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La speranza viene da Bologna

by C.A. — last modified 2015-09-07 18:14

Dall'assemblea nazionale di Bologna, la prospettiva della disattivazione della "Buona Scuola" di Renzi e della ricostruzione della scuola della Repubblica

Il 5 ed il 6 settembre si è svolta a Bologna la due giorni del movimento per la difesa della scuola pubblica, all'indomani dell'approvazione della pessima riforma “Buona Scuola” (Legge 107).

 

All'assemblea hanno partecipato studenti, genitori ed insegnanti di tutta Italia, singolarmente o in rappresentanza di Comitati, organizzazioni politiche e sindacali.

 

Si discuterà molto di quello che emergerà dai lavori dell'assemblea.

Da essa, la prima cosa che nasce è la speranza del cambiamento.

 

L'assemblea ha deciso che in tutta Italia inizieranno attività, proteste ed azioni interne ed esterne alla scuola.

All'interno, i Collegi Docenti metteranno un freno alle logiche distruttive della meritocrazia, dell'alternanza scuola-lavoro, dell'arbitrio lasciato ai Dirigenti.

All'esterno, si continuerà un'opera di informazione e di promozione della partecipazione di studenti e genitori.

Gli studenti hanno dato notizia delle mobilitazioni previste in tutta Italia per il 9 ottobre e moltissimi hanno chiesto alle organizzazioni sindacali presenti uno sciopero ed una manifestazione nazionale.

L'esterno della scuola, il “fuori”, sarà importante quanto il “dentro”: l'attacco che ha subìto la scuola è allineato a tutti i provvedimenti che stanno rendendo l'Italia più ingiusta e diseguale. Per questo sono da trovare collegamenti tra tutti coloro che si oppongono a tale deriva.

Molti hanno messo l'accento sulla necessità di far fronte alle terribili ingiustizie che il Governo sta commettendo ai danni dei precari, che non vengono affatto stabilizzati dalla Legge 107; quei pochi che vengono assunti, sono costretti ad emigrare; i tanti che non vengono assunti, non si sa che fine faranno.

 

Si è anche deciso che si inizierà a costruire seriamente ed in maniera condivisa un referendum per l'abrogazione della parte più ampia possibile della legge 107: non sarà possibile abrogare tutta la legge, a causa della sua correlazione con leggi di bilancio ed in virtù del principio che non è possibile lasciare vuoti legislativi.

Quindi verrà costituito un Comitato Tecnico Scientifico che studierà la questione, ma si cercherà anche un collegamento tra tutte le altre realtà che in Italia stanno pensando a referendum per abrogare provvedimenti come il Jobs Act e l'Italicum, allo scopo di costruire una campagna referendaria unitaria.

Ma non si può pensare che il referendum sia una miracoloso intervento che fa giustizia. Senza un costante e capillare impegno di mobilitazione, informazione, in tutto il Paese non si riuscirebbe a coinvolgere i 25 milioni di votanti necessari a rendere effettivi gli esiti referendari.

Si tratta di rendere la scuola centrale nella discussione e battere i luoghi comuni contro di essa spesso condivisi da buona parte dell'opinione pubblica.

 

E soprattutto, non si può pensare solo a contrastare, bloccare, frenare un meccanismo in atto senza pensare a ciò che può essere fatto per promuovere la scuola, per renderla migliore.

Nessuno vuole la scuola così com'è oggi o com'è stata negli ultimi anni.

L'assemblea ha proposto così di affiancare, alla campagna referendaria, la campagna di costruzione di una Legge di Iniziativa Popolare per riscrivere una scuola buona per davvero.

 

Parte così un nuovo percorso, di grande valore politico e civile: tutte le realtà associate che vorranno, potranno collaborare alla stesura collettiva e popolare di un nuovo progetto di scuola.

I Comitati per la Legge di Iniziativa Popolare danno appuntamento a Napoli, il 12 e 13 dicembre, per mettere insieme in una nuova assemblea nazionale le idee che costruiranno la scuola del futuro.