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Come valuto io

by Clara Bianchi — last modified 2013-01-02 23:58

La valutazione di alunni e alunne: dare valore e misura.

Provo a mettere a fuoco qualche idea che mi renda più consapevole e comunichi a voi che mi leggete come valuto alunni e alunne. Volutamente, per evitare di essere vaga e astratta, farò una descrizione forse un po' noiosa per raccontare ciò che capita e tenermi ancorata a terra. Prima di affrontare nel gruppo il tema della valutazione delle/degli insegnanti, credo valga la pena di partire dalla valutazione delle bambine e dei bambini. Gli aspetti umani e professionali, così importanti e a volte agiti in modo inconsapevole, si colgono più facilmente perché li viviamo ogni giorno e li pratichiamo già. Dobbiamo affinare le capacità di vedere tutto quello che c'è in gioco e tracciare i fili che congiungono tutti i vari atti. Sia noi che le creature siamo fatti della stessa pasta umana e, per capire come vorrei essere valutata come docente, ho bisogno di capire bene come e cosa guardo io quando valuto e gli effetti che ciò ha su coloro che valuto.

Con la mia collega di classe ho trovato un'immediata sintonia sulla valutazione, sintonia che c'è meno sul come far scuola. Spesso concordiamo sulle valutazioni globali e quando ci scambiamo opinioni sulle difficoltà dei/delle b., le nostre analisi quasi sempre coincidono. Dedichiamo la maggior parte della programmazione a parlare di questi aspetti oltre che di questioni organizzative, uscite,... Ciò che sento di aver in comune con la collega e che mi fa sentire in una buona posizione rispetto a lei e alla classe è uno sguardo benevolo sui bimbi e le bimbe. Ogni commento, ogni pensiero, anche quando ci troviamo davanti a situazioni difficili o a commentare momenti pesanti, è sempre rispettoso, anche nei confronti delle famiglie di cui vediamo insieme i limiti e gli sforzi. Innanzitutto mi vien da distinguere subito tra: 1. valutazione “quotidiana” e 2. valutazione istituzionale (documento val. Quadr.) Valuto grosso modo due grandi aree:

- quella delle competenze relazionali (come sono capace di stare con me e il mondo); una valutazione più morbida, fluida, a raggio largo.

- quella delle competenze cognitive e saperi più organizzata, sintetica e -

Valuto sempre in relazione ad un prima sapendo che c'è un oltre verso cui si può andare.

Ogni volta che valuto, faccio un confronto tra ciò che già conosco di un alunno/a, ne colgo i cambiamenti, i progressi, le crisi, e mi prefiguro già quale passo avanti o attività di rinforzo sia possibile fare. Per le attività facilmente misurabili con numeri, ad esempio un controllo ortografico, segnalo loro anche in percentuale la quantità di parole sbagliate e le confrontiamo insieme nel tempo (ogni due mesi) per rendere concreta l'idea che ognuno di noi progredisce, che il numero di errori diminuisce, anche se più lentamente per alcuni. Inoltre mi faccio un'idea complessiva di a che punto è il gruppo; perché è vero che le valutazioni sono per lo più sui/sulle singoli/e, ma tutto deve poi stare dentro il respiro emotivo e cognitivo della classe, nel quale c'è una specie di elastico con una sua capacità di estensione massima e minima. Qui ognuno/a trova il suo spazio e io adatto e individualizzo il mio lavoro; in questo spazio si sviluppa anche il lavorìo dei bambini/e che collaborano, si aiutano, si stimolano, in attività in coppia o di piccolo gruppo. Quando consegno loro le prove, commentiamo gli esiti e cerchiamo di capire come procedere. Quando i risultati sono deludenti, comunico loro che ho capito che dobbiamo lavorare ancora insieme per migliorare. Credo molto nel lavoro su tempi lunghi e sulla valutazione dei percorsi individuali osservati in un tempo lungo. Mi permette di operare valutazioni complete di processi complessi, non banali. Valuto quindi sia capacità complesse (saper scrivere, collegare fatti storici, ...) che capacità più di basso profilo (conoscenze grammaticali, minimi contenuti di conoscenza storica, ...) e i controlli che opero sono quindi estremamente diversi tra loro. Inoltre faccio in modo che siano sempre coerenti alle pratiche didattiche che utilizzo e abbiano a che fare con lo stile di lavoro abituale proposto; i dati sono raccolti da diverse fonti e attraverso molteplici attività. Sono consapevole del legame esistente tra la mia valutazione e le interazioni nelle quali si sviluppa il processo di conoscenza; quando valuto, valuto anche il clima di classe e so che questo influenza moltissimo il processo di apprendimento.

