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DECRETO SVILUPPO: MSP vs MIUR

by miriam petruzzelli last modified 2011-05-13 16:38

Dopo la sentenza-shock del Tribunale del lavoro di Genova, il ministro Gelmini, invece di cercare finalmente una soluzione reale al problema del precariato della scuola, con la solita arroganza, tenta di apportare modifiche alla direttiva europea in modo da bloccare i ricorsi, ma la partita è tutt'altro che chiusa.

Il Decreto Sviluppo, recentemente emanato, elude l’attuazione della direttiva europea che prevede appunto l'assunzione a tempo indeterminato dopo tre contratti a tempo determinato.

Sulla base di questa direttiva (che prevale sulla normativa nazionale) sono stati finora vinti tutti i ricorsi dei precari della scuola.

La norma già ribattezzata “ammazza-scatti” tuttavia non potrebbe in nessun modo essere retroattiva, come invece si vorrebbe far credere.

 

I precari della scuola ritengono che dietro al dibattito innescato da norme così frettolosamente inserite nel Decreto Sviluppo, si intraveda non solo la consapevolezza da parte del Governo dell’inevitabile riconoscimento dei diritti dei precari per via giudiziaria, ma anche la precisa volontà di distogliere l’attenzione dei precari da quello che inquesti giorni è il tema cruciale: i numeri effettivi sulle immissioni in ruolo e un piano di assunzioni che sia il più chiaro possibile. E’ questa infatti la battaglia cruciale sulla quale i precari si compattano e pretendono la massima chiarezza. Ancora una volta e con sempre maggiore convinzione, si ritiene che sia necessario pretendere il rispetto della direttiva europea.

 

E' a dir poco paradossale che un decreto, significativamente nominato “Sviluppo”, non faccia notizia per i suoi contenuti programmatici in materia di politica occupazionale, ma per le limitazioni ai diritti dei lavoratori, per la mancata stabilizzazione, che si vorrebbe addirittura sancita per legge e per la discriminazione dei lavoratori precari.

Oggi il precariato della scuola ha raggiunto livelli senza precedenti: sono oltre 150.000 i lavoratori nella scuola che nell’anno scolastico in corso hanno un contratto annuale (1lavoratore su 6); Costoro non sostituiscono altri lavoratori, ma occupano posti liberi che vengono di anno in anno riconfermati, con pesanti ricadute per la vita di ogni precario/a e per la qualità della scuola pubblica. Nessuno di noi infatti può avviare una programmazione più lunga dell’anno in corso. Gli studenti devono adattarsi al cambio sistematico di almeno un docente ogni anno e spesso per tutto il ciclo degli studi che stanno effettuando.

Una soluzione ragionevole tuttavia esiste: sanare questa situazione con un sistematico piano di assunzioni nel rispetto di queste leggi che tenga anche conto dei nuovi sistemi di reclutamento varati.

 

Purtroppo però il nostro Governo non sembra volersi occupare seriamente della formazione dei futuri cittadini di questo paese e cerca semmai solo il caos manifestando nel contempo tutto il suo disprezzo nei confronti della scuola pubblica. Le ultime notizie parlano dell'autorizzazione da parte del MEF di 10.000 assunzioni di docenti e 6500 ATA ( e non le 65.000 promesse nel corso della campagna elettorale): una manciata di posti che non bastano nemmeno a coprire i pensionamenti.

 

Noi riteniamo inammissibili e rigettiamo con forza quei provvedimenti legislativi che impediscono ai precari di vedere riconosciuti i propri diritti e ci rivolgeremo alle autorità competenti.

 

Per fortuna sappiamo anche che l’arroganza del ministro Gelmini non le consentirà comunque di oltrepassare certi confini giuridici.

Uno Stato membro non può modificare una direttiva europea e questo l’avvocato Gelmini dovrebbe saperlo.

 

 

 

Movimento Scuola Precaria – CPS MILANO

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