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L'idea demenziale di dare più soldi alle scuole private e di affossare quelle statali

by Bruno Moretto — last modified 2009-09-06 19:09

I dati PISA confermano il basso livello dell'offerta della scuola privata e smentiscono l'accusa di lassismo alla scuola statale

L’attacco alla scuola della Repubblica è cominciato da molti anni, prima con il crescere del disinteresse della classe politica per la scuola, poi con l’affermazione delle tesi confindustriali (vedi Ass. Treelle) sui costi eccessivi della nostra scuola, infine con l’uso strumentale dei risultati dei nostri studenti nelle indagini internazionali (vedi PISA).
Tale situazione ha portato negli ultimi 15 anni a una politica di tagli crescenti e alla proliferazione del precariato (la finanziaria Prodi 2007 prevedeva 14.000 cattedre in meno, in presenza di un aumento di 28.000 studenti; le previsioni sulla finanziaria del nuovo governo sono di tagli per centinaia di migliaia di posti, delle 50.000 assunzioni previste dal Governo Prodi nessuno parla più). Contemporaneamente è cresciuta la campagna di diffamazione nei confronti della scuola pubblica, dalla enfatizzazione dei fenomeni di bullismo scolastico alla diffusione di filmati che “irridono” la funzione docente per finire alla recente fiction trasmessa da Canale 5.
L’ultima polemica riguarda la questione del merito. Lo stesso Ministro Gelmini nella sua audizione alla Camera ha accusato, seguendo la strada del suo predecessore, la scuola di eccessivo egualitarismo e lassismo, ha affermato che è necessario introdurre strumenti di “valutazione oggettiva degli studenti, degli insegnanti e delle scuole”, salvo poi lamentare l’eccessivo numero di insufficienze dei nostri studenti delle superiori e l’elevato tasso di dispersione.
Innanzitutto bisogna chiedersi quale sia il compito il compito assegnato alla scuola dalla Costituzione: dare a tutti un’istruzione di qualità, operando per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..”
I dati della ricerca PISA dimostrano che i nostri studenti di condizioni economico sociali basse raggiungono risultati in linea con quelli degli altri paesi, che il gap dei risultati fra quelli in condizioni peggiori e migliori è fra i più contenuti, che la causa principale dei nostri scadenti risultati risiede nell’arretratezza culturale dei genitori, in particolare nelle zone del sud. Recentemente l’Istat ha reso noto che la metà della popolazione attiva 25-64 anni ha al massimo la licenza media, (48,7%) mentre negli altri paesi più sviluppati questa percentuale è ridotta al 30%, in alcuni è solo il 10%. Occorre poi tenere presente che tale percentuale era altissima: la nostra scuola ha saputo quasi triplicare in 30 anni il numero dei diplomati.
Se la funzione costituzionale è ancora attuale non si può negare che la nostra scuola sia in crisi di identità (come non esserlo di fronte a questa campagna denigratoria ?) e faccia sempre più fatica a reggere da sola l’impatto di generazioni “con le passioni tristi” immerse nella crisi delle società occidentali. La mancanza di riforme che sappiano fornire sostegno e nuovi strumenti di lavoro e analisi accelera il fenomeno di crisi.
I dati però confermano che l’autonomia culturale garantita dal principio della “libertà di insegnamento” ha permesso alla scuola statale di reggere finora tale impatto.
Ne dovrebbe conseguire che occorra rafforzare e migliorare con maggiori risorse materiali ed umane l’azione del nostro sistema scolastico nelle zone più disagiate (sullo stile francese delle “zone de education prioritarie”) e dare gambe al progetto per l’educazione degli adulti. Occorre anche sviluppare un progetto di scuola che sappia tenere insieme equità e qualità.
Niente di tutto questo: il nuovo Ministro parla di sussidiarietà dei privati, di autonomia localistica, di famiglie che chiedono percorsi educativi specifici, di sostegno ai privati.
Si intravede dietro a questa polemica sul merito l’idea di abbandonare l’obbligo costituzionale di garantire a tutti i cittadini una scuola di qualità per favorire, come in Inghilterra, lo sviluppo delle scuole per elite.
Bisogna dire che il sostegno ai privati in Italia, oltre ad essere anticostituzionale è una misura demenziale: sempre PISA dimostra che i risultati degli studenti 15enni delle scuole private italiane sono decisamente peggiori di quelli delle scuole statali per non parlare dell’abisso che hanno rispetto ai risultati di quelli delle private del resto dei paesi sviluppati, che non ricevono finanziamenti pubblici.
Pensare di sottrarre risorse a chi funziona meglio per darle a chi va peggio è una ricetta che può andare bene solo in un paese fuori di testa.

Bruno Moretto, Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Bologna