ISA e del Liceo Artistico di Venezia

 

 

in 10.000 si prendono il Ponte della libertà Venezia, 2008-10-30 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
Noi la crisi non la paghiamo
 

Giovedì 30 ottobre 2008 

 Riprendiamoci lo sciopero Venezia - In 10mila si riprendono il Ponte della Libertà

 


"Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città", questo è lo slogan del corteo cittadino che oggi da P.Le Roma attraverso il Ponte della Libertà raggiunto Mestre, la terraferma. Da lì si tornati indietro.
"Una prima vittoria" - dichiarano gli studenti - "è la conquista di poter passare sul Ponte della Libertà, che l’11 ottobre scorso era stato negato".
Già 3.000 le persone al concentramento intorno alle ore 10.00. Sullo striscione di apertura è stata disegnata un’onda con la scritta "Nemmeno il Mose ci può fermare" firmato dal movimento studentesco universitario.
Quando si è iniziato a percorrere il ponte si contavano più di 10.000 presenze.
Studenti medi e universitari, ricercatori, dottorandi e docenti che si sono ripresi il diritto di manifestare sul Ponte della Libertà.
Il corteo è poi confluito a Parco San Giualiano dove si è svolta un’assemblea.

Foto manifestazione Venice Marathon Venezia, 2008-10-27 - submitted by Mauro Bastianini0 comment(s)
CNR Università e scuole uniti contro i tagli

noi da buoni FANNULLONI si manifesta di domenica...
da guardare esclusivamente durante la pausa pranzo
vedi mai...
http://picasaweb.google.com/ismar.venezia/ManifestazioneVeniceMarathon#

