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La Circolare sugli organici chiarisce (in buona parte) che fine fanno le compresenze, nelle classi ex modulo e nel tempo pieno

by Gianni Gandola — last modified 2009-04-05 19:50

da www.scuolaoggi.org

Milano, 03/04/2009

La Circolare sugli organici chiarisce (in buona parte) che fine fanno le compresenze, nelle classi ex modulo e nel tempo pieno

di Scuolaoggi

da www.scuolaoggi.org del 3.4.2009

 

Occorre dire che la Circolare ministeriale sugli organici docenti, CM n.38 del 2 aprile a firma del Capo Dipartimento del Miur Giuseppe Cosentino, è in un certo senso esemplare per chiarezza espositiva. Più chiara ancora, se possibile, dello schema di decreto interministeriale da cui prende le mosse. Se il dott. Cosentino era stato abbastanza puntuale nella sua esposizione durante la conferenza stampa del 31 marzo a Milano, qui le cose stanno scritte con ulteriore notevole precisione. Almeno per quanto riguarda la scuola primaria, di cui ci occupiamo in questo articolo.

 

Innanzi tutto viene richiamato, in premessa, il principio di fondo ispiratore di tutta la manovra. La consistenza delle dotazioni organiche a livello nazionale è stata definita - si dice (e già lo aveva ribadito a voce Cosentino) - in attuazione di quanto stabilito dall’articolo 64 del decreto legge n.112/2008 poi convertito in legge, L.133/2008. L’art. 64 ha quantificato in 42.000 posti le riduzioni da operare per l’a.s. 2009/2010. Si prevede di raggiungere questo obiettivo in due fasi, la prima con una riduzione di 37.100 posti in organico di diritto, la seconda di altri 5.000 in organico di fatto, a settembre. Il concetto comunque è ribadito con estrema chiarezza: “A conclusione delle operazioni di elaborazione dell’organico di diritto e dell’organico di fatto, debbono essere comunque raggiunti gli obiettivi finanziari di risparmio di cui al piano programmatico previsto dalla legge n.133/2008.”

Imperativo categorico, dunque, e passaggio obbligato, per il Miur.

 

Come si arriva a questa riduzione di posti nella scuola primaria? Innanzi tutto con l’eliminazione del “modulo didattico” (legge n.148/1990) sul territorio nazionale. Se prima c’erano (sul 75% delle classi a livello nazionale) tre docenti ogni due classi, in rapporto quindi di 1,5 insegnante per classe, ora viene assegnato un solo docente, più uno “spezzone orario”, a partire dalle classi prime.

 

A questo proposito è da sottolineare l’assoluta novità dell’introduzione degli “spezzoni orari” nella scuola primaria. Nella circolare infatti sta scritto esplicitamente che “si prevede l’utilizzo anche nella scuola primaria degli “spezzoni orario” che, unitamente alle ore residuate dalla costituzione di altri posti e attività (compresi quelli dell’insegnamento dell’inglese), contribuiscono alla formazione di posti interi nell’ambito della stessa istituzione scolastica”.

Occorrerà ritornare più ampiamente sulle implicazioni di questo principio nella scuola elementare, sul piano didattico e organizzativo (riaffermazione di fatto dell’istituto dell’insegnante di classe, o maestro unico e/o prevalente, più addentellati vari?…). Non solo, ma questo vuol dire che gli insegnanti di un plesso, per parte delle ore, possono venire utilizzati anche in plesso diverso, all’interno della stessa istituzione scolastica?

 

Per quanto riguarda comunque le classi prime, le risorse di organico vengono assegnate in ragione di 27 ore settimanali per classe (il sistema informatico quantifica la dotazione organica moltiplicando il numero delle classi per 27 e dividendo il risultato per 22, orario di lezione dell’insegnante elementare). Eventuali economie di ore, si dice, possono essere utilizzate per ampliare l’offerta formativa fino a 30 ore.

Nelle classi successive alla prima scompare il gruppo docente del modulo ma restano i quadri orari di 27 e 30 ore settimanali. Qui la dotazione organica è fissata in 30 ore per classe (l’organico calcolato dal sistema è determinato in questo caso moltiplicando il numero delle classi interessate – le classi che erano a modulo – per 30 e dividendo il risultato per 22).

E’ chiaro che in tutte queste classi a 27 e 30 ore, una volta a modulo, scompaiono definitivamente le compresenze. E’ qui che si realizza - in generale - una consistente riduzione di posti. Il rapporto insegnante/classe non è più di 1,5 ma si abbassa infatti notevolmente.

 

Per quanto riguarda il tempo pieno si conferma quanto il dott. Cosentino aveva preannunciato. Restano confermati “l’orario di 40 ore settimanali comprensive del tempo dedicato alla mensa, l’assegnazione di due insegnanti per classe e l’obbligo dei rientri pomeridiani”.

Resta, ovviamente, il tetto della dotazione organica dell’a.s. 2008/09 che non può essere superata. E già si sa che (in Lombardia ma non solo) c’è un aumento di alunni iscritti e un aumento di richieste di tempo pieno e 40 ore…

 

E le compresenze? Nel caso specifico del tempo pieno si dice che “Le quattro ore residuate rispetto alle 40 settimanali (44 di docenza a fronte delle 40 di lezioni e di attività), comunque disponibili nell’organico di istituto, potranno essere utilizzate prioritariamente per l’ampliamento del tempo pieno sulla base delle richieste delle famiglie e, in subordine, per la realizzazione di altre attività volte a potenziare l’offerta formativa (compreso il tempo mensa per le classi che attualmente praticano i rientri pomeridiani).”

