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Autovalutazione delle scuole: deve prevalere il modello aziendale

by C.A. — last modified 2013-02-16 17:22

La Direzione Scolastica Regionale lombarda caldeggia, per l'autovalutazione delle scuole, un modello aziendale, chiamato CAF, in cui gli alunni sono clienti. Peccato che il modello si basi su idee vecchie, che hanno portato... sfortuna alla Fiat.

Nel 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di Regolamento sul sistema nazionale di valutazione delle scuole.

Nel Regolamento, tra le altre disposizioni, è prevista la creazione, all'interno di ogni Istituto Scolastico, di un nucleo di autovalutazione interno, la cui opera deve precedere la valutazione esterna di personale ispettivo.

 

La Direzione Scolastica Regionale Lombarda ha organizzato attività di formazione per i docenti che fanno o faranno parte dei nuclei di valutazione interni. Visti i tempi che corrono, viene subito da domandarsi da dove avranno preso i soldi, in un momento in cui, per esempio, anche i bambini diversamente abili non ricevono, a causa dei tagli ministeriali, una sufficiente copertura degli insegnanti di sostegno.

Intanto queste attività di formazione dei valutatori si svolgono.

 

I maggiorenti della Direzione Regionale hanno indirizzato tutto il loro lavoro di formazione in un un'unica direzione: la valutazione secondo il "modello CAF". Hanno fatto una scelta: infatti esistono anche altri modelli.

CAF è l'acrostico di Common Assessment Framework, che si potrebbe tradurre "Struttura Comune di Valutazione".

 

Fin qui, nulla di strano, in fondo è necessario adottare un modello, una guida, una traccia. Ma la scelta di questo modello non è per nulla tranquillizzante.

Si tratta di un modello aziendale basato sul Total Quality Management (TQM). I lettori non angofili devono un po' sopportare questi vocaboli: il lessico aziendale parla la lingua d'oltremanica. O meglio: d'oltreoceano.

 

Il TQM si basa sul concetto di customer satisfaction, che si può tradurre "soddisfazione del cliente".

Non saltate sulla sedia, adesso: gli allievi, a volte misericordiosamente definiti "discenti", sono molto più spesso definiti, per aderenza al modello CAF, cittadini/clienti. Proprio così.

 

Il concetto di TQM, che è interno al modello di valutazione CAF, o meglio, che lo anima, non è nuovo. Di esso, si parlava intorno al 1997 alla Fiat: doveva essere la chiave di volta per imprimere all'azienda il desiderato decollo.

Guardate dove è e che cosa è adesso la Fiat. In termini di successo d'azienda, è a zero; di riconoscimento dei diritti, meno di zero, siamo ai numeri negativi.

 

Insomma il TQM non è un concetto nuovo e nemmeno fortunato.

E le scuole lombarde sono indirizzate verso un modello di valutazione aziendale ed aziendalista, che si basa sul TQM, strumento di lavoro del capitalismo maturo.

Occorre allora porsi una certa quantità di domande.

Rispondete voi.

 

La scuola, adoperando il CAF, può farlo proprio senza perdere la propria identità?

Come mai i maggiorenti della Direzione Regionale Lombarda spingono così fortemente alla realizzazione proprio del CAF e non di altri modelli di valutazione?

Si tratta spesso di personaggi fortemente connotati dal punto di vista ideologico (Comunione e Liberazione), appartenenti alla consorteria di un ex-Presidente regionale indiziato per svariati reati, tra cui l'associazione a delinquere. Ci si può fidare di essi?

 

Ha funzionato, sta funzionando il sistema capitalistico?

Le crisi lo agitano a ripetizione. Meno di cento anni dopo una crisi disastrosa, ne ha prodotto un'altra.Ha imposto al mondo una disuguale ripartizione della ricchezza, per usare un tenue eufemismo.

Minaccia in continuazione cataclismi per cause ambientali e belliche.

Ci si può fidare del sistema capitalistico? Del suo pan-aziendalismo?

Eppure, entra a scuola -dopo aver causato ciò che si vede nel sistema sanitario- da tutte le parti e da tutte le porte che gli vengono aperte.