Addio alla scuola dell' ultima valle Venezia, 2008-10-27 - submitted by Alberto Fiorin0 comment(s)
Articolo di Paolo Rumiz su una scuola di montagna destinata alla chiusura: da Repubblica di domenica 26 ottobre PRATO CARNICO - Scendevano a piedi nella neve dalle frazioni più lontane, con l' abbecedario e la legna da ardere per la classe. Arrivavano magari a digiuno, morti di fame, ma con la legna sempre. Al tempo della miseria la valle aiutava la scuola; per la scuola combatteva il fascismo e le curie oscurantiste rivendicando il diritto alla cultura. Stava lontano da Dio e dagli uomini, nelle ultime Dolomiti friulane, ma già un secolo fa era la più alfabetizzata delle Alpi, con l' ottanta per cento che sapeva leggere, scrivere e far di conto. Un posto che ha ben seminato, e oggi vanta una percentuale di laureati tra le più alte d' Italia. Val Pesarina è il suo nome, e per capire bisogna andarci. è Carnia profonda, ma sembra Svizzera. Prati sfalciati, casette linde con tetti a spiovente ripido e un ticchettio di orologi a pendolo che esce da secoli di raffinata artigianeria. Una storia da leggenda. Nell' Ottocento i boscaioli-orologiai leggevano I miserabili di Victor Hugo e riempivano le case di libri, nel Novecento gli emigranti tornavano dal mondo pieni di idee di libertà. Non mollarono mai, né con Mussolini né poi. Dopo la Resistenza furono isola socialista nel cuore del Friuli parrocchiale. Negli anni Settanta, per combattere l' isolamento, costruirono la prima elementare a tempo pieno d' Italia, accorpando classi elementari in una rete-modello. E oggi? Fine della storia, si chiude baracca. La democrazia azzera ciò che nemmeno il fascismo riuscì a distruggere: l' autonomia dei territori. Il nuovo verbo è accorpare, omologare, centralizzare. Secondo il governo di questo Paese le piccole scuole di periferia devono traslocare perché costano troppo e, poiché metà della provincia italiana è fatta di montagne, dovrà scendere a valle la montagna, e con essa l' elementare "Aulo Magrini" della Val Pesarina, ex Casa della gioventù littoria di Prato Carnico, ventitré allievi divisi in due pluri-classi, ultimo presidio culturale rimasto di una magnifica comunità che ebbe dalla Repubblica di Venezia e dall' Impero asburgico specialissime autonomie. Ma Prato Carnico e la sua valle - con la sua storia e i suoi paesi, più autentici di qualsiasi zuccheroso borgo sudtirolese - altro non è che il segno della sconfitta della montagna italiana in generale. Una montagna che è stata più ricca, evoluta e alfabetizzata della pianura, e oggi non conta più nulla, nonostante l' emergenza idrogeologica del Paese. Alla faccia del federalismo. Li abbiamo incontrati nel loro mondo semplice di pennaiuoli, abbecedari e tabelline, i ragazzi dell' ultima valle, in una sfolgorante giornata d' autunno. Eccoli: i più piccoli hanno appena finito lezione di matematica e stanno costruendo una diga con terra e acqua. Altri giocano al "cacciatore e la volpe" nel campetto sul lato della cucina. Ragazzi puliti, svegli, lontanissimi dai bambini stressati della metropoli, si inseguono a perdifiato, ruzzolano a terra, si spolverano i pantaloni sulle ginocchia e riprendono a correre. «Sai da cosa distingui i ragazzi di campagna e di città?», chiede la maestra Elsa Martin, nata e cresciuta in questa valle. «Li distingui da come sanno cadere. Questi rotolano, vanno giù morbidi anche sul cemento. Quelli di città sono pieni di lividi perché non mettono nemmeno le mani avanti, usano le dita solo per i videogiochi~ è il segno che non esplorano, sono saturi di tv e impediti a crescere liberi da un parentado vecchio e iperprotettivo». L' Italia ha perso l' uso delle mani. Te ne accorgi qui, dove i bambini sono affamati di manualità e la sera tornano a casa sporchi di fango.Le malghe sui prati alti, sopra il bosco. L' incendio giallo dei larici e il rosa delle dolomie sul lato di una montagna incantata chiamata Clap Grande. In quota le marmotte pronte al letargo e, sui boschi oltre Pesariis, i cervi nella stagione degli amori. Di notte li senti, sopra la chiesa; lanciano richiami cavernosi che mettono i brividi. I ragazzi della scuola conoscono bene la geografia di questo mondo perché arrivano ogni giorno dalle frazioni più disperse. Posti dove i cognomi finiscono per consonante - Rupil, Martinis, Puntil - e i paesi portano nomi antichi come Osais, Truja, Avausa, Pieria, o la misteriosa Pradumbli. Sulle erbe di montagna - in friulano locale "jerbas di cjanal" - i ragazzi e gli insegnanti hanno fatto un lavoro a tappeto: hanno raccolto piante, ricette, proverbi dei nonni, testimonianze dei più vecchi, testi di botanica, parole locali quasi dimenticate. Risultato: oggi in Pesarina sono i bambini che insegnano agli adulti la flora alpestre, e non il contrario. Sono loro a spiegarti che la "lenga di vacja", o salvia selvatica, va infarinata e fritta con lo strutto. Nei vent' anni che è stata qui, Adele Nardelli, laziale, ex direttrice didattica della zona con base a Ovaro, in Val Degano, ha assistito a una vera e propria «falcidia demografica». Culle vuote, con anni segnati da due o addirittura una sola nascita. Cosa logica, si è subito cominciato a parlare di accorpamenti. «Se si è troppo pochi - ammette l' insegnante - in classe ci si annoia, mancano stimoli esterni, cade la competizione positiva fra i ragazzi». Ma è anche vero che se si accorpa con provvedimenti calati dall' alto, «si sradicano i ragazzi dal loro ambiente». Conclusione: serve una via di mezzo sperimentale che tenga conto di novità come la teledidattica oppure il pendolarismo con altre scuole su alcuni moduli di insegnamento. L' attuale direttore Riccardo Carrera