 

Un po’ più avanti, dopo aver affermato che l’istituzione scolastica, nell’esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa prevista dal Dpr 275//99 (sic), articola il tempo scuola in modo flessibile, individuando le soluzioni più idonee per il migliore impiego delle risorse, si precisa che “le ore di insegnamento residuate dalla istituzione di classi a 24 ore e dalla presenza aggiuntiva di docenti specialisti per l’insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica, nonché dal recupero delle ore di compresenza del tempo pieno possono essere impiegate per ampliare l’offerta formativa della scuola (a titolo esemplificativo: estensione del tempo pieno, modello orario settimanale delle 30 ore nelle classi prime, orario mensa nelle classi che adottano rientri pomerdiani).”

 

 

Un capolavoro di chiarezza, ripetiamo. Svelato l’arcano (se di arcano si può parlare). Adesso si capisce fino in fondo quale sarà l’utilizzo delle compresenze dei docenti del tempo pieno. Il decreto interministeriale (art.5) ribadisce che l’organizzazione di classi funzionanti a tempo pieno, con orario settimanale di 40 ore mensa inclusa, è realizzata nei limiti dell’organico assegnato per l’a.s. 2008/09 “senza compresenze” e che “le quattro ore di compresenza per classe sono utilizzate per la costituzione dell’organico di istituto”

(a proposito: ma secondo autorevoli fonti sindacali, vedi ad es. una recente nota della Cisl scuola, il testo del Regolamento sul primo ciclo non era stato emendato, anche a seguito degli interventi sindacali, nel senso che “le maggiori disponibilità di ore (cioè le compresenze) rientravano all’interno dell’istituto”, quindi erano gestite direttamente dalle scuole e non erano strettamente finalizzate alla formazione dell’organico? Cosa è successo nel frattempo?).

 

La Circolare attuativa indica comunque con nettezza alcune modalità di utilizzo. Innanzi tutto le ore di compresenza dei docenti del tempo pieno (delle classi già avviate, per intenderci) andranno a coprire le ore necessarie per attivare nuove classi prime a tempo pieno (per rendere possibile l’espansione, appunto, di altre classi a 40 ore). Oppure a coprire l’orario restante per attivare classi prime a 30 ore. Poi serviranno per coprire il tempo mensa delle classi (ex modulo) già avviate, che effettueranno 30 ore di lezione. Ricordiamo, per inciso, che già oggi in molte scuole milanesi e lombarde l’orario effettivo delle classi a modulo in realtà non è di 27 o 30 ore, ma di 27 o 30 ore di lezione più il tempo mensa, quindi in pratica almeno di 30-33 ore di tempo scuola (a seconda dei rientri pomeridiani che, sul territorio regionale, sono comunque generalizzati, a differenza del meridione).

 

Per coprire il tempo scuola necessario (nuove classi prime a 40 ore, classi a 30 ore) vengono poi considerate anche le ore di contemporaneità che si “liberano” quando in classe c’è il docente specialista di inglese o quello di religione (se non ci sono alunni che svolgono le attività alternative…). Insomma tutte queste ore di contemporaneità, siano esse le compresenze dei docenti del tempo pieno o le ore di sovrapposizione con inglese o religione, sono utilizzate di fatto ai fini della costituzione dell’organico di istituto o dell’ampliamento (orario) dell’offerta formativa.

Il passaggio è chiaro.

 

Ci resta qualche dubbio circa gli istituti scolastici (a Milano sono parecchi) che hanno solo classi a tempo pieno e che non hanno un aumento di classi rispetto allo scorso anno. Pensiamo ad esempio ad una scuola che ha 20 classi a tempo pieno (prime a.s.2009/10 incluse). Qui verranno assegnati 40 docenti, secondo il principio del doppio organico? E, in tal caso, come dovranno essere utilizzate le ore di compresenza, visto che il decreto esclude la permanenza delle compresenze anche all’interno tempo pieno? Dovranno essere utilizzate in via sistematica per le supplenze? Oppure si terrà conto – ai fini della costituzione dell’organico di istituto, appunto – del monte ore di compresenza degli insegnanti titolari di classe, unitamente a quelle di inglese e di religione, e si assegnerà alla scuola un numero minore di docenti (38-39) come già successe nelle scuole milanesi all’epoca della Moratti? Su questo punto il dott. Cosentino, nella conferenza stampa milanese, a domanda precisa, è stato sfuggente, rinviando all’esercizio dell’autonomia scolastica. Sì, obiettiamo noi, ma sulla base di quali e quante risorse?

 

Una cosa è certa. Il “gruppo docente” dei moduli è morto e sepolto (non aveva sentenziato così la Gelmini?) e il tempo pieno cambia natura. Scompare in altri termini il tempo pieno come modello pedagogico, all’interno del quale le compresenze erano elemento costitutivo ed essenziale (e su questo tema ritorneremo in maniera più approfondita). Resta l’opzione di un modello orario, di un tempo scuola di 40 ore settimanali. Più o meno come ai tempi della Moratti. Anzi peggio, se si pensa che qui l’obiettivo è la distruzione dell’organizzazione modulare, della cooperazione educativa e del gruppo docente.

 

Gianni Gandola