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Alua ha sei anni

by Carlo Avossa last modified 2013-07-23 09:16

 

E' una bambina paffutella, con i capelli scuri. Non sappiamo come ha reagito Alua quando ha visto gli uomini fare irruzione in casa la prima volta, di notte. Forse ha pianto. Forse è corsa dalla mamma.

Non sappiamo se era presente quando gli uomini hanno volgarmente insultato la mamma, gridando. Se sì, non ha capito il significato delle parole urlate: Alua viene da un paese lontano, il Kazakistan, e non capisce l'italiano; ma avrà capito che quegli uomini ce l'avevano con la mamma e che la mamma non poteva far niente per difendersi.

Sappiamo che poi la mamma è stata portata via da quegli uomini per essere rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria. Non sappiamo se la bimba ha visto che portavano via la sua mamma. Alua è stata affidata ai domestici.

Non sappiamo che spavento ha avuto, quando sono tornati a fare irruzione gli uomini, due giorni dopo. Hanno buttato all'aria tutto quello che c'era in casa. Poi sono tornati una terza volta, per portare via, stavolta, lei.

Sappiamo che non voleva salire sulla macchina con quegli uomini. E che quegli uomini l'hanno ingannata per convincerla: le hanno fatto capire che la portavano in Questura dalla mamma, che la voleva riabbracciare. Così Alua è salita. Gli uomini non le hanno detto che la stavano portando sì dalla mamma, ma all'aeroporto di Ciampino, dove un aereo privato aspettava mamma e figlia, per trasferirle in un luogo dove non sarebbero mai volute andare: in Kazakistan, in balìa degli implacabili nemici del padre di Alua. La mamma aveva chiesto agli italiani che almeno la bambina rimanesse con la zia in Italia. Ma non è stata ascoltata.

L'aereo è partito, portando in Kazakistan Alua e sua madre.

Adesso non sappiamo quasi più niente di Alua. Ed il poco che sappiamo non può tranquillizzare nessuno.

E poi, in Italia, c'è stato il dibattito. Tanti hanno scritto, tanti hanno parlato, nei luoghi della politica, sui giornali, in televisione. Ma la storia di Alua è la parte peggiore del cosiddetto “scandalo kazako” su cui non si è riflettuto abbastanza.

Nessuna parte della vicenda è trasparente, anche se qualcuno ha già spergiurato che è tutto chiarito. Tuttavia, pensando alla bambina, non è necessario esaminare i troppi punti oscuri e la ormai certa violazione delle leggi nazionali ed internazionali che ha comportato la extraordinary rendition di Alua e di sua madre.

Quello che è insopportabile, quello che fa venire i brividi, che può dare solo angoscia nel cuore e lacrime negli occhi, è ciò che hanno fatto ad una bambina. E lo ha fatto la polizia. Pensateci: la nostra polizia. Coloro che avrebbero dovuto proteggerla e difenderla, la bambina. In Italia abbiamo una legislazione pensata e condotta per salvaguardare sempre i “minori”. Ma per Alua non è valsa, forse perché è straniera.

Una bambina.

Pensateci: di sei anni. Faceva la prima elementare. Lei non c'entra niente, né con i problemi del padre, né con le questioni internazionali. E' difficile da capire?

Non solo chi si occupa di bambini, non solo chi è genitore, ma tutto il popolo italiano dovrebbe provare orrore, indignazione, dolore.

Hanno fatto del male a una bambina di sei anni.

L'hanno consegnata a chi le può fare ancora del male.

Quale altra informazione serve per gridare: basta, lasciate stare i bambini?