conferma: in posti così la scuola «fa comunità» ed è, in assenza d' altro, l' unico fattore di attività esterne. Se finisce, si rompe una diga. Una scuola che chiude è come una campana che rintocca e ti dice che è tempo di far fagotto per sempre. Qui lo sanno bene. La storia è cominciata vent' anni fa, con l' apertura dei primi supermercati giù in pianura. Lentamente, l' economia periferica ha perso forza perché l' apparato politico e burocratico pendeva per la grande distribuzione. Così in montagna hanno chiuso i bar, poi le panetterie, le farmacie, le latterie sociali e le sezioni dei partiti. Alla fine anche i preti se ne sono andati perché la curia aveva cominciato, con la stessa logica, ad accorpare le parrocchie. è stato peggio, molto peggio dell' emigrazione. In pochi anni i paesi si sono trovati senza punti d' incontro, i giovani se ne sono andati ed è cresciuta la rabbia contro la politica. Una rabbia irreversibile, la stessa che ha generato la Lega Nord nella sua fase iniziale, rivoluzionaria, secessionista e anticlericale. In quarant' anni le scuole elementari della valle sono passate da cinque a una. Ma la scuola non è che l' ultimo sintomo di una peste silenziosa che desertifica la montagna per trasformarla in serbatoio idrico delle metropoli, parco a tema per gitanti domenicali o spazio di transito per superstrade e ferrovie veloci. «Se muore la scuola, muore la comunità», taglia corto Niccolina Miccoli, insegnante elementare in pensione e indomita partigiana del tempo pieno negli anni in cui prese piede in Italia. Ha un' idea chiara di cosa significherebbe il trasloco nella sezione maggiore di Ovaro. «La gente direbbe: bisogna spostarsi sei chilometri più a valle, ma perché devo andarci se anche lì fatalmente la scuola comincerà a far acqua? Tanto vale portare i bambini fino in pianura. Ma allora, a questo punto, mi conviene traslocare anche a me». A Roma non hanno la minima idea dell' effetto-valanga che un provvedimento del genere avrebbe sulla presenza dei comuni in campo sociale. «Qui in Pesarina la mensa della scuola elementare cucina anche i pasti a domicilio per gli anziani non autosufficienti», ricorda Erica Gonano, giovane e brava assessore alla cultura del Comune di Prato Carnico. «Se chiude la scuola, finisce anche quel servizio che finora abbiamo svolto a costo quasi zero. Ma vaglielo a spiegare a Roma». Una volta lo Stato c' era. Eccome se c' era, racconta la Miccoli. Per risolvere l' isolamento di alcune scuole si facevano assemblee cui partecipava tutta la popolazione, il sindaco, il provveditore agli studi, il parroco; la gente non se ne stava chiusa in casa a guardare la tv. «Per tenere alto il livello culturale della valle, bloccare l' analfabetismo di ritorno e monitorare il territorio a partire dalla scuola, fu inventato il Csep, centro sociale di educazione permanente, aperto a tutti, adulti e anziani compresi. Per due lire in più furono gli stessi insegnanti a fare il lavoro, che ebbe costo zero ma risultati straordinari~ Qui abbiamo lavorato duro per decenni, senza mai guardare l' orologio, non posso accettare che mi vengano a dire che noi, proprio noi siamo diventati un costo. E soprattutto non posso più assistere allo scempio che ogni nuovo ministro fa appena va al potere, come se tutti i suoi predecessori fossero degli imbecilli». Qua la scuola ce l' hanno nel dna. Già nel Settecento la gente pagava per avere un maestro. Alla fine dell' Ottocento la Carnia aveva, in percentuale, il record di scuole femminili del Regno. Le case di frazioni come Pradumbli sono vere e proprie biblioteche che, se l' Italia fosse un Paese normale, andrebbero dichiarate patrimonio sotto tutela. Su uno degli orologi meccanici che la Solari - la famosa ditta nata in valle che ha automatizzato i tabelloni orari negli aeroporti di mezzo mondo - ha piazzato nelle strade di Pesariis, il quadrante è diviso in tre parti: otto ore per il lavoro, otto per il sonno e otto per lo studio. Giulio Magrini, ex politico, ex socialista e figlio dell' Aulo cui è dedicata la scuola di Prato Carnico, ricorda che nel 1944, in piena resistenza, la zona libera della Carnia lavorò per rimettere in piedi la scuola e in assenza di testi che non fossero fascisti, adottò il libro Cuore per decreto della giunta di Ampezzo. Dolores Martin ha novantuno anni ma una memoria di ferro e mi scruta con occhi che passano continuamente dalla tristezza a un' ironia allegra. Sua madre e suo marito furono insegnanti elementari della valle, e nelle sue parole c' è un secolo di storia. «Quanta fame c' era. Le classi erano piene di affamati. Prima di interrogare un bambino la mamma chiedeva sempre: hai fatto colazione oggi?». I ragazzi venivano a piedi da lontano, da frazioni come Tuja o Sostasio, con la legna per scaldare la classe. Tutti sapevano che la scuola era importante. Poi i ragazzi divennero soldati e partirono per la guerra, e Dolores, che lavorava all' ufficio postale, vedeva l' ansia delle madri in attesa di una lettera. La Russia fu tremenda, non tornarono in diciassette. «Mio marito fu maestro per quarant' anni, e si aspettava come tutti la medaglia d' oro dello Stato. Ma lo Stato ci disse che non ci sarebbe stata medaglia, perché in quei quarant' anni erano stati computati la guerra e la prigionia. Ce lo scrissero per lettera, con tassa a carico del destinatario». - PAOLO RUMIZ
Bellissima protesta alla Venice Marathon Venezia, 2008-10-22 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
dalla materna, all'universtità e alla ricerca la manovra tremonti-gelmini non passerà
Bellissima e partecipata protesta stamattina a Venezia, in Riva dei 7 Martiri, all'arrivo della Venice Marathon.
 