1 La valutazione “quotidiana”

1. Il mio corpo parla.

Ciò che penso di loro, che è la prima forma rudimentale di valutazione a contatto pelle, agisce soprattutto attraverso il linguaggio del mio corpo (sguardo, tono voce, postura,...) . Di questo ne sono consapevole e cerco perciò di “osservarmi” mentre interagisco con loro con particolare attenzione anche alle parole che uso e a come le dico. Colgo le differenze che agisco con ognuno/a di loro e cerco di stare attenta a ciò che comunico. Mi sono resa conto che spesso il mio viso, forse per la stanchezza dovuta agli anni che passano, è troppo spesso corrucciato e perciò mi sforzo di rilassare i muscoli facciali per evitare che una mia espressione veicoli un messaggio di disappunto o rifiuto che non sento mio.

 L'osservazione nei momenti liberi. Nei momenti più informali (gioco in cortile, mensa,...) spesso cerco un contatto con bimbi/e che sento più sfuggenti, o perché parlano poco o perché più difficili; ciò mi serve a farmi un'opinione più chiara di ciò che passa dalle loro teste e di cosa posso far capitare per loro. Questo naturalmente è anche il momento in cui emerge maggiormente il loro modo di stare insieme, di aiutarsi, di mediare, di mangiare in modo composto, di verificare il rispetto per il cibo, per gli adulti che servono il pasto, per valutare la capacità di superare conflitti e la maturità nel segnalare all'adulto una situazione pericolosa, ecc.

 Uso rispettoso delle parole. Essendo stata un'alunna sensibile e a volte ferita dal sarcasmo di alcune docenti, questo è uno degli errori nei quali cerco di non incappare con alunni/e. Mi astengo il più possibile da commenti sulla persona e nel dare giudizi generici. Per sottolineare ciò che non va, commento un comportamento e cerco di non farla lunga con lunghe prediche.

 I miei commenti. So che anche ogni mio piccolo commento ha per loro un grande valore, come lo ha per me quando una collega o il dirigente esprimono una valutazione su di me. Perciò in ogni momento del lavoro segnalo con poche parole quando una difficoltà è stata superata o quando bisogna correggere un comportamento agito nel gruppo. Mi sforzo anche in momenti difficili, di usare rinforzi positivi e cerco di buttarla sul ridere quando ad esempio intraprendo un corpo a corpo con G., disgrafico, la cui tendenziale pigrizia so che mi irrita. Mi ha molto stupito a questo proposito scoprire che i miei alunni/e dicevano che li facevo molto ridere, considerandomi io una maestra ad elevato peso specifico. Riflettendo, ho scoperto che uso spesso la battuta per alleggerire un'atmosfera pesante che si è creata in classe .

 L'incoraggiamento. Cerco di incoraggiarli quando li vedo patire per una attività nella quale fanno fatica; do più tempo a chi arranca per i tempi percepiti come stretti, avvio io il lavoro individuale insieme a loro perché ciò li dispone positivamente di fronte ad una attività che qualcuno sente come al di sopra della propria possibilità. Spesso chiedo ad alta voce nel bel mezzo del lavoro: “Come va?”. E' un come va generale ma durante il quale raccolgo tutti i loro sguardi e guardo ognuno/a come a dire “Io ci sono”, anche se tu ora ti senti scoraggiato o in difficoltà. E' un grosso aiuto per tutti e ci fa sentire immediatamente meno soli/e e sono certa che migliori anche le performance individuali.

 L'errore. Nei momenti di lavoro rilevo oralmente e in modo collettivo i progressi fatti perché ne siano consapevoli e vivano nel modo meno frustrante possibile l'errore. Su questo punto ho lavorato molto su di me e all'interno del gruppo, verbalizzando con loro fino alla nausea che ognuno ha il diritto ad esprimere una propria debolezza, senza che questo venga giudicato negativamente; ognuno ha diritto all'errore e chi sbaglia non va mortificato. “Qui tutti abbiamo il diritto di sbagliare, anche le maestre”. Abbiamo anche stabilito che non è buona cosa commentare al di fuori del gruppo classe i risultati scolastici di compagni/e; ognuno di noi ha diritto ad una privacy in ambiente protetto. Pratico la valutazione dei livelli globali di maturazione raggiunti dagli alunni/e (Identità, relazione, cittadinanza, partecipazione, metodo di lavoro, autonomia e apprendimento) attraverso l'osservazione quotidiana e discutendone con la collega durante i momenti di programmazione. A volte scrivo appunti sui miei fogli/brogliacci e mi servono a fine quadrimestre per fare il punto su ogni bambino/a.

