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Merito, meritocrazia, motivazione

by Carlo Avossa last modified 2009-09-15 23:13

In una recente intervista concessa al periodico Tuttoscuola, la ministra Maria Stella Gelmini ha dichiarato, tra l’altro, che intende introdurre nella scuola merito e meritocrazia, sia per quanto riguarda i docenti, sia per quanto riguarda gli alunni. La Gelmini afferma anche che attraverso questa strada la qualità della scuola migliorerà.

...Chi decide chi sono i docenti meritevoli? Sulla base di quali criteri? Questo è uno dei nodi della questione stato toccato dalla ministra. Ella afferma che occorre, per trovare chi debba essere premiato, un sistema di valutazione oggettivo e trasparente dell’operato dei docenti.

 

Questo ci porta alla questione delle “prove oggettive”. Per decidere quali siano i risultati, vuoi dei docenti, vuoi degli alunni, occorre basarsi  su dati. Ma quali sono i dati, come li si raccoglie, come vengono processati, chi li raccoglie?

Albert Einstein affermava: “quello che si può osservare dipende sempre da una teoria”; ed aveva ragione. Lo sguardo dell’osservatore scientifico si punta sull’elemento che gli serve a suffragare -o smentire- un’ipotesi. Ma si parte sempre da un’ipotesi; ed un’ipotesi dipende da una teoria.
Da quale teoria partirà chi costruirà il sistema di valutazione dei docenti? Da quale idea di scuola?

L’idea di scuola che proviene dalle scienze pedagogiche e della formazione non è quella della ministra e che probabilmente animerà la sua meritocrazia.

È per questo che persone come Israel stanno pensando alla disattivazione della pedagogia, ne sono nemiche.

Il compito della scuola non è distribuire premi e punizioni, vantaggi e svantaggi; l’atto della valutazione degli alunni (ma anche quello della valutazione dei docenti) non è un fine ma un mezzo. Serve infatti a modificare il modo in cui è stata fatta scuola prima di quell’atto valutativo.

Inoltre pensare che, nel sistema formativo, l’esito della costruzione di un processo di insegnamento/apprendimento debba o possa costituire un vantaggio materiale è sbagliato e controproducente.

È confondere i fini con i mezzi.

Un alunno apprenderà ed imparerà ad apprendere -vera mission della scuola- quando avrà passione per la conoscenza, quando saprà connettere tra di loro le informazioni, quando saprà come archiviarle nel sistema mnestico e come estrarle. Per tutto questo, non c’è sistema di premi o di punizioni che tenga, non c’è incentivo che funzioni. Gli apprendimenti meccanici (ricordare una massa di nozioni) potevano andare bene, ammesso che andassero bene, quando si riteneva che il compito della scuola fosse impartire l’insegnamento costruendo dentro alla mente del discente la conoscenza, fatta di una congerie di notizie.

 

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