   Le giovani ricercatrici e ricercatori precari dell'ISMAR-CNR - che ha sede proprio lì - hanno organizzato la protesta contro i tagli della manovra economica del governo (la stessa legge 133) che colpiscono anche la ricerca pubblica (mentre la ricerca privata a sostegno delle grandi opere inutili e dannose ottiene tutti i fondi della legge speciale per venezia: vedi Consorzio Venezia Nuova e Mose) ed hanno invitato tutto il popolo della scuola pubblica in lotta in questi giorni.
 
   Trasversale socialmente ed anagraficamente la protesta: ricercatori in camice bianco, bambini delle primarie con i genitori e le maestre, davvero uniche ad intrattenere la protesta con giochi ed animazioni, genitori ... molti anche precari della ricerca o della scuola, universitari in piazza in questi ultimi tre giorni a venezia, studenti medi, docenti e precari della scuola.
 
   Tra musica ed interventi, mentre arrivavano i corridori della Maratona, in una libera assemblea si sono ricordate le scadenze della prossima e cruciale settimana:
 
- domani lunedì 27  assemblee degli universitari all'Accademia alle 10.00 e  San Basilio alle 11.00;
 
 - sempre domani  inizio autogestione al Liceo Artistico di Venezia: alla assemblea è stato ricordato che il piano gelmini-tremonti prevede per questa scuola il taglio delle ore da 40/44 a 32, in pratica la fine dell'istruzione artistica con il taglio delle ore di pittura, scultura e architettura;
- assemblea - sit-in al Liceo Stefanini a Mestre Stefanini e in quasi tutte le altre scuole superiori;
 
- sempre domani alle 17.00 all'incrocio tra Via San Pio X e Via Fapanni a Mestre protesta dei precari della scuola - lavavetri ai semafori;
 
- martedì 28 lezioni in piazza da parte di docenti e studenti;
 
- martedì 28 sera alle 18.00 a San Geremia "candelata" contro il Decreto Gelmini (maestro unico, voti alle elementari e medie, voto in condotta) in approvazione finale al Senato, indetto dal coord. veneziano per la difesa della scuola pubblica;
 
- Giovedì 30 in concomitanza con lo sciopero della scuola, manifestazione a Venezia di studenti medi ed universitari, docenti, genitori ... se passa il decreto 137 si blocca la città.
 
