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Occhiali

by Lucia Bongiovanni — last modified 2013-01-04 12:15

Dalla prima classe alla quinta passando dall'incanto al disincanto, dalla ricerca della poesia all'asetticità, fino al ritorno delle parole di senso

 Le colleghe con cui ti trovi e la scelta degli occhiali con cui guardare i bambini e le bambine.

La fatica che hai dietro e davanti a te che a volte ti rende le palpebre tanto pesanti da farti socchiudere gli occhi, così passa poca luce e la bellezza non la vedi più.

La gioia che riesci a coltivare dentro e fuori di te che ti fa spalancare gli occhi e ti permette di vedere l’invisibile.

Che ne abbiamo o meno consapevolezza, che vengano nominati oppure no, questi elementi influiscono sulla valutazione che noi facciamo dei bambini e delle bambine. Se ci lasciamo avvolgere dall’incanto dell’infanzia, lo sguardo che appoggiamo è quello della poesia e del calore. Se ci moduliamo su un timbro razionale, lo sguardo è allora analitico, tecnico.

Se, se, se. Occhiali, occhiali, occhiali.

Rileggendo i profili scritti sulle schede di valutazione degli ultimi anni mi sono vista, ri-vista.

Mi piaccio quando so guardare l’anima dei bambini e delle bambine, quando capto la loro pesantezza o la loro leggerezza, quando sento la loro paura o il loro coraggio, quando ne conosco sogni e speranze.

Non mi piaccio quando devo mettere i voti sul documento. E’ una cosa che mi fa stare male. Potrei pennellare con parole scritte o parlate le immagini che ho dei bambini e delle bambine, questo sì. Ma scrivere cifre, questo no. Non fa per me e se potessi non lo farei.

Anni or sono concludevo il profilo scrivendo il sogno di quel bambino o di quella bambina. Sogni che cambiavano col tempo, come cambiano loro, come cambiamo noi.

 

MATILDE E GLI OCCHIALI DELLE MAESTRE

Matilde nei cinque anni di scuola primaria è cresciuta, è cambiata. Fortunatamente la sua originalità è rimasta intatta.

Anno per anno è stata guardata con occhiali differenti dalle maestre. Differenti erano anche le maestre, che cambiavano di classe in classe. Ho avuto la regia di questi scenari che mutavano continuamente, dato che sono stata l’unica maestra stabile in quella classe. Leggendo i profili scritti sulle schede di valutazione, dalla prima alla quinta, si coglie istantaneamente lo spostamento di vedute avvenuto: i punti di incontro e di osservazione non sono mai fermi, gli stili  e i processi valutativi nascono da intrecci sempre diversi.

 

DALLA PRIMA CLASSE ALLA QUINTA PASSANDO DALL’INCANTO AL DISINCANTO,
DALLA RICERCA DELLA POESIA ALL’ASETTICITA’

 

classe prima: LA RICERCA DELLA POESIA

Giunge gennaio, avviene un cambio di supplenza. Valentina va via, arriva Annamaria. E’ leccese. Lei non ha accolto i bambini e le bambine a settembre, non ha seguito le fatiche e i successi fatti fin qui, non conosce alcuno, alcuna.

Sono quindi sola a scrivere i profili dei bambini e delle bambine, impiego molto tempo e molta energia. Guardo loro nell’incanto dell’infanzia e li descrivo un po’ con poesia e un po’ cercando di riscaldare quel linguaggio freddo solitamente usato nelle valutazioni. E’ in questa dimensione di ricerca della poesia e di parole calde che voglio stare.

 

Estratto dalla scheda:

“Con i sensi aperti e vibranti sul mondo, per Matilde ogni giorno è più bello del precedente!”.

“ Curiosa della vita, attratta dal mondo della conoscenza è alunna attiva e molto competente. Investe incessantemente energia per accrescere il successo scolastico. Si adegua con fluidità alle regole dei vari contesti, ma non sempre ai “limiti emozionali”. Di ciò Matilde è consapevole ( “Lo sapete che sono fatta così”). Protagonista della sua vita, è in grado di negoziare verbalmente nei piccoli conflitti. Ottimo il livello globale di maturazione”.

 

 

classe seconda: L’ESSENZA

Con me c’è Maria Catena, donna sensibile, emozionabile, empatica.

Insieme scriviamo profili essenziali profumati da una nota di freschezza.

Maria Catena è supplente, viene da Catania, e quando se ne andrà, lo farà con commozione.

 

Estratto dalla scheda:

“Matilde partecipa in modo attivo e costruttivo alla vita scolastica. Porta con sé e dona tutta la sua originalità. Si organizza nel lavoro in completa autonomia. Sempre attenta e brillante, sempre pronta ed impegnata”.