 La valutazione delle singole “prestazioni”cognitive e dei saperi. Naturalmente varia molto a seconda dell'attività e di ciò che voglio osservare. Non uso i voti se non sul documento di valutazione. Semplicemente lo considero riduttivo e non entra nel merito di cosa ha funzionato e cosa no. Ogni valutazione è per me una comunicazione a loro e alle famiglie; per questo chiedo che durante il fine settimana si portino a casa i quaderni e che i genitori li firmino insieme alle comunicazioni sul diario. Sui lavori scritti do sempre una valutazione scritta e non faccio mai trascorrere più di 3 o 4 giorni tra il lavoro e la consegna. Lo ritengo un atto di rispetto nei loro confronti e ritengo che far passare troppo tempo faccia diventare più faticoso tornarci su per valutare come è andata ed eventualmente correggere e rielaborare il lavoro. Nelle attività orali (lettura, musica, canto, strumento) quando voglio fare il punto sulla situazione per me e per loro, esprimo sul diario una valutazione di tipo discorsivo che segnala come è andata la prova. Se la prova va male, la valutazione è espressa in modo da sottolineare ciò che è stato in grado di fare e ciò che ancora ci si aspetta; questo perché credo che sapere che prima o poi ce la puoi fare dia forza, soprattutto perché senti che è la maestra la prima a crederci.

ITALIANO:  ASCOLTO E LETTURA: per quanto riguarda la capacità di ascolto (non tanto la comprensione) li osservo molto durante la mia lettura a voce alta di un libro, attività che svolgo quasi tutti i giorni con romanzi che via via stanno diventando sempre più impegnativi. Altro momento in cui li osservo molto per capire la “qualità” del loro ascolto, è la conversazione collettiva su argomenti vari. La lettura. I/Le b. sanno che circa ogni due o tre mesi li ascolto individualmente facendoli leggere un breve brano di lunghezza uguale per ciascuno; mentre leggono, cronometro il tempo in minuti e secondi, lo comunico loro per iscritto sul diario, oltre a scrivermelo sui miei brogliacci che riporto poi sul mio registro. Mi annoto poi con simboli la lentezza/velocità, la scorrevolezza e la qualità dell'intonazione della voce. Ogni volta confrontiamo il tempo impiegato quel giorno con il tempo impiegato nell'ultima prova. In modo da dare loro la percezione o del progresso (bene, si migliora) o dello stallo (occhio, forse bisogna fare un po' più di esercizio).  SCRITTURA: leggo ciò che scrivono a volte in loro presenza e comunico loro oralmente ciò che penso. Nella scrittura valuto ed esprimo per iscritto in fondo al lavoro  un commento/impressione personale globale sul contenuto ; spesso in questo caso dico cosa mi è piaciuto di più (Che bel finale da brividi! Molto originale l'idea dello specchio che ruba l'anima! Avrei descritto maggiormente la stanza in cui si è svolta la scena, Secondo me ti sei dilungato troppo nella parte centrale della storia, ecc..)  un commento sulla correttezza sintattica (Le frasi sono ben costruite, ...) e ortografica (Ci sono ancora troppi errori; pochissimi gli errori ortografici!)  RIFLESSIONE SULLA LINGUA Periodicamente faccio un controllo sulle conoscenze grammaticali e ortografiche e indico con una frazione il rapporto tra le prestazioni corrette sul numero totale delle prestazioni richieste e un brevissimo commento( 25/40. Bene! Oppure 15/40 Non ci siamo proprio; qui bisogna ripassare un po' i verbi!). Anche in questo caso, a volte commento il miglioramento di un lavoro scritto quando invece un lavoro precedente era stato scarso.