Stefano Micheletti Venezia
 
 
 
 
Importante raccomandazione per domani Venezia, 2008-10-22 - submitted by Mauro Bastianini0 comment(s)
Venice Marathon

Gli organizzatori della manifestazione di domani in Via Garibaldi raccomandano tutti i partecipanti, studenti,insegnanti, genitori e ricercatori di
NON OSTACOLARE il regolare svolgimento della manifestazione sportiva.
Vi ricordo che la richiesta alla questura è stata firmata da una nostra collega precaria ed ogni intemperanza del genere verrà penalmente addebitata a lei.
Spero di vedervi numerosi
A domani
Mauro Bastianini
 

Venice Marathon: domenica 26 presidio per la ricerca pubblica e l'università Venezia, 2008-10-22 - submitted by Alberto Fiorin0 comment(s)
Iniziativa dei ricercatori precari di Ismar-Cnr, Istituto di Scienze marine, che lanciano un'appello di partecipazione a studenti, genitori e cittadini. Portiamo gli striscioni all'arrivo della corsa! PRIMA ASSEDIANO L’UNIVERSITA' E POI GLI ENTI DI RICERCA! Il decreto Brunetta mette a repentaglio non solo singoli posti di lavoro ma mina alla base il fondamento della cultura e dello sviluppo italiano, la RICERCA PUBBLICA … In concomitanza con la Venice Marathon, scendiamo in piazza per dire i nostri SI’ ALLA RICERCA PUBBLICA ALL’IMPIEGO VIRTUOSO DEI CERVELLI CHE L’ITALIA PREPARA ALL’INVESTIMENTO IN UNA RICERCA PUBBLICA COMPETITIVA A LIVELLO EUROPEO ALL’ACCESSO ALLA RICERCA TRAMITE CONCORSO …E FATELI QUESTI CONCORSI ALLORA! Venite numerosi, ricercatori, studenti (sarete voi i futuri precari!), cittadini RITROVO IN VIA GARIBALDI, VENEZIA, ORE 10 RICERCATORI PRECARI DI ISMAR-CNR – ISTITUTO DI SCIENZE MARINE
Maestra ... disoccupata unica Mestre, 2008-10-22 - submitted by Stefano Micheletti1 comment(s)
Mestre: lunedì 27 ottobre - precari della scuola lavavetri ai semafori

MAESTRA

 

… DISOCCUPATA UNICA

    In tre anni, dall’anno scolastico 2009-10, saranno tagliati 70.000 posti di insegnanti e 43.000 di assistenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari.

   Lo prevede la legge 133 sulla manovra finanziaria del governo Berlusconi e il D.L. 137 sulla restaurazione della maestra unica.  A questi numeri si devono aggiungere i 47.000 posti in meno previsti dalla Finanziaria 2008 dal governo Prodi, in tutto 160.000 posti.

SI TRATTA DI UN VERO E PROPRIO SMANTELLAMENTO DELLA SCUOLA PUBBLICA.

 

   Per fare ciò si aumenterà a dismisura il numero di alunni per classe, si ridurranno le ore di lezione negli istituti tecnici, professionali e nell’istruzione artistica, si toccherà il tempo pieno e prolungato, il sostegno ai portatori di handicap, rivedendo l’assetto ordinamentale dell’intero sistema scolastico.

   A farne le spese, oltre il servizio pubblico naturalmente, saranno i precari: un esercito di quasi 250.000 persone che da anni ed anni lavorano nella scuola, assunti all’inizio dell’anno scolastico e licenziati dopo scrutini ed esami.

 

SOLO PER LA PROVINCIA DI VENEZIA SI PARLA DI 724 DOCENTI E 517 ATA IN MENO.

 

   La ministra Gelmini, di fronte a decine di migliaia di insegnanti precari futuri disoccupati, questa estate, sproloquiava sulle ipotesi di offrire a "una parte di queste persone (...) un'opportunità di lavoro (nel turismo) in un contesto di rilancio del sistema Paese".

 

   Berlusconi continua a ripetere, MENTENDO, che nella scuola non ci saranno licenziamenti.   In realtà a perdere il posto saranno decine di migliaia di precari: maestri e maestre, professori e professoresse, collaboratori scolastici ed amministrativi.

 

NELLA SCUOLA OGGI UNO SU CINQUE DEI DOCENTI HA UN CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO E ADDIRITTURA UNO SU DUE DEL PERSONALE ATA E’ PRECARIO.

Si tratta di persone che dopo anni ed anni di lavoro nella scuola saranno buttate sulla strada, senza ammortizzatori sociali di sorta.

