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Oltre l'Invalsi? C'è ancora l'Invalsi

by Carlo Avossa last modified 2014-02-21 19:41

In un'intervista al Corriere, Anna Maria Ajello, neo-presidente dell'Invalsi, dice che vuole rinnovarla. Facendo le stesse cose di prima

 

Ajello, presidente Invalsi, ha rilasciato un'intervista al Corriere in cui riconosce che l'Istituto che presiede non valuta, ma misura.

Ma se è così, allora dovrebbe chiamarsi Istituto per misurazione del sistema scolastico (Inmissi?).

La Ajello paragona infatti l'Invalsi ad un termometro e dice che, dopo la rilevazione della temperatura, ci vuole un medico che interpreti il dato.

Ecco, però la misurazione che fa l'Invalsi non funziona e non può funzionare, perchè il suo termometro è applicato su “malati” di cui l'Invalsi non sa nulla; e non sa nulla nemmeno della malattia da diagnosticare

L'Invalsi presenta un termometro, sempre lo stesso, che misura due temperature (italiano e matematica). Ma potrebbe essere necessario, invece della misurazione della temperatura, magari un altro tipo di rilevazione: non tutte le malattie si diagnosticano con il termometro.

Questo, l'Invalsi, non lo fa.

Confondendo questo dato con la disciplina da testare, la Ajello afferma che se si scopre che saranno da misurare le competenze di cittadinanza, allora l'Invalsi penserà a delle prove specifiche per quello.

Un brivido freddo corre sulla schiena di tutti gli insegnanti. Con quali test si può misurare la competenza di cittadinanza?

Il fatto è che la Ajello non coglie (o forse nasconde) il fatto che la “prova oggettiva” a scuola è impossibile.

In un settore come quello della formazione è impossibile tralasciare la crisi che attraversa, fin dal secolo scorso, il concetto di oggettività. Ma, anche volendo tralasciare la filosofia della scienza -ma una scuola invece dovrebbe sapere interrogarsi di essa e di epistemologia- solo chi è a digiuno di scienze della formazione può pensare che la valutazione non debba essere un fatto intersoggettivo.

Valutare infatti vuol dire attribuire un valore; ed un valore si può attribuire solo partendo da un quadro di norme e riferimenti che sono propri di una collettività. Infatti l'atto valutativo, al pari di tutto il processo di insegnamento-apprendimento, avviene entro un contesto sociale, come ha mostrato Vygostskij. Se un gruppo di persone “conviene” che ad una prestazione, un prodotto o a un comportamento si dà un valore di un certo segno, chi ha il compito di valutare si ispira a ciò che è “convenuto”. Per esempio, solo laddove la lettura viene tenuta in alta considerazione sociale si valuterà negativamente il non aver finito di leggere un libro. Le cose sono anche più complesse: anche se 2+2 fa sempre 4, io posso giudicare il risultato errato come un errore più o meno grave a seconda del contesto in cui esso si è verificato. Se in quella classe c'era per esempio confusione, l'errore potrà più facilmente essere “perdonato”. Di più ancora: nel valutare l'aderenza alla traccia un testo, io posso dare più o meno valore ai “fuori tema” e ciò avviene in base a numerosissime variabili, tra cui le mie convinzioni personali.

Si possono eliminare queste variabili?

No. Ajello non lo sa o finge di non saperlo.

Quando si valuta, occorre tenere presenti tutti questi elementi, che di fatto impediscono di parlare di oggettività delle prove. Se invece un professore o una maestra condivide innanzitutto con i colleghi (ma anche con i genitori e gli alunni) i presupposti, i “valori” in base ai quali valuta, allora possiamo dire che per quella collettività la valutazione è riconosciuta e riconoscibile. E' per questo che l'Invalsi è una bufala, non valuta proprio nulla. Soprattutto perchè valuta solo un prodotto, senza considerare gli elementi di processo o di contesto. Ed è per questo che nessuna valutazione dovrebbe essere fatta da chi è estraneo al processo di apprendimento-insegnamento.