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Sui BES, il MIUR fa una mezza retromarcia

by Carlo Avossa last modified 2013-12-07 23:03

Con una Nota del 22 novembre 2013, il MIUR "chiarisce" che molte indicazioni emenate nella Direttiva con cui istituiva l'idea dei Bisogni Educativi Speciali non sono quelle che tutti hanno capito. Come molti, è stato certamente frainteso...

Il 22 novembre 2013, in una nota del MIUR indirizzata ai Direttori Regionali ed ai Dirigenti Scolastici d'Italia, si forniscono "ulteriori indicazioni e chiarimenti" sulle disposizioni già emanate nel 2012 a proposito dei cosiddetti "Bisogni Educativi Speciali" (BES).
Quella dei BES è un'idea del tutto aberrante, priva di riscontro nelle scienze della formazione, che accomuna tutti gli alunni in difficoltà a scuola. Per il MIUR, siano essi disabili, o non italofoni, o dislessici, o semplicemente alunni che fanno fatica a imparare, sono tutti alunni con BES.
L'idea, nata per risparmiare sugli insegnanti di sostegno, ha suscitato nella scuola un vespaio di polemiche.
La nota del 22 novembre 2013 fa una parziale retromarcia, disinvolta e a tratti spregiudicata.
Essa dice che in base alle norme in vigore è necessaria l'individualizzazione dell'insegnamento e perciò la teoria dei BES richiede la "personalizzazione".
Peccato che "individualizzazione" e "personalizzazione" non siano sinomini e che il secondo termine alluda espressamente alla filosofia personalistica, di matrice integralista cattolica.
E questa era la premessa: una bella giravolta, non c'è che dire.

E poi iniziano le marce indietro.
Mentre il MIUR, con la Direttiva del 2012, istitutiva dei BES, fu abbastanza chiaro nel dire che tutti gli alunni "con BES" avrebbero dovuto avere un Piano Didattico, appunto, Personalizzato (PDP), adesso, con la nota del 22 novembre 2013 precisa, senza tema di entrare in contraddizione con se stesso, che negli alunni ci sono difficoltà più stabili e altre passeggere, ma per nessuno di questi, tranne che in casi particolari, si dovrebbe redigere un PDP, mentre solo per gli alunni con disturbo diagnosticato la scuola deve farlo: prima marcia indietro.

Ancora: la Direttiva del 2012 stabilì che anche gli alunni in difficoltà con la lingua italiana perchè parlanti altre lingue erano alunni "con BES"? Ecco che il MIUR assicura che anche per loro il PDP va adottato solo in via eccezionale, che si tratta di "neo arrivati in Italia, ultratredicenni, provenienti da Paesi di lingua non latina". Seconda retromarcia.

La Direttiva del 2012 aveva anche stabilito che le scuole dovessero costituire un Gruppo di Lavoro per l'Inclusività che trattasse tutti insieme i temi degli alunni "con BES". I lavori di questo gruppo sarebbero dovuti essere finanziati dai fondi delle scuole.
Peccato che nella realtà non ci siano risorse finanziarie per farlo.
Ma ecco che il MIUR, dopo aver tagliato i fondi, se ne accorge e dice nella Nota del novembre 2013 che, per gli Istituti Scolastici, finanziare i lavori del Gruppo per l'inclusività è solo un "suggerimento operativo". Qui un po' c'è la retromarcia, ma di più la sensazione che il MIUR prenda in giro le scuole e strapazzi la logica.

Inoltre, mentre nella Direttiva del 2013 si adombrava l'ipotesi che dovessero essere gli insegnanti ad individuare "casi" BES e per questo prevedeva adeguati corsi di formazione, oggi il MIUR sottolinea che "non è compito della scuola certificare" l'esistenza dei BES. E dei corsi, nemmeno l'ombra.
Infine, il MIUR prevede un'intricata rete di organismi che dovrebbero occuparsi di BES: i Centri Territoriali per l'Inclusione, i Centri Territoriali di Supporto, i Gruppi di lavoro Interistituzionali. Oggi ne promette la riorganizzazione, istituendo anche una rete di scuole-polo per l'inclusione. Si suppone: tutto a costo zero.

In realtà, tutto questo discorrere attorno ai BES vuole celare una triste realtà: gli insegnanti di sostegno sono pochi, sempre meno, e non riescono più a occuparsi di tutti gli alunni con disabilità. La scuola, priva di mezzi e risorse, non riesce più a seguire gli alunni che fanno più fatica degli altri.
Il grande carnevale dei BES seve per mettere tutti gli alunni in difficoltà in un unico calderone affinchè le loro sorti possano essere affidate ad un unico calderone di insegnanti, sempre in minor numero, con meno sostegno, con più classi, più alunni, meno tempo.

Per questo le accomodanti e contraddittorie retromarce del MIUR non devono trarre in inganno. Il MIUR ha capito che non può far passare immediatamente le pratiche dei BES perchè la scuola, semplicemente, non ce la farebbe a seguirle, per dissanguamento organizzativo. Allora allenta il laccio. Ma la filosofia di fondo, l'intenzione, è sempre quella, non è cambiata.
E' perciò una retromarcia solo a metà, che non risolve un bel nulla. I BES, purtroppo, ci sono ancora.
E prima o poi il MIUR ritornerà a chiedere cose assurde, con il solo fine di chiedere alle scuole di gestire il disastro che ha provocato.