 A fare le guide turistiche o gli animatori? A fare i lavavetri ai semafori?

 

LUNEDI’ 27 OTTOBRE A MESTRE

Ore 17.15 all’incrocio tra Via san Pio X e Via Fapanni

 

performance della protesta creativa

 

 i precari della scuola si travestono da lavavetri ai semafori, a segnalare il futuro occupazionale incerto per migliaia di persone e le loro famiglie.

 

Venezia, 24 ottobre 2008

RETE ORGANIZZATA DOCENTI E ATA PRECARI

 

 

Anche a Venezia una notte per la scuola pubblica Venezia, 2008-10-22 - submitted by Alberto Fiorin0 comment(s)
Grande partecipazione, emotiva e numerica, in occasione della notte bianca per la scuola pubblica del 15 ottobre Mercoledì 15 ottobre, una notte per la scuola pubblica: tanti, chiassosi e colorati Una folla vivace e variopinta ha partecipato ieri all’iniziativa “Una notte per la scuola pubblica” promossa dall’Assemblea delle Scuole di Bologna e organizzata in sette diverse scuole elementari di Venezia. Genitori, maestri, bambini e financo nonni si sono fermati - dopo il suono della campanella - a vivere e riempire gli spazi scolastici in maniera costruttiva, creativa e gioiosa per testimoniare la ferma opposizione al decreto Gelmini che vuole ridurre drasticamente il tempo scuola. Le modalità sono state differenti: nel Consiglio di Circolo San Girolamo ognuno dei sei plessi si è organizzato autonomamente creando dei momenti collettivi di conoscenza reciproca e di discussione tra genitori – oltre ovviamente ai laboratori e giochi per i piccoli – nel Circolo Diaz si è privilegiato un unico momento collettivo allargato, all’interno della sede centrale. In entrambi i casi il successo e il gradimento sono stati evidentissimi: ai momenti assembleari di informazione si sono sovrapposte letture animate, laboratori espressivi, laboratori di fumetto, di collage, laboratori di fotografia, di origami, spettacoli di burattini, concerti musicali. Tutti realizzati sfruttando le proprie forze interne, coinvolgendo le singole professionalità di genitori e operatori che si sono offerti nel rendere unico questo pomeriggio (e serata) di discussione, divertimento e riflessione. La risposta è andata sicuramente oltre le più rosee previsioni: a dispetto dei tempi di organizzazione veramente risicati, si calcola che ben più di mille persone abbiano animato i diversi appuntamenti cittadini in un clima di cordialità e di distensione, pur nella giusta preoccupazione per un futuro difficile della scuola. La notizia di queste iniziative è risuonata anche via etere dato che la trasmissione Caterpillar di Radio Due ha dedicato la puntata a questa notte bianca con interviste in diretta telefonica ad alcuni genitori veneziani che si trovavano all’interno delle strutture scolastiche. Le cene organizzate dai genitori sono state apprezzatissime, in alcuni casi veri e propri manicaretti, ed hanno concluso degnamente la serata. Poi, pulizie accurate e... tutti a nanna. I genitori e gli insegnanti delle scuole San Girolamo, Manzoni, Diaz, Duca d’Aosta, Zambelli, Renier Michiel e Canal hanno quindi voluto dare un segnale alla cittadinanza: questa riforma non ci piace, no ai tagli alla scuola pubblica. E i bambini hanno aggiunto: le nostre maestre sono già uniche...
Lettera aperta ai genitori da parte del Foscarini Venezia, 2008-10-22 - submitted by Alberto Fiorin0 comment(s)
Dagli insegnanti e dagli educatori della scuola elementare, media e superiore del Convitto Foscarini di Venezia un inusuale ma toccante appello alla riflessione Gentili genitori, utilizziamo questo mezzo insolito per condividere con voi la nostra preoccupazione. Insolito è il mezzo perché è insolita e grave la situazione in cui ci troviamo. Sicuramente vi sarà giunta notizia, da più parti d’Italia, dello sconforto con cui insegnanti, studenti e molti genitori hanno accolto le non buone nuove riguardanti la riorganizzazione della scuola che passa sotto il nome di riforma Gelmini. Sia ben chiaro che la nostra