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Concorezzo (mi), 2010-02-08

Accade che un giorno qualcuno ti chieda:

submitted by marta gatti1 comment(s)
“Raccontami la scuola, la scuola dell’infanzia, quella che accoglie i piccoli dai 3 ai 6 anni e che ancora qualcuno si ostina a chiamare asilo!!!” Teruzzi Eugenia Scuola dell’infanzia Falcone e Borsellino - Concorezzo

Ed ecco che ti soffermi a pensare a quello che fai ogni giorno, a ciò che trovi quando varchi il cancello della scuola, agli sguardi incrociati e ai sorrisi scambiati coi bambini, con i genitori, con le colleghe.

E’ in questo tessuto di relazioni che emerge l’immagine di scuola che vogliamo raccontarvi.

 

Ci piace pensare ad una scuola …

·        Che sia luogo di benessere per il bambino e per la sua famiglia

·        Che si fa carico del più piccolo nella sua interezza e nella sua individualità, con la consapevolezza che pensiero, apprendimento ed emozioni sono strettamente interconnessi

·        Che sappia dare al bambino l’opportunità di creare rapporti privilegiati al di fuori del contesto familiare con altri adulti e con altri bambini

·        Che sappia coniugare autorevolezza, vicinanza e comprensione nel difficile compito di osservare, ascoltare e comprendere

 

Ci piace pensare ad una scuola che sappia comprendere e accogliere le fatiche del bambino:

·        la fatica di accettare le prime regole sociali

·        la fatica di abituarsi a ritmi diversi

·        la fatica di costruire nuove relazioni

·        la fatica di condividere spazi, oggetti e persone

 

Ci piace pensare…

·        una scuola che sappia dare tempo alla riflessività, per permettere al bambino di guardarsi dentro, di osservarsi e di ripensarsi in quel gesto o in quella particolare situazione

·        una scuola in cui possa essere recuperata la lentezza, i tempi vuoti, il piacere del perdere tempo imparando a coltivare il silenzio come condizione essenziale per l’ascolto attivo e il dialogo

·        una scuola attenta al ritmo come un alternarsi armonioso di eventi che generano benessere.

Ed è in quest’alternarsi armonioso che il bambino impara a distinguere fra attività /passività, fra lentezza/velocità, fra ordine /caos mentre l’adulto si prende il tempo per osservare il singolo ma anche il gruppo e le sue dinamiche

 

Ci piace pensare ad una scuola

·        che sappia parlare di emozioni, di disagio, di diversità , rispettando il diritto del bambino di avere risposte “vere”, di significato

 

 

Ci piace pensare ad una scuola in cui

·        le insegnanti non trasmettano saperi ma preparino i contesti “giusti” per sperimentare, esplorare, costruire, progettare in un clima cooperativo e di ricerca-azione

·        le insegnanti adottino un organizzazione flessibile finalizzata a ottenere una maggiore compresenza nei momenti importanti della giornata quali il momento dell’attività, del pranzo, del gioco; e a favorire occasioni per sperimentare il grande e il piccolo gruppo, le attività di sezione e quelle di intersezione

 

Nel scrivere questo breve intervento ci siamo resi conto che forse è importante fermarsi a riflettere, prendersi momenti di sospensione per ripensare alle cose che facciamo quotidianamente e che troppo spesso diamo per scontate. La riflessione è l’unica opportunità per ri-scoprire il valore e il significato di un sistema che funziona e su cui è necessario continuare ad investire.

 

 

Consigli

Posted by Carlo Avossa at 2010-02-09 01:38
Credo che sia stato incollato nella finestra di Kupu un elenco puntato: occorre, per redere più leggibile il post, annullare l'elenco puntato prima di incollare il testo.