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Chi siamo, dove vogliamo andare

by Carlo Avossa last modified 2010-10-03 21:29

 

Chi siamo? Da dove veniamo?

Siamo genitori ed insegnanti. All'indomani del varo della L.53 (la cosiddetta "Riforma Moratti") genitori ed insegnanti, uniti per la prima volta in Italia, si dissero che la scuola pubblica, quella veramente pubblica, quella della Costituzione, della nostra Repubblica, non poteva finire in quel modo che volevano Moratti e Bertagna. Così, noi, genitori ed insegnanti, pensammo di resistere, per dignità e non per odio, per costruire e non per distruggere.

Per farlo ci mettemmo in rete, adoperando uno strumento che nei movimenti mondiali stava prendendo il sopravvento: internet. Fu un fermento di idee, attività, che si richiamavano ad un comune denominatore: il cercare di fare una buona scuola. Fummo tra i pochi, in Italia a provare di inventare un nuovo alfabeto della politica, puntando sull'amore (per la scuola pubblica) e provando a fare partecipazione civile, nella costruzione dal basso della Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola della Repubblica, facendo proposte e progetti quando non li faceva nessuno. Siamo stati quelli che non hanno mai escluso nessuno, sempre promosso il dialogo.

I nostri sforzi difensivi del tempo pieno non erano una difesa gretta dell'esistente, ma il tentativo di propagare l'idea di una scuola dove ci fosse la "felicità sottobanco".

Una scuola che fosse bello vivere, in cui genitori ed insegnanti fossero alleati, che fosse il luogo dove una comunità si riconosce, si ricostruisce, si ascolta. Il luogo dove i bambini ed i ragazzi potessero crescere, diventare sè stessi, costruirsi le capacità per essere cittadini della Repubblica, costruirsi gli strumenti per leggere e scrivere il mondo.

Veniamo anche dall’esperienza della costruzione della Legge di Iniziativa Popolare: un laboratorio politico per costruire una nuova scuola, con assemblee in tutta Italia, discussione di base sul senso della scuola. Un’idea idea di alta democrazia e partecipazione, tradita dai partiti politici.

Poi, sappiamo tutti come andarono le cose: arrivò la stagione di Fioroni e del PD, la disgregazione totale nel mondo della scuola, l'alterazione genetica delle idee di progresso e di buona scuola. Fioroni e Bastico, ai posti di comando della scuola, fecero diventare buono ciò che era cattivo, sdoganarono le idee morattiane di scuola classista e duale; il popolo della scuola, da allora, cominciò a domandarsi se allora non fosse un po' giusto quello che la Moratti predicava, visto che era stato accettato da chi diceva di rappresentare lo stesso popolo della scuola.

E così siamo arrivati ai giorni nostri: i giorni della disgregazione, della perdita dell'identità del ruolo della scuola della Repubblica, i giorni in cui la Costituzione che la istituisce viene continuamente stracciata da chi ne infrange l'articolo 33 che recita che le scuole private possono esistere, ma "senza oneri per lo Stato".

Quelli che stracciavano l’articolo 33 dicevano di rappresentare noi, che difendevamo la scuola della Costituzione: cominciarono a parlare di sprechi, di fannulloni, a tagliare posti e risorse economiche alla scuola dello Stato ed elargire denari a palate alle scuole private.

Tutto questo ha preparato l'ascesa al potere di una destra aggressiva e decisa a denaturare completamente ed irreversibilmente il ruolo della scuola pubblica, così come fu concepito e disegnato dalla Costituzione. Sono contro la Costituzione i progetti del Ministro Gelmini: una scuola-azienda governata in modo antidemocratico, che differenzierà scuole "buone" dei ricchi e scuole "cattive" per poveri. Il contrario di quello che pensavano i padri costituenti.


Dove vogliamo andare? Che cosa vogliamo?

Noi vogliamo ancora costruire. Non ci limiteremo a difendere l'esistente: limitarci a quello, non lo abbiamo mai fatto e non lo faremo mai.

Difenderemo sì la scuola della Repubblica, ma non cesseremo di costruire il nostro progetto di scuola dove ci sia la felicità sottobanco, costruendo nei nostri gesti quotidiani, nel nostro impegno di insegnanti o genitori partecipi, le pratiche di buona scuola. Didattica meno frontale, attenzione al contesto, democrazie nelle scelte, Consigli di Istituto partecipati e consapevoli, autovalutazione di Istituto sono alcuni dei i nostri obiettivi pratici.

Questa è la nostra Resistenza. Come quella contro il fascismo che generò la Costituzione repubblicana, anche questa Resistenza ha in sè i germogli della nascita del nuovo.

Ed è da questo tipo di resistenza che vogliamo partire per far sì che insegnanti e genitori che si occupano di scuola si trovino ancora, si parlino, che ricostruiscano una rete, e da questa rete parta un nuovo movimento che da un lato contasti i progetti di alterazione irreversibile dello spirito costituzionale della scuola, e da un altro costruisca la nuova scuola possibile, la buona scuola. Ecco dove vogliamo andare. E ci vogliamo andare in autonomia dai partiti, parlando a tutti ma senza lasciarci incantare da chi ha ridotto la scuola alle soglie del disastro.

Questo vogliamo noi, popolo della scuola, che non sa più di essere un popolo. Dobbiamo farci ascoltare, non vogliamo più solo ubbidire ed andare là dove un sistema politico corrotto (o se va bene sordo e cieco) ha trascinato la scuola della Repubblica.

 

E tu che leggi, vuoi partecipare a questo progetto?