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Settimo Torinese, 2010-03-07

Superiori/ riflessioni sul nostro ruolo docente

submitted by toni colloca1 comment(s)
Chi è il nuovo docente nell'epoca della aziendalizzazione della scuola pubblica?

Si tratta dell'intellettuale-massa, nuovo tipo di lavoratore mentale dipendente, flessibile, precario. Costretto a subire la de-specializzazione e la traumatica alienazione dei propri saperi, della propria capacità ideativa, della propria professionalità. L'insegnante si trova a subire la sorte degli artigiani che, con l'incalzare della rivoluzione industriale, si trovarono ad essere assorbiti dalla grande industria, e dovettero spogliarsi delle proprie qualificazioni e specializzazioni per essere sottomessi al giogo dei nuovi ritmi di fabbrica.
Se la sorte è analoga alle classi proletarie della Rivoluzione industriale, vuol dire che l'insegnante del nuovo corso dovrà intraprendere, con la massima consapevolezza possibile, quel percorso di emancipazione che intrapresero nell'ottocento quegli artigiani spogliati dalle loro competenze.

Da diversi anni, ormai, viene richiesto ai docenti di adattarsi alle esigenze del mondo del lavoro, ossia di piegarsi all'addestramento di mestiere, ossia di diventare “infarinatori” e “plasmatori” di studenti-apprendisti, pronti a intraprendere un erratico viaggio verso la precarietà e la flessibilità del mondo del lavoro.

Quali sono i tratti caratteristici di questa involuzione dell'intellettuale-massa?
Salari al limite della decenza, flessibilità, precarizzazione del rapporto di lavoro, instabilità del ruolo, ridimensionamento della professionalità docente.

La visione di insieme ci lascia dinanzi a un quadro di spaesamento della categoria. La maggior parte degli insegnanti non ha fatto emergere che una pallida lamentela, mentre sarebbe necessario un grido o, forse, un urlo di indignazione.

Certo il quadro politico non aiuta: a nessuno interessano le sorti della scuola italiana, né tantomeno le sorti di milioni di futuri cittadini-precari (sia docenti che studenti).

Quest'anno sono stati licenziati migliaia di docenti, altri subiranno la stessa sorte nel prossimo futuro. In totale spariranno più insegnanti che dipendenti Fiat, eppure nessuno grida allo scandalo. Negli anni settanta, se ci fosse stata una tale ondata di licenziamenti, sarebbero caduti i governi.
Oggi ognuno pensa al “si salvi chi può”.
Con questa scelta siamo condannati alla totale disfatta.
I docenti perderanno, oltre ai posti di lavoro, quel poco di dignità che resta al loro ruolo.
La maggior parte degli studenti perderà la capacità di comprendere criticamente la realtà esistente.
Le famiglie si rassegneranno al futuro pessimo prossimo venturo a cui andranno incontro le loro aspettative riguardo ai figli.

Insomma, dinanzi non ci sta un “bel sol dell'avvenir”, piuttosto, un futuro da Paese in declino.

Come docenti, come intellettuali, come cittadini pensiamo di rassegnarci passivamente e supinamente a tutto questo?

Come entra l'azienda a scuola

Posted by Carlo Avossa at 2010-03-09 21:07
Anche se, nella sua analisi ben centrata, Toni si riferisce al mondo delle scuole superiori, molti degli elementi di riflessione che egli pone sono adattabili anche alle scuole di altro grado.
Certo, alle scuole dell'infanzia, elementari e medie, il richiamo al mondo del lavoro è meno presente e pressante, non si avverte in maniera così prepotente come nella scuola superiore.
Ma anche in questi gradi "inferiori" (nei progetti di riforma, per esempio, vedi Aprea)si avverte la spinta culturale a fare della scuola non la promotrice di cittadinanza ma la cinghia di trasmissione del potere.
L'azienda entra a scuola, inoltre, in maniera subdola, in altro modo: attraverso l'aziendalizzazione della scuola. E' un credo al quale si stanno convertendo in molti: ed è uno dei modi in cui vengono ricovertite le professionalità docenti. Si parla di produttività, di premi, di meriti, di gerarchie, di carriera docente e questo ridisegna una figura di docente-quadro aziendale. Ricostruire la figura docente -questo sito di ricostruzione delle idee vuole parlare- vuol dire passare attraverso il respingimento netto di questi orizzonti aziendalisti: negano l'idea stessa di insegnamento-apprendimento.

Carlo Avossa
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