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Signorsì signore (schiavi intellettuali a scuola)

by Carlo Avossa last modified 2015-06-01 17:18

Con la riforma Renzi della scuola gli insegnanti perderanno la libertà d'insegnamento. Come potranno insegnare il pensiero critico?

La riforma Renzi della scuola modifica in maniera radicale la relazione professionale tra Dirigente Scolastico ed insegnante: mentre al primo assegna poteri inauditi, toglie al secondo ogni tipo di tutela, prima fra tutte quella contrattuale. La riforma Renzi, per esser chiara, specifica che tutte le parti del contratto collettivo di categoria in contrasto con il contratto sono abrogate.

 

Il Dirigente si troverà così a poter agire, nei confronti del docente, al di fuori ed al di sopra di qualsiasi regola: determinerà salario, orario e perfino permanenza nell'Istituto: gli basterà non rinnovare l'incarico triennale ed il docente sarà costretto ad emigrare nell'ambito territoriale o, se non ha la fortuna di trovarvi una collocazione, sul territorio nazionale.

 

Questo potere potrà essere usato dal Dirigente come un'arma di ricatto, anzi lo è di fatto anche se non egli lo userà. Qualunque tipo di comportamento sgradito del docente potrà causare un mobbing o un'estromissione.

A nulla valgono le possibili considerazioni su imparzialità e professionalità dei Dirigenti. Anche tra di essi ci sono quelli che valgono di più e quelli che valgono di meno, ma non è questo il problema. Il problema è che se dai una pistola in mano a qualcuno, prima o poi la userà.

E se tutti sanno che un tizio ha in mano una pistola, ci penseranno più volte, prima di farlo arrabbiare. Anche se la persona armata fosse la più pacifica e tranquilla di questo mondo.

 

Insomma, ci troviamo di fronte ad un evidente vulnus all'articolo 3 della Costituzione: questa condizione è un attentato alla libertà d'insegnamento

 

Quali saranno le conseguenze?

 

Se queste norme non verranno cambiate e se andranno a regime, in capo a qualche anno tutti i docenti potrebbero essere costretti a cambiare il modo di agire, di parlare, infine di pensare.

Potrebbero infatti disporsi all'acquiescenza del pensiero del Capo.

 

Le direzioni che dovrà seguire il Piano dell'Offerta Formativa saranno determinate, ancora una volta, dal Dirigente: in fase di pianificazione culturale i docenti non potranno che seguire il pensiero del Capo.

Di più, il tossico del pensiero unico, dell'autoritarismo e del conformismo potrebbe avvelenare anche la relazione educativa, diventando una specie di metodologia educativa implicita, un valore sottotraccia.

Oppure, se non farà parte della schiera che “corre in soccorso del vincitore”, per dirla con Flaiano, il docente dissidente dovrà tenere nell'assoluto riserbo opinioni che potrebbero essere sgradite al Capo.

Dovrà fare a meno dell'autenticità.

 

In entrambi i casi l'insegnamento dovrà rinunziare alla libertà. La tensione non potrà che riverberarsi all'interno delle classi e le porte delle aule si chiuderanno, forse anche in virtù dei meccanismi premiali di questa riforma.

 

Insomma, gli insegnanti diventeranno una sorta di schiavi intellettuali.

Esecutori di ordini, subordinati del pensiero. Lo spirito critico verrà ritenuto pericoloso.

 

Come si può pensare che una scuola siffatta lo insegni agli alunni?

 

Si insegna ciò che si agisce!