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Ricorsi

by Roberto Longo e Bruno Moretto — last modified 2009-02-15 23:47

Una strada che si sta rivelando praticabile per il movimento contro i provvedimenti Gelmini è quella dei ricorsi al TAR del Lazio: L’FLC-CGIL ha impugnato la Circolare sulle iscrizioni, la scuola Iqbal Masih, assieme al CIDI e al CGD, il Piano Programmatico. Scopo del gruppo è quello di studiare il quadro di illegittimità del percorso legislativo in atto e la possibilità di dare vita a più ricorsi di scuole e comitati nelle varie città, attivando anche per questa via nuove energie per la resistenza.

Ipotesi  di  iniziative per la contestazione dei provvedimenti del Governo e  della sua maggioranza in materia scolastica.

La discussione verte sui profili di illegittimità che sommariamente sono due: 

a) vizi procedurali  (La circolare è stata emessa prima che lo “Schema di Regolamento recante revisione dell’assetto ordinamentale  organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, ai sensi dell’art.64, comma 4, del DL 112 del 25 giugno 2008, convertito con modificazioni dalla legge n.133 del 6 agosto 2008” abbia completato l’iter di acquisizione dei pareri e in assenza del Piano Programmatico formalmente mai adottato).

b) nel merito: violazione della riserva di legge e abuso dei poteri di delega (in primis il divieto di compresenze per le classi successive alle prime di cui al Regolamento, art. 4 comma 4 e alla C.M.4, punto 2.1 ). Restano fermi i vizi procedurali anche per le compresenze delle classi prime. *

Come atti da poter impugnare, al  regolamento e circolare va aggiunto l’atto dell’USR e/o USP che assegna materialmente gli organici. Valutare la gamma dei soggetti legittimati ad agire-ricorrere- (CdI/CdC, comitato genitori, gruppi o singoli genitori, ) .

L’aspetto politico di una campagna nazionale per ricorsi collettivi diffusi sul territorio nazionale ha due aspetti:1) quello giuridico evidente  intrinsecamente, 2) quello politico , che a sua volta ha due aspetti, l’impatto di assedio delle sedi giudiziarie competenti e l’opportunità, nei vari territori, di consolidare intorno a ai ricorsi la rete dei movimenti che si oppongono ai provvedimenti Gelmini. Quindi è necessario costituire collegi legali in ogni Regione.

*  l’art. 4 della l. 169, introducendo il maestro unico, anche con l’ampliamento del tempo scuola demandato ai regolamenti, potrebbe sorreggere invece l’abolizione delle  compresenze per le classi prime.

 

Contestazione dell’art. 64 L. n. 133/08 e della L. n. 169/08

Come è noto, le leggi ancorché ritenute illegittime per violazione della Costituzione, non sono immediatamente impugnabili per motivi di illegittimità costituzionale; sono impugnabili gli atti applicativi davanti agli organi giudiziari competenti, che, se ritengono le questioni di illegittimità non manifestamente infondate, possono rimettere la questione davanti alla Corte Costituzionale.

Le Regioni possono invece sollevare direttamente la questione di legittimità costituzionale quando ritengono che una legge statale abbia invaso la sfera di competenza regionale.

Talune Regioni (e tra queste la Regione Toscana) hanno già impugnato sia l’art. 64 della L. n. 133/08 sia la L. n. 169/08, ovviamente limitatamente al profilo della invadenza della sfera riservata alla competenza legislativa delle Regioni.

Il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 Cost.

Occorrerà valutare la posizione del movimento rispetto all’ipotesi di referendum abrogativo dell’art.4 della  legge 169/08 (legge Gelmini).

 

3. I provvedimenti attuativi degli art. 64 L. n. 133/08 e della L. n. 169/08 e le possibili forme di contestazione

I primi provvedimenti attuativi già emanati sono: 

C.M. n. 5 sulla valutazione del comportamento

C.M. n. 4 sulle iscrizioni (ma non solo)

C.M. n.10 sulla valutazione in decimi

Mancano ancora i regolamenti ai quali le circolari fanno riferimento, mancano i pareri sui regolamenti e, soprattutto, manca  la formale adozione del piano programmatico che, ex art. 64 L. 133/08, è il presupposto necessario dei regolamenti .


