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Concorezzo (mi), 2010-02-08

La scuola oggi costituisce per molti bambini l'unico strumento di sviluppo culturale ed intellettuale

submitted by marta gatti0 comment(s)
Sono un’insegnante elementare che vive con profonda amarezza questo periodo molto difficile per la scuola pubblica italiana.

Rimango allibita e senza parole  di fronte a questo Ministro che di scuola non sa proprio niente  ed è costretta a cavarsi dai guai ripetendo allo sfinimento il ritornello dei tagli necessari al bilancio e degli sprechi (sigh!) che secondo il Governo ci sarebbero nella scuola.!!!!

Spiace constatare che, di fronte a tale situazione, ci sono  persone che forse si lasciano abbagliare dalle voci suadenti di certe chimere o dalla moda del momento ed escono sui giornali  con dichiarazioni superficiali a dir poco sbalorditive e nostalgiche sulla loro brava maestra di un tempo

Ai genitori e agli italiani benpensanti, proviamo a ricordare che nella scuola di allora :
1- c'erano le CLASSI DIFFERENZIALI (le chiamavano le classi degli asini)
2-gli alunni diversamente abili frequentavano le SCUOLE SPECIALI. (ora sono inseriti con l'accompagnamento di un insegnante di sostegno)

3-in classe non c'erano bambini stranieri
4- i bambini che non imparavano venivano semplicemente BOCCIATI ,

Questa è la scuola alla quale pensa il nostro attuale governo?! L

 

La scuola oggi costituisce per molti bambini l'unico strumento di  sviluppo culturale ed intellettuale nel complessivo impoverimento delle proposte formative offerte dai mass-media e che nell'assenza della famiglia , rischia di diventare la televisione.

Nella mia carriera  ho potuto constatare sulla mia pelle come la scuola sia cambiata !!!

E’  cambiato il tempo scuola: dalla scuola del mattino più un doposcuola pomeridiano facoltativo durante il quale si raccoglievano in una sola classe alunni provenienti da  classi diverse per fare i compiti e giocare, si è passati negli anni 70 alla sperimentazione del tempo pieno, tramutata poi in legge : ogni classe ha due maestri/e contitolari e i bambini ogni giorno trascorrono a scuola circa otto ore compresa la mensa.

Nella scuola di oggi è cambiato il modo di insegnare.

La nostra società è diventata più complessa è sono aumentati i saperi:  Per esempio, rispetto ad una volta, si insegnano: l’inglese, l’informatica, l’educazione ambientale, stradale, alimentare.

Ogni singola disciplina è diventata più ricca di contenuti e competenze.

Nelle nostre classi cerchiamo di proporre esperienze concrete e motivanti. Per esempio prima di proporre un testo scritto è necessario far venire ai bambini la voglia di raccontare  e raccontarsi. Occorre fare esperienze insieme, fare conversazioni. Per imparare non solo a leggere, ma ad amare la lettura, bisogna prevedere momenti in cui sia possibile scegliere e leggere individualmente libri della biblioteca, lasciando a questo scopo un tempo adeguato.

Per introdurre molti concetti matematici si propongono dei giochi. Quando poi si comincia a parlare di storia, si ricostruisce prima la propria storia: si vanno a ricercare i documenti e i “reperti” del proprio passato, si intervistano nonni e genitori per raccogliere “testimonianze”. Tutto questo per apprendere prima dei vari contenuti storici, il metodo dello storico , provandolo nella propria esperienza. È più semplice e più veloce insegnare ai bambini raccontando ciò che noi sappiamo, trasmettendo le conoscenze, riempiendo le loro testoline di informazioni e contenuti, ma la formazione che abbiamo ricevuto come insegnanti, i corsi di aggiornamento che abbiamo frequentato e l’esperienza che abbiamo guadagnato sul campo, ci hanno convinto che i bambini per apprendere in modo efficace e durevole hanno bisogno di vedere, toccare, sperimentare, confrontarsi.

Inoltre i bambini sono diversi e hanno modi e tempi diversi per apprendere. Ci sono bambini timidi che hanno bisogno di continue rassicurazioni, bambini che fanno fatica  concentrarsi e hanno bisogno di tempi più distesi e lavori in piccolo gruppo.   E comunque per tutti non è sufficiente spiegare una sola vota e nello stesso modo. L’apprendimento avviene per continui e progressivi arricchimenti. Occorre lasciare spazio alla rielaborazione personale.

 

Una massima nota nel mondo della scuola dice: “SE ASCOLTO, DIMENTICO; SE VEDO, RICORDO;  SE FACCIO, CAPISCO” 

 

NATURALMENTE PER INSEGNARE IN QUESTO MODO NON BASTANO  24 ORE SETTIMANALI. CI VUOLE TEMPO E NATURALMENTE NONBASTA UN SOLO INSEGNANTE.

 

 LA LEGGE 133 E LA LEGGE GELMINI FANNO TORNARE LA SCUOLA DI TANTI ANNI FA, UNA SCUOLA CHE PROMUOVE LA FINZIONE ED ESPELLE LA VITA, CHE NON INSEGNA, NON AIUTA A CRESCERE E A COOPERARE.

 

Una Buona Scuola nasce da una relazione  educativa continuata  e non furtiva. Per  crescere i bambini ci vuole tempo  e più si taglia il tempo di scuola, più si riduce la didattica a lezione frontale, lavagna e gesso, quaderno e libro di testo, compiti e interrogazioni. Ma non è così che si impara; una scuola così serve solo alla selezione, alla  conferma delle divisioni culturali, economiche e sociali.  

