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MAESTRE IN RICERCA E IN MOVIMENTO

by Maestre in ricerca e in movimento — last modified 2012-11-12 22:45

Siamo una rete di maestre della scuola pubblica italiana. Da settembre 2010 ci incontriamo a Bologna. Dopo due anni di incontri, discussioni e confronti, scegliamo di far circolare le nostre idee, energie e domande.

Siamo una rete di maestre della scuola pubblica italiana. Da settembre 2010 ci incontriamo a Bologna. Dopo due anni di incontri, discussioni e confronti, scegliamo di far circolare le nostre idee, energie e domande.

Veniamo da movimenti di insegnanti, da contesti di ricerca libera e universitaria, da incarichi scolastici di responsabilità, dall’esperienza del precariato.

Siamo maestre in movimento e vogliamo parlare di scuola e vita perché non vogliamo più che si riduca niente. Se vogliamo che non si riduca più niente dobbiamo parlare di ciò che sostiene e fa da sponda rispetto a una società che disumanizza e mette il mercato e lo specialismo in prima posizione, mentre spinge in ultima bambine e bambini, ragazze e ragazzi (quando non sono consumatori).

Siamo in ricerca. La partenza è stata il desiderio di mettere a tema la felicità che viviamo a scuola, grazie al nostro mestiere, a come gli diamo forma con le bambine e i bambini che incontriamo. Felicità di cui non si riesce più a parlare e che non viene mai nominata nei discorsi sulla scuola (dei governi, dei politici), un fuori sesto che è per noi invece condizione sorgiva della nostra passione e della nostra soddisfazione a fare questo mestiere.

La felicità ci ha spostato simbolicamente su un altro piano. Ci ha aiutato a sgomberare il cuore e la mente da rabbia, frustrazione e dolore per tutto quello che sta capitando dentro e fuori la scuola. Politiche che stanno smantellando anni di sperimentazioni che avevano portato a risultati concreti e riconosciuti. Politiche che denunciamo.

Ancora oggi la scuola primaria italiana sta funzionando. Resistendo. Ma sotto questo fuoco di interventi di destrutturazione e privatizzazione, la qualità delle scuole dell’infanzia e primarie non durerà a lungo. Nemmeno la nostra felicità e quella di migliaia di bambine e bambini.

Il segmento della scuola italiana che ha funzionato meglio finora è nelle mani di migliaia di insegnanti, donne quasi al 100% nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie. Questo dato non fa breccia nella percezione collettiva ed è disconosciuto dalla cultura dominante che lo occulta e valuta zero la passione civile con cui le donne e pochi uomini hanno portato avanti finora questa istituzione, a certe condizioni.

Siamo interessate a comprendere cosa succede e ci succede data la potente energia devastatrice esterna agente verso le scuole, e anche data la nostra potente energia interna e relazionale che ci fa resistere emotivamente e continuare a sentirci responsabili del percorso educativo con bambine e bambini.

Riaffermiamo l’idea di autoriforma, e cioè di partire da ciò che si può fare e da ciò che funziona, nel luogo in cui si trova. E’ la stessa idea che in urbanistica porta a dire di pensare in primis alla possibilità di cambiamento nel nostro palazzo, non nell’intera città. E’ anche quella che l’economista Elinor Ostron (2009) affermava sostenendo che nessuna politica centralizzata sarà in grado di ottenere ciò che si può guadagnare solo a partire dall’autoattivazione nei singoli contesti caratterizzati da proprie risorse, propri bisogni e intenti.

Rilanciamo pratiche già teorizzate e sperimentate: l’insegnamento come soggettività in relazione di interdipendenza (Movimento di autoriforma gentile, Heinz Von Foester), il partire da sé (il pensiero della differenza sessuale), la valutazione colloquiale (dall’idea di società colloquiale di Ivan Illich), essere una comunità cooperante ed educante (MCE), essere una rete di soggettività di donne e uomini (Diotima),  saper stare nel presente e fare mondo (Luisa Muraro).

Maestre in ricerca e in movimento vuole avere un taglio politico: ci raccontiamo, dibattiamo, scriviamo, tessiamo intrecci tra idee, desideri e pratiche avendo come pista alcuni filoni:

  • esplicitare le nostre convinzioni educative, rilanciando il senso più profondo del nostro mestiere;
  • essere consapevoli dell’influenza che l’organizzazione istituzionale ha sulla qualità delle esperienze formative e sullo stare bene o meno bene a scuola (impatto della suddivisione oraria di una giornata scolastica, della sua maggiore o minore frammentazione in tempi e persone che si succedono all’interno di un’aula, ecc.);
  • riprendere/reinventare pratiche di insegnamento e di valutazione,  interrogare il nostro modo di stare nello scambio con le  bambine e i bambini, per continuare a garantire la qualità del servizio pubblico;
  •  fare leva sui nostri punti di forza: relazioni di buona convivenza sperimentate in tanti anni di lavoro con madri e padri, colleghe e colleghi, collaboratori scolastici e con alcune/i dirigenti scolastici; lavorio sulla consapevolezza che abbiamo sviluppato nei percorsi educativi con bambine e bambini e dentro di noi;  i saperi che possediamo nati e cresciuti dentro la relazione con l’infanzia.

Abbiamo scelto di farci guidare da alcune parole: felicità, relazione, libertà. E da una congiunzione: e. Dentro e fuori, bene e male, depressione e contentezza, senso di fallimento e ricerca di altro, terra e cielo.

Scegliamo di non stare in una dinamica di continuo aggiustamento/reazione verso ciò che stanno facendo capitare da anni gli interventi governativi, e cioè un impoverimento della cultura e dell’esperienza scolastica. Il nostro intento è di affermare ciò che per noi è di vitale importanza nella relazione con l’infanzia, invitando chi vorrà a portarsi su questo altro terreno del pensiero e del confronto. Per agire in nome di un bene comune, quello della scuola pubblica.

 

Chiara Nerozzi, Silvana Turci e Mariella De Sio (Bologna); Maria Carla Iulitta e Maria Cristina Mecenero (Milano); Paola Massaro, Monica Micheli, Rita Croci (Urbino); Lucia Bongiovanni e Silvia Pinali (Verona); Clara Bianchi (Viareggio).