non vuole essere una presa di posizione politica, ma quello che ci spinge oggi, e non prima, a scrivervi, è che tale decreto (137) potrebbe implicare la fine della scuola come luogo di educazione e formazione critica ed aperta. In realtà, a ben vedere, non si tratta nemmeno di una vera riforma, che alla luce della complessità della società attuale, magari avrebbe avuto un senso nell’indicare come e con quali priorità educare i giovani al loro futuro di cittadini e parte attiva della società. Di questo, magari, si sentirebbe il bisogno. Ma il decreto legge- tra l’altro strumento per nulla attento al dialogo con noi operatori della scuola e quantomeno frettoloso ed arbitrario- in realtà, dietro una facciata di semplificazione, presenta solo drastici tagli. Ci preoccupa molto l’idea di un tempo scuola decurtato (art.4), una formazione abbreviata, che non può tener conto delle esigenze di apprendimento, dei bisogni degli allievi e delle loro famiglie. La scuola non è più da tempo solo “leggere, scrivere e far di conto” e le giovani generazioni di alunni hanno bisogno di nuove competenze. Il tempo scolastico non è solo la somma di proposte, ma un tempo formativo, di qualità, capace di proporsi come esperienza organica e sensata. Nella scuola elementare si passerà dalle attuali 27-30 ore, a sole 24 ore. E’ previsto che tagli analoghi riguardino anche gli altri ordini di scuola. Ciò comporterà che difficilmente si potranno realizzare esperienze di recupero, arricchimento, laboratorio… Ci preoccupa, per la scuola elementare, l’assegnazione della classe ad un solo maestro inevitabilmente tuttologo (art.4). In una società complessa questo è un anacronismo e un regresso. Una scuola che orienta, capace di dare conoscenze utili per la vita, è il frutto di un lavoro di equipe (come si è sperimentato dal 1990) in cui le competenze, le specificità di più docenti si integrano al meglio per fornire ai ragazzi un percorso formativo organico e continuativo. Ci preoccupa il ritorno alla valutazione in decimi (nella scuola elementare e media) perché è la via per cancellare l’idea di valutazione formativa. La valutazione è un elemento sensibile del processo formativo; guarda ai percorsi più che ai prodotti, ai soggetti più che alle singole performance; mira a orientare il processo di apprendimento e a modificare l’azione educativa quando necessario. E’ fatta di documenti, prove ed errori, di autovalutazione. Insinuare l’idea che tutto si riduca ad un numero, oltre che un’illusione pericolosa, costituisce una semplificazione foriera di effetti di esclusione e selezione. Ci preoccupa la valutazione in decimi (in tutti gli ordini di scuola) anche per il comportamento (art.2). Essa viene posta in relazione con l’esigenza di fermare gli atti di prevaricazione e bullismo che quotidianamente ci sono segnalati dai media. Riteniamo che la strada da perseguire per restaurare il rispetto degli alunni verso le regole della convivenza e verso gli insegnanti non sia affatto l’intimidazione e la minaccia del cinque in condotta. Siamo favorevoli alla valorizzazione dell’Educazione alla Cittadinanza e Costituzione (art.1). Ci preoccupa, infine, anche il possibile taglio al numero degli educatori perché esso comporterebbe un impoverimento dell’offerta formativa. Siamo, insomma, vivamente preoccupati: dove si formeranno i bravi cittadini? Dove saranno potenziate le capacità dei nostri ragazzi? In che modo potremo contribuire a sviluppare armonicamente la loro personalità ed aiutarli a valorizzare il meglio che ciascuno ha da dare? Su questi temi vi invitiamo a riflettere a discutere con noi.
Chi vuole distruggere l'istruzione artistica? Venezia, 2008-10-22 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
dall'assemblea sindacale del liceo artistico di Venezia
          • ai collegi docenti e alle RSU di tutti i Licei Artistici e degli Istituti d’Arte del Veneto

 

CHI VUOLE DISTRUGGERE L'ISTRUZIONE ARTISTICA?