Una Buona scuola offre molte opportunità educative ad un bambino/a e promuove crescita e apprendimento attivando esperienze di relazione, di convivenza e conoscenza.  L’intelligenza non è una dotazione biologica, ma il risultato di  una molteplicità di fattori,  che debbono essere curati nella scuola di base: la comunicazione, l’espressione artistica, la capacità motoria, l’educazione affettiva, l’educazione alla socialità.

Le buone pratiche della scuola si sono  diffuse,  senza alcun decreto, per aiutare tutti i ragazzi/e  a diventare giovani cittadini/e  informati, responsabili, solidali. Ebbene, queste attività  non si possono liquidare con la fretta: esse qualificano il tempo e il metodo della proposta formativa. Per questo nel corso degli anni per riuscire a tenere insieme i bisogni dei ragazzi/e, le esigenze dell’apprendimento, le richieste delle famiglie si sono stabilizzate varie modalità di tempo scolastico, tutte superiori al tempo che ora ci propone il decreto Gelmini.

Diffido quindi tantissimo delle proposte che si limitano a riempire il tempo giornaliero degli alunni/e.

 Il  tempo pieno è l’opposto di un dopo-scuola. Si tratta di un tempo educativo, di una proposta organica e non frammentaria che aiuta i ragazzi ad esprimere il loro mondo interno; che propone loro di sperimentare la vita sociale costruendo gruppi, cultura, cooperazione      

Un solo maestro tuttologo in una società complessa è un anacronismo. Una scuola che orienta, capace di dare conoscenze utili per la vita è il frutto di un lavoro di equipe in cui le competenze, le specificità di più docenti  si integrano  al meglio per fornire ai ragazzi un percorso formativo organico e continuativo. Il  team docente, come il gruppo-classe,  è un termine di paragone  fondamentale per  sviluppare l’identità personale, che mai si costruisce in isolamento, ma  si sviluppa  sempre  in contesti  sociali.  Così nella scuola ricca di compagni e di figure educative si imparano le relazioni; si esprimono le grammatiche  della lingua e delle emozioni; si viaggia nel mondo della geografia imparando i punti di vista altrui, la civiltà della diversità.

         I voti espressi in cifre costituiscono un altro tassello del ritorno  nostalgico al passato che si vuole per la scuola.  Una buona scuola non è fatta di intimidazioni  né di giudizi senza appello.  La valutazione  è un elemento sensibile del processo formativo, è capace di guardare ai percorsi più che ai prodotti, ai soggetti più che alle  singole performance; mira a orientare il processo  di apprendimento e a  modificare l’azione educativa quando necessario. E’  fatta di documenti,  prove ed errori, di autovalutazione.              

     Pensare che tutto si riduca ad un numero, oltre che un’illusione pericolosa costituisce una semplificazione che sembra piacere a chi  ha dimenticato  gli effetti di esclusione e selezione   che ne derivano.

       

        Il Governo dice che  bisogna tagliare i costi della scuola per risparmiare. Ma quanto costerà a tutti noi   una generazione  povera di scuola,  con una formazione  di scarsa qualità?

      Risparmiare sulla scuola è  come rinunciare a investire sul futuro: una logica che non paga nemmeno sul terreno del risparmio.

Gli investimenti in campo educativo e formativo  costituiscono infatti  la premessa fondamentale dello sviluppo di una società fondata sull'uguaglianza delle opportunità, ma anche il fondamento indispensabile nella "società della conoscenza e del sapere" su cui costituire un futuro "dal volto umano" delle città e del paese; i tagli imposti dalla legge "Gelmini" -Tremonti , che riducono di quasi 8 miliardi di euro la spesa per l'istruzione, andranno a penalizzare fortemente le famiglie , in particolare quelle delle fasce deboli e maggiormente deprivate culturalmente, e non tutelano il diritto di ogni bambino, nessuno escluso, all'apprendimento (art. 3 della Costituzione).  Ragioni puramente economiche non possono costituire l'unica bussola delle scelte che riguardano un settore delicato e complesso come quello della scuola, della sua autonoma organizzazione interna e dei suoi orientamenti didattici.

 Per queste ragioni tante colleghe che la pensano come me   (meno male!!) sono fermamente contrarie ai contenuti dell’art.64 della legge 133 e del decreto 137 del 1.09.08,  e  chiedono  che essi siano ritirati.

Come cittadini/e , abbiamo l’obbligo morale di  salvaguardare il diritto allo studio come voluto dalla costituzione e soprattutto di difendere il lavoro e l’impegno di anni di lavoro  che hanno permesso di fare della nostra scuola, in particolare quella primaria, una scuola d’eccellenzaJ

Credo che sia molto significativo questo slogan comparso in una delle tante manifestazioni che ci sono state in tutta Italia

 

DIFENDIAMO LA SCUOLA DA :  INEGUAGLIANZA -  IMPOVERIMENTO -                   

                                                                             INDIVIDUALISMO

 

Prendendo spunto dalle tre famose I dell’ex Ministro Letizia Moratti: Inglese, Impresa, Informatica

 

Concludo con l’augurio che tutto ciò che  ho scritto possa essere utile a fare capire il grande valore della scuola pubblica  per il futuro della nostra società.

 

Un’insegnante della scuola primaria…… come tante