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Bozza di piano per la stabilizzazione dei precari della scuola

by Claudio Nicrosini last modified 2011-06-17 18:04

Per una piattaforma di mobilitazione dei precari della scuola

 

Principio generale

 

La nostra richiesta per un reale piano di stabilizzazione dei precari prevede il rispetto delle leggi europee e italiane relative alla regolamentazione dei contratti a tempo determinato già applicate nel settore privato. In varie forme queste leggi prevedono la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato al terzo contratto stipulato o dopo aver lavorato (anche non consecutivamente) per 36 mesi con lo stesso datore di lavoro (nel nostro caso il MIUR).

 

La nostra attività per ottenere la stabilizzazione dei precari si muove quindi su due fronti. Il primo è un fronte giuridico, attraverso i ricorsi che stiamo promuovendo da quasi un anno e che chiedono in prima istanza una assunzione per i ricorrenti in conformità alle leggi precedentemente citate. Non sarà facile ottenere sentenze definitive in questo senso ma vogliamo evidenziare che anche in questo percorso il nostro intento non è quello di ottenere l’assunzione di qualche centinaio o qualche migliaio di ricorrenti ma di far passare il principio di una equiparazione dell’applicazione delle leggi nel settore pubblico come in quello privato.

In ogni caso anche se non dovessimo ottenere, attraverso la strada giuridica, la stabilizzazione dei precari, è abbastanza probabile l’ottenimento degli stessi diritti economici dei colleghi di ruolo, che porterebbe lo Stato a non avere più evidenti vantaggi nel mantenere centinaia di migliaia di posti precari nella scuola.1

 

L’altro fronte che vogliamo percorrere è quello politico. Noi pensiamo che un serio piano di stabilizzazione dei precari della scuola si potrà ottenere proprio attraverso la stessa regolamentazione dei contratti a tempo determinato come previsto dalle leggi europee e italiane. Un piano che riguarda tutti i precari che hanno lavorato o che lavoreranno 3 anni (o 36 mesi) nella scuola e che di fatto sradichi il concetto di contratti a tempo determinato senza limitazioni, dando una prospettiva a tutti i precari (odierni e futuri).

 

Riteniamo infatti che altre strade (fra l’altro già percorse senza successo) che portano ad una assunzione anche corposa (si ricordino i 65000 precari assunti nel 2007 dal Ministro Fioroni) siano delle una tantum che non risolvono il problema del precariato alla radice. E abbiamo anche degli evidenti dubbi su rivendicazioni imperniate sull'assunzione su tutti i posti disponibili perché possono portare a due gravi inconvenienti:

 

  • chi lavora su una classe di concorso in esubero o su una provincia che non garantisce nessuna prospettiva è in una situazione senza sbocchi

  • con l’odierno pronunciamento della Corte Costituzionale che dichiara illegittime le “code” nelle graduatorie ad esaurimento, i precari potranno cambiare la provincia in cui inserirsi in graduatoria. Questo porterà da una parte a situazioni di esodo che creeranno problemi di sradicamento per chi dovrà spostarsi perché nella sua provincia non riesce a lavorare, ma anche enormi problemi a coloro che nelle proprie province si vedranno scavalcare da precari trasferiti.

 

Insomma la cosa più probabile che avverrà in questi casi sarà la guerra totale fra poveri per garantirsi un posto. Ben consapevoli che la guerra fra poveri (che si combatterà con scelte individuali anche a colpi di ricorsi e controricorsi) farà tante vittime e non risolverà il problema di fondo, noi crediamo che l’unico modo per evitarla e nello stesso tempo di risolvere in senso positivo il fenomeno della precarietà nella scuola sia quella di condividere un piano comune. Anche perché siamo consapevoli che il fenomeno del precariato nella scuola non sia mai stato risolto – oltre che per gravi colpe politiche e sindacali - a causa di fratture delle richieste dei precari stessi.