Piano programmatico (ex art. 64, comma 3, L. n. 133/08)

Il piano programmatico è un atto presupposto dei regolamenti attuativi dell’art. 64 e quindi come tale non immediatamente impugnabile; deve però essere formalmente adottato dopo l’acquisizione dei pareri della Conferenza Unificata e delle Commissioni Parlamentari; il Ministero ha acquisito detti pareri sulla base di uno “schema” che ovviamente non poteva essere  il piano; dopo tali pareri il piano, che è il documento base di tutti i regolamenti, doveva essere adottato formalmente, si suppone con D. I. di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze . Non risulta però che acquisiti i pareri sopraindicati, il Ministro abbia adottato con un provvedimento formale il piano.

Allo stato quindi, in mancanza di un formale piano programmatico tutti i provvedimenti attuativi dell’art. 64 L. n. 133/08 sarebbero illegittimi.

La C.M. n. 4 del 16 gennaio 2009 : una circolare applicativa di regolamenti inesistenti

La C.M. è applicativa dei regolamenti che allo stato non esistono perché devono ancora essere pronunciati i prescritti pareri della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato; peraltro, come si è prima rilevato, manca anche l’adozione formale del piano programmatico.

Il Ministro, emanando una circolare attuativa di schemi di regolamento ancora in attesa dei suindicati pareri, manifesta la chiara volontà che tali pareri saranno considerati  ininfluenti; già per tale ragione la C.M. si deve ritenere illegittima perché priva  dei necessari presupposti (piano programmatico formalmente adottato, i pareri previsti dall’art. 64 ed  i regolamenti), ma soprattutto si deve ritenere non vincolante nel senso che si deve ritenere una richiesta da parte dell’Amministrazione  volta a conoscere  gli orientamenti dei genitori e degli studenti per quanto concerne le iscrizioni per il prossimo a.s.

 

LA CONTESTAZIONE della CM n. 5/09

 

PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DI ISCRIZIONE E GESTIONE DELLA VERTENZA.

Il primo atto di contestazione deve essere quello della presentazione della domanda di iscrizione; come si è prima rilevato la CM.  Non può avere alcuna efficacia vincolante soprattutto per quanto concerne la domanda che è un atto dei genitori e degli studenti che sono vincolati dalle norme vigenti e non da quelli ancora in fieri.

L’Amministrazione può soltanto stabilire con efficacia vincolante i tempi per la presentazione della domanda di iscrizione , ma non può imporre modelli didattici e condizioni che nella normativa attualmente vigente non esistono.  Si propone quindi di redigere modelli di domanda conformi all’attuale normativa  e di suggerire ai genitori di presentare tali domande.

I dirigenti scolastici non possono imporre il modello ministeriale; un eventuale rifiuto di accettazione del modello alternativo dovrebbe essere subito contestato o inviando tutte le domande respinte con un plico a mezzo raccomandata rr o, anche, in sede legale.

Una prima e immediata iniziativa può consistere nell’invio al Dirigente Scolastico di un invito (diffida) a non diffondere i modelli di iscrizione ministeriali. (vedi schema di testo di diffida allegato)

 

IMPUGNATIVA IMMEDIATA DELLA C.M.

La C.M. non è di per se immediatamente lesiva degli interessi dei genitori, studenti e docenti , ma induce all’autolesione dei propri interessi con la scelta di modelli didattici applicativi della nuova normativa e preannuncia l’organizzazione dell’attività didattica e la determinazione degli organici  sulla base dei regolamenti che il Ministro in attuazione delle leggi n.133 e 169/05 dovrà emanare; sarà pertanto opportuno impugnarla subito con ricorso al TAR del Lazio in attesa di una successiva impugnativa dei regolamenti attuativi e di tutti gli atti conseguenti.

SOGGETTI CHE POSSONO PROMUOVERE L’IMPUGNATIVA.

I soggetti che possono essere legittimati a proporre ricorso sono:

・         Istituzione scolastica attraverso delibera del Consiglio d’Istituto

・         Comitato Genitori di cui al Testo Unico 297/94;

・         genitori delle scuole di ogni ordine e grado;

・         docenti per i riflessi che le riduzioni di orario e l’eliminazione delle compresenze possono determinare rispetto agli organici;

・         organizzazioni sindacali, Associazioni di genitori, studenti e delle scuole che abbiano per statuto la finalità di tutelare gli interessi degli associati o più in generale la qualità della scuola statale;

・         Amministrazioni locali quali enti portatori diretti degli interessi della popolazione.

 

I ricorsi possono essere collettivi; sarebbe opportuno accorpare soggetti omogenei come sopra indicati.