 

Dopo aver digerito il concetto di "Offerta Fornativa" e "Domanda Formativa" (mercatismo puro), dopo aver digerito il preside-manager, il diritto privato a scuola, le scuole autonome si apprestano alla trasformazione in aziende.

 

Nelle Indicazioni Nazionali (una volta si chiamavano "Programmi") viene scritto che gli alunni vanno istruiti ad "affrontare il rischio d'impresa".

La non compianta Moratti, grande educatrice e madre di Batman, ripeteva che l'alunno deve essere "manager di se stesso".

La scuola dei diritti si concilia con quella del "rischio d'azienda"?

 

Lo "spirito del capitalismo" che si conciliava con l'etica calvinista è conciliabile anche con lo spirito con cui i Padri Costituenti hanno pensato la scuola pubblica? Esiste davvero una "mano invisibile" del mercato che mette a posto ogni cosa?

 

I pasdaran miopi, smemorati (o... amanti del proprio lucro) del libero mercato si affannano, quando sono in difficoltà, a chiedere l'intervento statale. E' successo molte volte per compagnie aeree e banche. Prima, molto prima, per aziende automobilistiche. Lo Stato, chiamato, ha risposto e ha versato soldi pubblici a favore dei coraggiosi capitani d'impresa che in altre occasioni sbraitano "meno Stato, più mercato".

Sorge spontanea una domanda: ma la "mano invisibile" del capitalismo soffre di tunnel carpale?

 

Il liberismo ed il neoliberismo sono a senso unico: libertà per l'impresa, ma nessuna libertà per chi possiede solo il proprio lavoro. Come si può pensare etico un sistema del genere, che è quello sotteso allo strumento CAF ed è l'ideologia che lo anima?

In altre parole, possiamo pensare ad un mezzo disgiunto da un fine?

Per far chiarezza, si può ricorrere ad esempi estremi: la forca o la camera a gas possono giovare a qualcuno? Una pistola può fare altro, oltre che ferire e uccidere?

 

Un altro aspetto del (neo)liberismo che vuole entrare a scuola (vedere i progetti di legge Aprea) è quello della meritocrazia, concetto fondato sull'idea liberista della competizione che porta il progresso ed il miglioramento. Come si concilia l'ideologia meritocratica con i concetti (appartenenti alla psicologia ed alle scienze della formazione) di effetto alone ed effetto Pigmalione? Con le teorie psicologiche della motivazione? Con quelle dell'apprendimento significativo?

La competizione giova all'apprendimento e alla scuola? Mors tua vita mea è un concetto dotato di dignità pedagogica?

La meritocrazia, lungi dall'essere uno strumento di trasformazione, cristallizza gli assetti così come sono sovra-ordinati.

Alla scuola serve cristallizzazione o trasformazione?

 

Il CAF ha il pericolosissimo effetto di sdoganare anche tra persone avvedute ed in buona fede i termini (ed i concetti) di cliente, di management, di competizione, di mercato, di azienda, che sono estranei alla natura, alle finalità, alle modalità che deve avere la scuola della Costituzione. Ma si tratta solo di parole? Dire che un alunno è un cliente è solo questione nominalistica?

Non siamo di fronte ad una mitridatizzazione della scuola che ne cambierà il DNA?

 

E' necessario costruire una cultura diversa. La cultura della scuola. Ad un metalivello, va costruita la cultura della cultura.

Non si tratta di rifiutare la cultura della valutazione dell'autovalutazione, al contrario: l'atto valutativo è del tutto interno a quello della pianificazione didattica ed educativa, secondo un ben noto modello circolare che dallo step della valutazione riporta alla rifomulazione della pianificazione.

Non si può non valutare, dunque. Ma occorre costruire prima una cultura della valutazione. Che non esiste.

Ancora.

La si insegna poco e male negli Atenei. Entra filtrata dai ricordi e dalle consuetudini nella pratica docente.

La strada per arrivare ad una valutazione dell'Istituto passa di lì. Non ci può essere autovalutazione se la scuola non sa valutare.

 

E' un artefatto ideologico pensare che uno strumento concepito per le aziende possa, in mancanza di una cultura della valutazione diffusa, indurre un miglioramento del sistema scuola.

Basterebbe partire da un assunto che è anche uno slogan: la scuola non è un'azienda, la cultura non è una merce.