 

 

classe terza: L’ANALISI

Con me c’è Anna Maria, donna controllata, metodica, razionale. Lei mi aiuta a stare nel rigore. Insieme scriviamo profili analitici e dettagliati che riguardano l’alunno/a e poco o niente il bambino o la bambina.

Anna Maria è nell’anno di prova, io sono la sua tutor. Viene da Potenza, sappiamo di doverci lasciare.

 

Estratto dalla scheda:

“Molto propositiva nelle attività di apprendimento, Matilde interviene con interesse nelle lezioni ponendo e ponendosi domande e sapendo ampliare le proprie conoscenze oltre la scuola. Nei rapporti interpersonali si è dimostrata socievole, collaborativa, spontaneamente disponibile all’aiuto dei compagni in difficoltà. Riflessiva e organizzata nell’impostazione e conduzione delle diverse attività, ha raggiunto gli obiettivi programmati ottenendo ottimi risultati in ogni ambito”.

 

 

classe quarta: LO SCHELETRO MANOSCRITTO

Con me c’è Isabella, sembra una donna maghrebina, ma è siciliana.

E’ assegnata alla classe per nove ore.

Per le rimanenti tredici è assegnata ad altre tre classi, in un altro plesso.  E poi ci sono altre 10 colleghe che entrano escono. Meteore. E’ l’annus horribilis. Gabriella, Teresa, Donata, Giuliana, Tina, Grazia, Giuli, Patrizia sono tutte le altre maestre che coprono in classe quarta il tempo–mensa con turni diversi ogni settimana. C’è Anche Sabrina, che insegna religione cattolica. E c’è anche Silvia, che insegna inglese. Le bambine e i bambini sono disorientati. I genitori non sempre sono comprensivi.

Isabella ed io siamo affaticate, vogliamo rendere meno laboriosa la scrittura delle schede di valutazione, vogliamo arrivare a sintetizzare idee e parole. Scegliamo quattro descrittori per il profilo. Usiamo i due punti seguiti da un aggettivo.

 

Estratto dalla scheda:

“ Senso di responsabilità: altissimo

Coinvolgimento: altissimo

Produttività: altissima

Capacità di relazionarsi e di collaborare con altri: altissima

 

 

classe quinta: LO SCHELETRO PRESTAMPATO

DALLA TENTAZIONE ALL’OMOLOGAZIONE AL RITORNO ALLE PAROLE DI SENSO

Con me c’è e ci sarà Silvia: finalmente una collega fissa!

Io desideravo avere Silvia con me e lei mi ha scelta e ha lottato per avere questa assegnazione. È una grande conquista, è una grande gioia.

In me e in lei c’è molta stanchezza accumulata nei precedenti anni scolastici. Io ho cambiato colleghe per sette anni consecutivi e Silvia ha lavorato in otto classi, in due plessi differenti per altrettanti anni.

Quando arriva l’ora della compilazione dei documenti di valutazione Silvia ed io, unitamente alle altre maestre del nostro piccolo plesso, aderiamo per la prima volta ad una scelta adottata dal nostro circolo didattico già da molti anni: viene stampata una griglia “bucata” da completare con aggettivi o avverbi manoscritti.

Direzione: omologazione. Sapore: asetticità.

Fino a questa capitolazione momentanea, noi maestre della piccola scuola a tempo pieno eravamo legate ad una pratica di ricerca di parole che tracciassero i fili delle esistenze dei bambini e delle bambine nel percorso con noi all’interno delle aule, nei momenti comunitari in atrio, nei giochi in giardino.

 

LA GRIGLIA

L’alunna…affronta l’impegno con ………... altissima..…..responsabilità.

La relazione con gli altri …….è eccellente.…………………………………...

La partecipazione è…attiva……………………………………………………..

caratterizzata da impegno……tenace e …………………………………….,

interesse e motivazione…vivissimi………………………………………………

Nell’esecuzione delle attività dimostra un grado di autonomia…ottimo.

Ha raggiunto un livello di conoscenze, abilità e competenze..ottimo…..

 

La resa è durata solo una anno. Noi maestre del piccolo plesso a tempo pieno siamo tornate alla ricerca di parole di senso per parlare dei percorsi dei bambini e delle bambine sui documenti di valutazione. Non abbiamo avuto bisogno di confrontarci sulla dissonanza che avevamo percepito compilando quelle griglie bucate, l’anno precedente. Attraverso un giro di sguardi durante un collegio docenti siamo tornate a riscegliere ciò che avevamo fatto da tanti anni.