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Code e inserimento a pettine

by Roberto Camano — last modified 2009-11-04 12:47

Breve sintesi della situazione delle graduatorie ad esaurimento e dello stato dei ricorsi - a cura di Roberto Camano

 

ANTEFATTO

 

Per capire tutta la questione dell’inserimento in coda o “a pettine” nelle graduatorie ad esaurimento, bisogna partire dal decreto ministeriale per la graduatorie del biennio 2007-2009 del marzo 2007, quando il presidente del consiglio era Prodi ed il ministro dell’istruzione Fioroni. Il decreto cambiava la natura delle graduatorie permanenti “trasformate in graduatorie ad esaurimento”, e stabiliva che “dall’anno scolastico 2009/10 è consentito solo l’aggiornamento della propria posizione e il trasferimento ad altra Provincia, in posizione subordinata a tutte le fasce”. Questo implicava che nessun altro precario poteva iscriversi alle graduatorie dopo il 2007 (chi non avesse ottenuto ancora l’abilitazione ma era già iscritto ad uno dei canali che portava ad una abilitazione si poteva iscrivere con riserva, con successivo scioglimento una volta conseguita l’abilitazione) e che un cambio della provincia, rispetto a quella in cui un insegnante era iscritto nel 2007, comportava l’impossibilità di inserirsi “a pettine” nella nuova provincia, ovvero nella posizione spettante in base al punteggio maturato.

 

Questi provvedimenti erano inseriti in un contesto nel quale il Governo aveva stabilito un piano triennale di 150000 assunzioni di insegnanti e di 30000 ATA, ovvero l’assunzione di gran parte dei precari inseriti nelle graduatorie. E con le assunzioni dei successivi anni le graduatorie sarebbero così andate ad esaurirsi (da qui il cambio del nome) e nel frattempo si sarebbero stabilite nuove regole di reclutamento. Questo sulla carta: nella pratica era prevista solo la copertura finanziaria del primo anno (50000 assunzioni fra i docenti e 10000 fra gli ATA), mentre serpeggiava già fra i precari il dubbio di ciò che sarebbe realmente accaduto negli anni successivi, visto il disincanto di promesse mai mantenute in precedenza.

 

Per molti insegnanti che si erano trasferiti negli anni precedenti o che avevano intenzione di trasferirsi in quella occasione – generalmente dal sud al nord Italia – era un momento particolarmente delicato e spesso doloroso. Infatti per la maggior parte di questi il trasferimento era dovuto al fatto che erano inseriti in province che non fornivano a loro possibilità di lavoro, o di assunzioni a tempo indeterminato. Dovevano scegliere di ritornare ora nei luoghi di origine o rimanere, forse per anni o forse per sempre, in province che avevano scelto temporaneamente per trovare lavoro, ma in cui non intendevano vivere. D’altra parte il disagio lo vivevano anche i precari “stanziali” che avevano puntato sempre nella propria provincia di origine e che si vedevano scavalcare in graduatoria ad ogni aggiornamento da altri colleghi che si erano trasferiti. Le due parti erano in totale dissenso, come in ogni guerra di poveri, e l’unica soluzione sarebbe stata l’assunzione massiccia di precari, ma le cose ormai sappiamo andarono in modo ben peggiore di come i precari più pessimisti potessero immaginare.

 

 

TAGLI E RICORSI

 

Nel febbraio del 2008 cade il governo Prodi e nelle elezioni di aprile vince Berlusconi. Il governo Prodi prima di cadere non si azzarda di sbloccare la seconda tranche di assunzioni e il nuovo governo dimezza il numero delle assunzioni: 25000 insegnanti anziché 50000 e 7000 anziché 10000 ATA. Poco più tardi la mazzata arriva con la legge 133 del 6 agosto, che stabilisce 8 miliardi di euro di tagli nella scuola pubblica in tre anni: è una delle prime misure prese dal nuovo governo Berlusconi che introduce nella stessa legge tagli all’università e in generale a tutta la spesa pubblica. Un successivo piano elaborato dal ministero dell’istruzione stabilisce il quadro degli interventi: 87400 insegnanti e 44500 ATA in meno nei successivi tre anni.

 

A distanza di pochi mesi il nuovo ministro dell’istruzione Gelmini emana un decreto – il cosiddetto decreto Gelmini, poi convertito in legge 169 il 30 ottobre - che oltre ad introdurre gli ormai noti provvedimenti sul “maestro unico” e sul “cinque in condotta”, introduce anche un articolo 5-bis “Disposizioni in materia di graduatorie ad esaurimento” in cui di fatto si cambiano le regole previste dal decreto delle graduatorie ad esaurimento 2007-2009, permettendo ai nuovi abilitati di iscriversi per la prima volta nelle graduatorie ed inserirsi in esse “a pettine”. Il giorno prima del voto di fiducia al senato sparisce un pezzo dell’emendamento all’articolo perché in caso contrario la Lega aveva minacciato di non votare la fiducia. Il pezzo stralciato prevedeva che anche i docenti che si trasferivano di provincia sarebbero entrati “a pettine” nelle nuove province. La Lega si era opposta a questo provvedimento dopo una campagna promossa nei mesi precedenti contro gli insegnanti meridionali ignoranti che “rubavano” il posto a quelli settentrionali.