 

TERMINI E MODALITA’ DELL’IMPUGNATIVA

Il ricorso deve essere proposto entro il 15 marzo p.v.; bisogna valutare (anche sotto il profilo dei costi) se è opportuno proporlo subito per dare subito un segnale della contestazione, oppure se attendere l’emanazione dei regolamenti per una impegnativa comune (riducendo i costi)

MOTIVI DEL RICORSO

I motivi che allo stato si possono indicare sono:

1) Violazione del principio costituzionale del pluralismo culturale e della autonomia della scuola (violazione dell’art. 33). La C.M. prevede specifici modelli didattici (riduzione del tempo scuola, abolizione delle compresenze, ecc.) che costituiscono una illegittima invasione del potere esecutivo nella sfera della didattica che deve essere demandata agli organi della scuola.

2) Violazione dell’obbligo della Repubblica di istituire scuole per tutti gli ordini e gradi e del diritto di tutti di accedere alle scuole statali (violazione degli art. 3, 33 e 34 Cost.)

La C.M. prevede espressamente che per la scuola dell’infanzia lo Stato non si impegna a garantire un’offerta corrispondente alla domanda sociale talché saranno utilizzate ancora le scuole paritarie, anche di orientamento confessionale

3) Violazione del principio della parità di trattamento e dello stesso art. 4 L. n 169/08

La C.M. subordina l’accoglimento delle richieste dei diversi modelli didattici alle disponibilità dell’organico; si tratta di un criterio illogico e discriminatorio; difatti  una preventiva richiesta rispetto ai diversi modelli orari ha un senso se tale richiesta è funzionale alla determinazione degli organici., come si deduce peraltro dallo stesso art. 4 della L. n:,. 169/08 (

Nei regolamenti si tiene comunque conto  delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, ui una più ampia articolazione del tempo scuola)

4) Violazione del principio dell’obbligo scolastico uguale per tutti (ART. 3 E 34 COST.)

La C.M., in attuazione dell’art. 4 bis, prevede che l’obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di “istruzione e formazione professionale” reintroducendo il sistema discriminatorio e duale ,già previsto  dalla  Ministra Moratti; tale sistema duale non solo è una forma di discriminazione perché non consente un uguale percorso formativo a tutti, , ma è elusivo  della ratio dell’obbligo dell’istruzione che ha lo scopo principale di assicurare a tutti una uguale livello culturale.

5) Illegittimità delle “classi  ponte” per gli alunni stranieri

La C.M., recependo l’odg della Lega, prevede la possibilità di istituire classi ponte per gli alunni stranieri; l’ipotesi è prospettata al fine di favorire l’inserimento nella classe; si tratta però di una soluzione  discriminatoria che deve essere censurata per violazione dell’art. 3 Cost.

6)  Illegittimità per violazione dell’art 64 L. n. 133/08

           Come si è prima rilevato la C: M. è strata emanata sulla base di regolamenti ancora    

           inesistenti  e senza  la preventiva adozione del previsto piano programmatico     

7)  Violazione della riserva di legge  e dell’ art. 17 L. n. 400/88 e degli art . 33 e 117 Cost.)

L’Art. 64 della L. n. 133/08 è censurabile per violazione dell’art. 33 Cost. sotto due profili:

a)       violazione del principio della riserva di legge;

b)       violazione dello stesso art. 17 L. n. 400/08.

Sotto il primo profilo gli art. 33 e 117 Cost. riservando alla Repubblica la potestà legislativa in materia di (norme generali sull’istruzione) precludono una delega alla potestà regolamentare del Governo, soprattutto nella forma della  “delegificazione” in una materia in cui l’intervento  del Parlamento è previsto per garantire una legislazione rispettosa del pluralismo culturale.

L’art. 64 della L. n. 137/08 invece  non solo ha previsto un’ampia delegificazione in materia scolastica, ma ha delegato al Governo tale ampio potere regolamentare senza la necessaria determinazione delle “norme generali regolatrici della materia”; l’art. 64 difatti si limita ad indicare l’incremento del rapporto alunni-docenti e la riduzione degli organici del personale ATA; per tutto il resto è conferito al Governo una delega in bianco con  la sola indicazione generica di alcuni titoli.

            

RIUNIONE DEGLI ORGANI COLLEGIALI DELLA SCUOLA.

Gli organi collegiali della scuola devono formulare il POF, tenendo conto delle richieste dei genitori e prescindendo da tutte le restrizioni che saranno rappresentate dall’Amministrazione.