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L'abbandono del MIUR

by c.a. — last modified 2014-01-19 11:58

Il MIUR lancia un bando per combattere l'abbandono scolastico. Per farlo, mette a disposizione poco più di una mancia per ciascuna scuola. E il modo in cui pensa di contrastare il fenomeno è quasi totalmente sbagliato.

 

Il Decreto Legge “L'istruzione riparte” stanzia 15 milioni di euro, da ripartire in due anni scolastici, allo scopo di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica.

La dispersione è l'abbandono della scuola da parte di alunni in età di obbligo. In Italia il fenomeno ha raggiunto la drammatica cifra del 17,6%.

 

Dei fondi stanziati, il MIUR spenderà 3,6 milioni quest'anno scolastico e 11,4 milioni nel successivo. Poiché vige sempre la clausola dell'invarianza finanziaria, la cifra a disposizione è derivata dal risparmio generato dai tagli alle scuole.

 

Il MIUR non distribuirà i fondi stanziati a tutte le scuole, ma ne legherà l'erogazione ad un bando. In altre parole, le scuole dovranno presentare un progetto che verrà finanziato solo se verrà approvato. E già questo è inspiegabile. Visto che la dispersione colpisce tutte le scuole italiane, tutti dovrebbero fare qualcosa contro la dispersione, ma solo alcuni riceveranno i soldi per lavorarci.

 

Il bando stabilirà come dovranno essere fatti progetti.

Le scuole sono in attesa del bando, ma già trapelano i contenuti: ogni Istituzione Scolastica potrà scegliere due obiettivi tra i seguenti: lotta agli abbandoni, rafforzamento delle competenze misurate dall'Invalsi, integrazione degli alunni stranieri.

E' facile prevedere che in realtà solo una parte dei fondi stanziati andrà alla lotta contro la dispersione, visto che ad esempio il MIUR non stanzia più da anni un centesimo per l'educazione degli alunni non italofoni.

Fa una cattiva impressione vedere che un'altra parte dei soldi servirà a rafforzare le competenze che l'Invalsi misura con i suoi quiz annuali: sarà come lavarsi solo il colletto della camicia perché la gente vede quello.

Si potrebbe anche prevedere che un Istituto partecipante non punti affatto su progetti di lotta all'abbandono scolastico, ma che cerchi finanziamenti solo per le attività pro-Invalsi e per gli stranieri.

 

E' utile a questo punto fare un po' di conti, come si dice, “della massaia”: le Istituzioni Scolastiche italiane sono circa 8600. Ipotizziamo che tutte le scuole vinceranno il bando; poi ipotizziamo ottimisticamente che alla lotta contro la dispersione andrà un terzo delle risorse, fatta la tara dei progetti pro-Invalsi e a favore degli alunni stranieri. Ebbene, i soldi destinati effettivamente ai progetti contro la dispersione ammonteranno quest'anno a circa 139 euro per Istituzione scolastica. L'anno prossimo, 440 euro.

Maggiore sarà il numero di scuole escluse, maggiore sarà la fetta che toccherà alle altre.

Ma sarà comunque una mancetta.

 

Se le scuole vorranno vincere il bando, dovranno inoltre progettare due tipologie di azioni: lavoro per gruppi di non più di dieci alunni scelti tra quelli più a rischio e laboratori pomeridiani. Le scuole superiori dovranno anche verificare se la scelta della scuola è stata giusta per l'alunno e in caso contrario riorientarlo verso un altro percorso.

 

I contenuti del bando mostrano che il MIUR non ha nessuna buona idea, tranne, forse, quella sul riorientamento nel biennio, che verrà però vanificata dall'esiguità dei mezzi a disposizione.

Appare particolarmente miope l'idea di battere il fenomeno con gruppetti-ghetto di alunni già disamorati e laboratori pomeridiani, frequentati non si sa da chi, ma probabilmente dagli stessi studenti "a rischio": e la maggior parte dei pochi soldi verrà spesa qui.

E' disperante l'incapacità delle alte sfere del MIUR di fronte ad un fenomeno a cui il Ministero assiste da vent'anni e che quindi dovrebbe conoscere bene. La responsabilità è evidentemente da attribuire sia alla sfera politica che a quella tecnica del MIUR.

Anche nel bando legato a "L'istruzione riparte", a quanto appare a prima vista, non comparirà alcuna idea innovativa, ma solo il ripetersi di schemi già sconfitti. Quindi il MIUR sta buttando via i soldi, quei pochi soldi che stanzia dopo averli tagliati alle scuole stesse.

 

La scuola dovrebbe ragionare attorno al fatto che non si combatte la dispersione agendo attorno ad un presunto "recupero" degli alunni dei quali si può tranquillamente pronosticare l'abbandono, ma cambiando il modo di fare scuola. E per questo occorre investire, cosa che nessuno vuole fare.

Bambini e ragazzi apprendono in modi che sono diversi da quelli di vent'anni fa e che con il passar del tempo mutano ulteriormente. Le intelligenze sono diverse, funzionano diversamente. La scuola è rimasta ancorata, per responsabilità di chi l'ha sempre guidata, ad un'immagine dei bambini e dei ragazzi e ad una pratica didattica superate dalla storia.

Non può sfuggire ad alcuno il fatto che l'abbandono scolastico è legato alle condizioni socio-familiari degli alunni.

Ma non salta in mente a nessuno che potrebbe essere la scuola stessa a generare concause di abbandono?

Che l'abbandono è legato anche all'idea selettiva di scuola che sta alla base dell'ideologia di molti ministri e purtroppo anche di molti docenti?

Quanto è stata ripetuta negli anni passati, anche da personaggi autorevoli o famosi, l'idea che la scuola deve essere sacrificio, lacrime e sangue, che gli alunni inadeguati devono "andare a lavorare"?

La lotta contro la dispersione potrebbe forse avere qualche timida chance di un iniziale successo se si ripartisse dallo studio delle teorie sulla motivazione e di conseguenza dal cambiamento della metodologia dell'insegnamento. Occorrerebbe prendere le mosse dal concetto di promozione del successo formativo, superando l'idea del "recupero". E ci sarebbe molto altro da progettare. Restituendo alle scuole i fondi necessari per farlo.

Qualcosa di incisivo, insomma, si potrebbe iniziare.

O almeno si potrebbe provare a fare qualcosa che non sia già stato, inutilmente, fatto.

Peccato che al MIUR guardino da un'altra parte.

Forse anche loro hanno abbandonato.