 

Nell’aprile 2009 esce il decreto ministeriale per la graduatorie del biennio 2009-2011. Sono già in corso alcuni ricorsi al TAR del Lazio, patrocinati dall’associazione ANIEF, da parte di insegnanti precari che avevano cambiato la provincia nel 2008. Il TAR sembra orientato a dare ragione ai ricorrenti, così il Governo cerca una soluzione di compromesso che rende ancora più confusa la situazione: i docenti precari potranno iscriversi in altre tre province, in cui saranno inseriti in coda a tutte le fasce, o per meglio dire ci sono tre code, una per ognuna delle fasce.

 

A questo punto lo scontro si alza di tono: l’ANIEF, nel frattempo trasformatosi in sindacato della scuola, impugna al TAR del Lazio il decreto delle graduatorie e alcune migliaia di insegnanti precari ricorrono, nonostante il costo di circa 200 euro per l’iscrizione al sindacato e le spese processuali. Scaduto il termine di 60 giorni per il ricorso, vari sindacati e associazioni promuovono il ricorso semigratuito al Presidente della Repubblica al quale ancora qualche migliaio di docenti aderiscono. E’ interessante sottolineare come alcuni sindacati si dichiarano contrari al ricorso al nord e favorevoli al sud.

 

Già a luglio il TAR del Lazio emette l’ordinanza di “sospensiva” che dà ragione ai ricorrenti. In pratica gli effetti del decreto delle graduatorie dovrebbero essere sospesi e l’ANIEF chiede ai ricorrenti il mandato per rendere esecutiva l’ordinanza presso gli Uffici Scolastici Provinciali, in modo tale che i ricorrenti entrino “a pettine” nelle nuove tre province scelte. Scrive l’ANIEF ai ricorrenti “tali ordinanze sono immediatamente esecutive ed obbligano gli USP ad inserire esclusivamente i ricorrenti nelle tre graduatorie provinciali opzionali in base al punteggio aggiornato nelle graduatorie di previa iscrizione”.

 

Il Ministero ha 60 giorni per ricorrere al Consiglio di Stato, il secondo grado di giudizio per la giustizia amministrativa, e così procede ai primi di settembre. Alla fine di settembre il Consiglio di Stato respinge l’appello e il Ministero risponde con l’inserimento con riserva dei ricorrenti “a pettine”. A questo punto l’ANIEF chiede al TAR del Lazio di accogliere l’ordinanza di ottemperanza per inserire di fatto i ricorrenti nelle graduatorie e il TAR accoglie la richiesta il 9 ottobre disponendo le seguenti cose:

 

  • assegna il termine di trenta giorni “entro il quale l'amministrazione soccombente dovrà dare puntuale esecuzione all'ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l'inserimento "a pettine" dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali”

  • “in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dr. Luciano Cannerozzi de Grazia” che dovrà rendere esecutiva l’ordinanza nel caso il Ministero non lo attuasse entro il termine stabilito

  • condanna il Ministero “al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5.000,00”.

 

A questo punto al Ministero rimangono solo due strade: o attivare gli USP affinchè i ricorrenti siano inseriti senza riserva “a pettine” oppure aggirare l’ostacolo rendendo inefficaci le ordinanze di TAR e Consiglio di Stato, e il Ministero sceglie la seconda. Sta già lavorando sul cosiddetto decreto “salva precari”, che gli permette di gettare fumo negli occhi all’opinione pubblica e a dividere ancora una volta i precari della scuola, facendo finta di stabilizzare i precari che hanno perso il posto di lavoro per gli effetti della legge 133 e i successivi interventi del ministero. Per prendere due piccioni con una fava inserisce in un provvedimento, che se approvato diventerà legge, quello che aveva stabilito nel decreto ministeriale per la graduatorie del biennio 2009-2011, e cioè che coloro che cambiano provincia o si sono inseriti nelle nuove tre province vengono inseriti in coda. Un provvedimento diventato legge rende inefficace le disposizioni del TAR e non può essere impugnato con un ricorso.

 

Secondo l’ANIEF anche questo tentativo del Ministero risulterà inefficace e promulga ai ricorrenti il seguente comunicato:

“L’emendamento annunciato dal Ministro Gelmini assume sempre più i contorni di una legge ad personam et contra ius, che sfugge al criterio della generalità della norma e pone un conflitto tra poteri dello Stato. Il provvedimento ha il solo fine di rinviare di un anno il commissariamento del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed è palesemente contrario alla nostra Costituzione. Se si studia la giurisprudenza in materia (sentenze n. 282/05, 266/06, 267/07 della Corte Costituzionale) neanche una legge di interpretazione autentica può annullare una sentenza della magistratura, pena la violazione degli articoli 24, 103, 111, 113 della Costituzione. Sul merito dei principi costituzionalmente garantiti, infatti, già i giudici del Tar si sono espressi con sentenza n. 10809/08 affermando che un’eventuale norma di legge tesa a mantenere il trasferimento in coda e non a pettine violerebbe gli articoli 3, 51, 97 della stessa Costituzione. Perché allora non mettere la parola fine a questa vicenda fin da adesso evitando risarcimenti milionari e incertezza sulle nomine?”

 

Un emendamento dello stesso decreto prevede anche che nelle prossime graduatorie del biennio 2011-2013 gli insegnanti precari possano essere in graduatoria in due diverse province e “a pettine”.

 

La situazione è ormai parecchio ingarbugliata: nel frattempo il Ministero ha effettuato ad agosto le 8000 immissioni in ruolo di docenti (contro le 50000 del piano triennale di Fioroni) e 8000 di ATA, e se i ricorrenti alla fine di tutto questo iter avranno ragione coloro che sono stati assunti potrebbero anche rischiare di vedersi annullare i loro contratti a tempo indeterminato.

 

Roberto Camano - 20/10/2009

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