STORIA E CITTADINANZA Questa è l'attività nella quale faccio più fatica a valutare le abilità dei bambini/e. Quello del tempo, è un apprendimento molto complesso e dai tempi lunghi; in più nell'apprendimento storico sono implicate competenze molto diverse tra loro e a volte è difficile per me distinguerle. In genere dalle conversazioni, dagli interventi che fanno, mi faccio una prima idea generale su quanto riescano ad andare in profondità, a fare collegamenti, ad orientarsi nel tempo... Poi per altre abilità più semplici, quali i contenuti o saper raccontare ciò che hanno capito, scoperto,..., do una valutazione scritta sul diario divisa per voci prestampate in cui valuto la conoscenza dei contenuti, la capacità di orientarsi sulla linea del tempo e la capacità di usare il linguaggio orale per comunicare pensieri e idee. MUSICA In questa attività di ascolto e produzione di canti o brani al flauto utilizzo molto la valutazione orale durante l'attività, mentre si fa. Commento il saper segnare il ritmo correttamente, lo stare in ascolto, la qualità del canto corale, segnalo quando qualcuno/a si distrae e sbaglia gli attacchi,... Per i brani al flauto dolce, periodicamente li ascolto tutti negli ultimi tre o quattro brani imparati e scrivo sul diario per ogni brano una valutazione: sì, molto bene, non male, esercitati ancora,... Nelle prove di controllo sulla scrittura musicale: riconoscimento di note, valori, ecc... mi esprimo sul diario personale, con una frazione, aggiungendo un brevissimo commento, così come per le prove di grammatica e morfologia o per alcune prove di storia.

ARTE E IMMAGINE Commento con loro mentre fanno, do consigli e indicazioni, osservo le loro capacità di utilizzare un'idea vista alla mostra, la qualità del loro tratto, l'uso che fanno del colore, la loro capacità di comporre e in questo modo mi rendo conto di a che punto sono rispetto ad un loro percorso espressivo. Sul mio brogliaccio ogni mese annoto con simboli, che di solito corrispondono ad avverbi, come è andata durante il laboratorio di arte ed esprimo una mia valutazione personale su un loro prodotto. In questa operazione di valutazione di un tipico lavoro soggettivo e personale, cerco di valutare non tanto se mi piace, ma se sta acquisendo personalità, originalità e sicurezza il suo lavoro; se dedica cura,... Durante le uscite alle mostre, almeno due ogni anno, osservo come stanno nel museo e come si affina il loro gusto e il loro interesse per l'arte figurativa, il grado di attenzione e partecipazione.

Nella mia scuola si è stabilito di non usare il 4 per ovvi motivi di tipo depressivo. Non sono riuscita a convincere le colleghe a non usarli se non a fine quadrimestre. Ho constatato come il voto sia stato vissuto come una specie di “sdoganamento” della propria responsabilità di docente. E' come se il voto avesse fatto scattare meccanismi inconsci di assoluzione professionale e avesse portato sollievo in caso di fallimento. La rapidità di questa valutazione mette in una posizione di minore ansia e responsabilità. Anche la mia collega non usa voti per fortuna e questo ha semplificato molto le cose. Il giovane e bravo maestro d'inglese ha adottato subito i voti per ogni prova e non si è posto il problema se fosse opportuno o meno utilizzarli. Ciò però non ha creato grossi problemi all'interno della classe. I bambini/e sapevano che il maestro dava i voti e noi no e di fronte a questo diverso comportamento si sono adattati. Io e la collega abbiamo spiegato loro perché non li utilizzavamo. 2. La valutazione istituzionale (documento val. Quadr.) Appena arrivata nella nuova scuola in cui insegno, ho constatato che le colleghe scrivevano la valutazione analitica del livello globale di maturazione raggiunto basandosi su una griglia osservativa assolutamente carente; le valutazione che finivano nelle mani delle famiglie risultavano tutte uguali, piatte, brutte dal punto di vista linguistico e quindi comunicavano poco e male circa le capacità raggiunte dai singoli bambini e bambine. Ho proposto un primo lavoro di commissione che aveva il compito di lavorare su una proposta da sottoporre poi a tutto il gruppo. E' stata una prima occasione di confronto collettivo sul tema, ma ho avvertito una poca disponibilità ad approfondire il tema. Siamo riuscite perlomeno a riscrivere un protocollo sulla valutazione che abbiamo inserito nei documenti ufficiali della scuola (non esisteva nulla di scritto ed ufficiale sul tema) e che esprime un minimo pensiero condiviso sulla valutazione e delle griglie osservative più complete, articolate su quattro livelli e diversificate tra classi I, II da una parte e III, IV e V dall'altra e che permettono a mio avviso valutazioni più azzeccate, con maggiore impatto comunicativo. Anche le famiglie hanno commentato positivamente il nuovo modo di valutare.