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La meritocrazia è di destra. E va rottamata

by Carlo Avossa last modified 2012-12-11 01:22

Roger Abravanel, giornalista e consulente finanziario, afferma che la scuola va a rotoli perchè non è meritocratica. E che la sinistra dovrebbe rottamare l'idea che la meritocrazia sia di destra. Ma le cose non stanno come dice lui.

 
 
Un famoso commentatore, giornalista e consulente finanziario, Roger Abravanel, alfiere della meritocrazia scolastica in Italia, afferma sulle pagine del Corriere della Sera che l’Italia va a rotoli e la scuola è in crisi perché non c’è meritocrazia e che tra le idee che la sinistra deve rottamare c’è quella per cui si vuole che la meritocrazia sia di destra.

Ebbene, la destra ha governato quasi ininterrottamente dal 1994 e le “spaventose ineguaglianze”, che per il Nostro sarebbero causate dalla mancanza di meritocrazia, si sono approfondite. E’ sempre colpa degli altri? La destra non ha saputo portare avanti una sua idea? Si fa fatica a crederci: hanno fatto assolutamente quello che hanno voluto. Le spaventose ineguaglianze sono tutte responsabilità della destra italiana.

Abravanel punta inoltre il dito contro i lavoratori della scuola che difendono il loro posto di lavoro: afferma che non è meritocratico -e quindi automaticamente negativo- difenderlo adducendo lo stato di “bisogno” o considerandolo un “diritto acquisito”.
Bisognerebbe ricordare al giornalista (manager, consulente finanziario, che di certo non se la passa malissimo in questo periodo di crisi che il suo mondo finanziario ha causato) che in Italia c’è una Costituzione e che il lavoro è un diritto da essa sancito per tutti.

Stabilito questo, brandire una maggiore meritocrazia avrebbe permesso alla destra di salvare la scuola italiana?
Occorre notare che l’ormai diffusa adorazione per la “competizione” di chiunque contro il suo pari (studenti contro studenti, scuole contro scuole, docenti contro docenti) è tutt’altro che salvifica.

E’ figlia di un modello economico che è stato già sconfitto dalla storia passata ed attuale. Ed ha prodotto guasti che sono sotto gli occhi di tutti. Continuare a rivendicare competizione, mercato, aziendalismo, mercantilismo è una sciocchezza che non tiene conto della crisi in cui questo stesso sistema ci ha gettati.

Si può anche sospettare che il culto per il liberismo economico non sia una sciocchezza, come appare,  ma una strategia di chi detiene le leve del potere economico e dell’informazione e vuole cosìperpetuare, costi quel che costi, il sistema che lo fatto arricchire e diventare potente.

La meritocrazia altro non è che un meccanismo del genere: chi abbocca o è corrivo con quell’idea o proprio non vede questo semplice dato. O gli fa comodo.

La mancanza di meritocrazia, nelle scuole, è stata fin qui un argine contro chi vuole trasformare la scuola in azienda e la cultura in merce. E’ stata l’opportunità di partire dai diritti e non dai meriti. Di educare allo spirito critico, cosa che la meritocrazia non fa.

Abravanel, allora, non insegni alla sinistra  quali idee deve avere: parli alla destra e per la destra. E’ libero di farlo.
La meritocrazia non è e non sarà mai un’idea di sinistra.

E non lo diverrà solo perché è sostenuta da Renzi e Bersani, come hanno fatto questi due personaggi politici, citati per l’appunto da Abravanel.
Piuttosto, saranno loro ad avere fatto propria, una volta di più, un’idea di destra.

La sola cosa da rottamare è la meritocrazia.
E’ un discrimine: chi la appoggia, vuole competizione e libero mercato.
Democrazia e diritti sono un’altra cosa.
Di sinistra.