 

   L’ASSEMBLEA SINDACALE del personale docente ed ATA del Liceo Artistico di Venezia, riunita il 9 ottobre 2008 per discutere sullo schema di piano programmatico del M.I.U.R di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in attuazione dell’art. 64 della legge 6 agosto 2008, n. 133, oltre a valutare con preoccupazione provvedimenti di tipo economico che toglieranno alla scuola in tre anni circa 8 miliardi di euro, con pesanti tagli agli organici e alle risorse, intende lanciare un grido d’allarme a tutto il mondo della cultura, perché si intravede nella legge sulla manovra economica anche un vero e proprio smantellamento dell’istruzione artistica.

 

   A pag. 8 di tale schema di piano, infatti, nella parte riservata alla revisione degli ordinamenti scolastici, revisione che sarà attuata per via amministrativa e senza passare per il dibattito parlamentare, si dice: “Per i licei artistici e i licei musicali e coreutici l’orario obbligatorio di lezione sarà di 32 ore settimanali, con conseguente revisione dei quadri orario previsti dagli allegati al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226”.

   

   Già i quadri orari previsti per i licei artistici da tale decreto, di attuazione della legge n. 53/2003 – altrimenti detta legge Moratti – congelato dalla precedente gestione Fioroni del Ministero fino a questo anno scolastico, rappresentavano una consistente riduzione delle ore curricolari delle discipline artistiche e di laboratorio, ora, con una ulteriore riduzione a 32 ore, si snaturano completamente le caratteristiche dell’attuale Istruzione Artistica.

   Attualmente al Liceo Artistico sperimentale “Michelangelo” le ore settimanali sono 40, mentre all’ordinamentale sono 40/44.

   Con un monte ore settimanale ridotto a 32 ore, con il taglio straordinario presumibilmente delle ore delle Discipline Pittoriche, Plastiche e Geometriche (come già era previsto dal Decreto Legislativo n. 226/2005), che sono le aree di indirizzo del liceo,  non è possibile alcuna attività legata al fare artistico.

   Nel citato schema di piano poi, a cui devono seguire regolamenti applicativi, non è fatto cenno alcuno agli attuali Istituti Statali d’Arte.

   Gli I.S.A. rischiano o di passare alla formazione professionale regionale, ma la specificità delle attuali sezioni delle arti applicate degli I.S.A. (vetro, decorazione pittorica, ceramica, tessuto, oreficeria, architettura, stampa, decorazione plastica, etc.) non potrebbe, nemmeno in parte, trovare spazio nei corsi triennali o quadriennali regionali dell'istruzione e formazione professionale, che sviliscono l'aspetto culturale e progettuale delle “Arti Applicate”, oppure confluire nei licei artistici, perdendo però la loro peculiarità, legata all’artigianato artistico.

 

         L’Assemblea esprime totale contrarietà a tali ipotesi che distruggono la cultura e l'istruzione artistica, in un paese che da solo possiede gran parte del patrimonio artistico mondiale, e si chiede quale potrà essere il futuro per i giovani che con passione vorranno avvicinarsi al mondo delle arti.

 

   L’assemblea propone agli altri Licei Artistici ed I.S.A. del Veneto di organizzarsi in coordinamento per rendere viva, attraverso il confronto e la riflessione, la proposta e l’azione sui temi della scuola come patrimonio collettivo.

   Scopo di questo coordinamento dovrà essere l’informazione rivolta ai genitori e agli studenti, per invitare il mondo della cultura e dell’arte, l’opinione pubblica alla mobilitazione prima che questi disegni diventino regolamenti applicativi.

  

   Un primo momento potrà essere l’organizzazione di un convegno sull’istruzione artistica, da tenersi a Venezia nelle prossime settimane, invitando l’Accademia delle Belle Arti, l’istituto Universitario di Architettura di Venezia, gli enti locali, e gli esponenti del mondo dell’arte e della cultura.

Venezia, 13 ottobre 2008

 

 

apre il blog veneziano Venezia, 2008-10-22 - submitted by blogger0 comment(s)
almeno ci proviamo

stiamo preparando il blog del coordinamento veneziano per la difesa della scuola pubblica