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Napoli, 2009-04-02

Tra merito e debito c'è l'etica della cura

submitted by barbara pianta lopis1 comment(s)
L’etica della cura del proprio luogo di lavoro e studio L’etica della cura della propria professionalità L’etica della cura su cui opera la scuola pubblica L’etica della cura delle politiche scolastiche.

Tra merito e debito c’è l’etica della cura

 

 

L’etica della cura del proprio luogo di lavoro e studio

L’etica della cura della propria professionalità

L’etica della cura su cui opera la scuola pubblica

L’etica della cura delle politiche scolastiche.

 

Nella condizione pesantemente degradata della scuola pubblica, l’etica della cura dell’istruzione pubblica sotto tutti gli aspetti, diventa uno snodo cruciale.

 

Il proprio luogo di lavoro, degli addetti al lavoro e di quelli che ne usufruiscono per lo studio, è stato ridotto a poco più di aule nude e vuote con accessori e strumenti didattici quasi nulli, aggravati dal mancato aggiornamento dei docenti. La scure dei tagli finanziari, del personale e la necessità di recuperare fondi per via traverse per il “miglioramento dell’offerta formativa”, ha piano piano portato la scuola pubblica e tutta la sua comunità a un impoverimento culturale e di dignità, che difficilmente potrà essere recuperato se non con un progetto a lunga scadenza, partendo dalle necessità più urgenti, strumenti didattici, aggiornamento delle didattica, luoghi idonei per l’apprendimento, scuola intesa come luogo pubblico dove poter fare ricerca.

 

Ma fondamentale rimane la necessità di recuperare la dignità e la professionalità dei docenti e di conseguenza di quella parte della professione che ha necessità di un ambiente sereno e idoneo per dedicare la cura necessaria al proprio lavoro. Tempi distesi per la didattica, stipendi decenti, possibilità di ricerca e sperimentazione all’interno dei programmi, tempi che permettano di mettersi in ascolto dei propri studenti, di approntare quel dialogo e confronto vitale per una crescita reciproca.

 

Tempo per curarsi della curiosità dei giovani, che viene quotidianamente inibita perché non c’è tempo, perché c’è  il programma, perché “non si può fermare la classe e i migliori per chi rimane indietro!”. Nella corsa del merito, ormai sposato dalla maggior parte della scuola, ci si dimentica che il merito è qualcosa di impalpabile, e spesso non esiste. Esso, infatti, è più che altro una strana miscela di elementi casualmente intrecciati tra loro di cui l’individuo stesso non ha nessun merito.

Una coincidenza di causa e effetto, frutto di condizioni sociali, incontro di casi fortuiti, di scelte inconsapevoli, di qualità personali di cui ci si trova dotati senza saperne il perché. Spesso è il frutto di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, così come il debito è spesso il frutto di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

 

Per questo tra debito e merito, c’è l’ etica di quella cura che la scuola pubblica e quindi tutta la sua comunità deve saper riprendere, individuare e nello stesso tempo  rifiutare e impedire tutte quelle pratiche che impediscono a questa di fiorire.

 

La cura del proprio ambiente di lavoro, come per il nostro giardino, dove ogni pianta va trattata con mani delicate, attente, sicure e competenti, per non strappare il ramo sbagliato, con tutto il tempo necessario per farlo e contemplarlo.

 

La cura della propria professionalità, come la cura del proprio corpo, che ci permette di vivere una qualità di vita migliore, prevenendo le malattie e adottando le migliori cure terapeutiche in caso di malattia, che richiede il tempo necessario per dedicarsene, con i prodotti migliori che riteniamo tali, perché in “corpo docenti sano”, c’è anche una mente sana che pensa, ricerca, elabora, risolve…..

 

L’etica e la cura dei soggetti su cui ricade il proprio lavoro, perché i discenti di oggi, sono il futuro di domani, perché non c’è mai stata comunità, sin dal passato che non si sia presa cura dei suoi bambini e giovani, pena l’estinzione della specie.

 

L’etica della cura delle politiche scolastiche, in accordo con i principi della ns. Costituzione, rispettosa delle necessità della comunità, ricca di quel senso sociale dove il contributo di ciascuno contribuisce al benessere di tutti/tutte e che va al oltre la visione individualistica e la soddisfazione dei bisogni dei singoli.

 

Ecco perché la scuola della meritocrazia, applicata attraverso i debiti e i crediti, il voto in condotta, il ddl Aprea, la gerarchizzazione del corpo docente, il voto in decimi, l’Invalsi, i tagli delle finanziarie e se vogliamo l’autonomia, è una scuola di “malati”, fatta di numeri e statistiche, senza sentimento, senz’anima, senza passione, che non riesce più a trovare la giusta terapia, ma si abbandona alla selezione in base a parametri ingannevolmente “equi”.

 

E’ una scuola d’immagine, peggiore del peggior programma a quiz televisivo, che premia e che punisce tutti: i concorrenti ma anche chi dirige il gioco. Un gioco perverso che porta in premio una coppa amara: la perdità di dignità e la frustrazione del sentirsi eternamente inadeguati, tarpando le ali anche a chi sogna ancora di volare ma non riesce a spiccare il volo.

 

In tempi bui e oscuri, diventa quindi fondamentale difendere e prendersi cura di ciò che sappiamo è fondamentale per il futuro della scuola pubblica, assumersi le proprie responsabilità, perché dovere di tutti i cittadini è preservare i principi fondamentali che consentiranno poi di ricostruire anche l’etica della scuola pubblica.

 

Perché nulla è eterno nel mondo che conosciamo, e morto un ministro/a e/o un presidente del Consiglio se ne farà un altro/a e noi abbiamo il dovere di trovarci pronti. 

 

 

 

Barbara Pianta Lopis

Il futuro della scuola pubblica

Posted by Felicetta lombardi at 2009-05-12 08:39
Credo che le prime persone a dover dire basta , sono i maestri le maestre , i professori di ogni ordine e grado i Dirigenti vari.

Parlo per esperienza, quando si dice guardate la scuola non è idonea a tenere i bambini, l'agibilità è stata rilasciata senza alcun controllo oggettivo, le maestre mi rispondono di non esagerare perchè oppure la chiudono la scuola, il problema c'è ma bisogna rimanere calmi.

Credo che il tempo di rimanere in silenzio per paura di perdere il lavoro deve finire No pe falsa UTOPIA ma perchè nessuno può mettere il proprio lavoro al di sopra della vita Umana.
Cerchiamo di mantenere memoria dei Bambini morti nelle scuole, cerchiamo di diventare adulti che si prendono carico dei Bambini.
Noi adulti scegliamo anche di rischiare loro , i bambini, sono obbligati da noi a rimanere in una scuola non sicura.
Non possiamo prevedere tutto ma quel poco evidente, cerchiamo di corregerlo.
Siamo stanchi di sentirci dire tutte le scuole sono così, questo non vuol dire che devono rimanere così.
Per me questa frase ha lo stesso valore di dire sono tutti ladri quindi è giusto essere ladri.
Credo che sia arrivato il momento di dire basta, e di volere scuole adeguate
Forza
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