 

 

Ipotesi di applicazione

 

L'assunzione al terzo anno di servizio o dopo 36 mesi dovrebbe valere tanto come obiettivo generale dei precari quanto come principio di programmazione per la scuola nel suo complesso, regolando sistematicamente le immissioni in ruolo e conseguentemente imponendo previsioni e determinazione (almeno triennali) degli organici della scuola.

Si potrebbe obiettare che l'assunzione in blocco di tutti i precari con più di tre anni di lavoro sarebbe di difficile applicazione in un'unica soluzione, soprattutto in relazione al groviglio di precarietà (mole di precari e molteplicità di fasce di precari e classi di concorso) determinatosi negli anni.

Anche in questo caso tuttavia non risulterebbe impossibile arrivare all'applicazione della normativa europea dopo un breve periodo di transizione.

 

1) Da un punto di vista puramente quantitativo, ad uno studio della situazione delle graduatorie di alcune delle principali città italiane (Roma, Milano, Napoli) risulta che, anche limitandosi annualmente ad assunzioni a tempo indeterminato all'incirca dell'ordine di grandezza di quelle “una tantum” avvenute senza particolari difficoltà di gestione sotto il ministro Fioroni, entro tre anni al massimo la situazione potrebbe essere completamente risolta e la precarietà di fatto riassorbita.

 

Possibili soluzioni alternative di scaglionamento sarebbero, secondo criteri così limitati, le seguenti:

  • che l’anno prossimo entrino in ruolo tutti coloro che hanno 12 anni di servizio, l’anno dopo quelli che ne hanno 9, poi 6 e nel 2014 si entri a regime

  • che l’anno prossimo entrino in ruolo tutti coloro che hanno 10 anni di servizio, l’anno dopo quelli che ne hanno 8, poi 6 e nel 2014 si entri a regime

  • che l’anno prossimo entrino in ruolo tutti coloro che hanno 8 anni di servizio, l’anno dopo quelli che ne hanno 6, poi 4 e nel 2014 si entri a regime

 

Riassumendo in tabella

 

Prima ipotesi

 

Seconda ipotesi

 

Terza ipotesi

 

2011/12

12

 

10

 

8

 

2012/13

9

8+1

8

7+1

6

5+1

2013/14

6

4+2

6

4+2

4

2+2

2014/15

3

0+3

3

0+3

3

0+3

 

In relazione alla precedente tabella:

  • nella prima ipotesi entrerebbero in ruolo coloro che hanno 12 anni di servizio nel 2011/12;

  • nel 2012/13 quelli che ne hanno 9 (cioè coloro che dopo il 2010/11 ne hanno 8 più l’anno 2011/12); nel 2013/14 coloro che hanno 6 anni di servizio (cioè coloro che dopo il 2010/11 ne hanno 4 più i due anni 2011/12 e 2012/13); nel 2014/15 coloro che ne hanno 3 (cioè potrebbero entrare in ruolo coloro che hanno iniziato a lavorare nel 2011/12);

  • nella seconda ipotesi coloro che hanno svolto quattro anni di servizio nel 2010/11 fra 2 anni sono di ruolo;nella terza ipotesi poi coloro che hanno 2 anni di anzianità passano di ruolo fra 2 anni;

 

In tutti e tre i casi entro tre anni al massimo si arriverebbe ad una modalità di assunzione conforme al principio generale illustrato precedentemente.

 

Un corollario che aiuterebbe l’entrata di forti contingenti di precari in ruolo è quello di un piano di scivolamento pensionistico. Forse non serve chiederlo neanche straordinario, vista la quantità di colleghi in ruolo che avrebbero dovuto andare in pensione nei prossimi 3 anni, se non ci fosse stato l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne (mi confermate che vale solo per le donne e che è già attivo ?).

 

2) Dal punto di vista della determinazione e gestione degli organici, evitare situazioni tali che non ci siano abbastanza posti per tutti coloro che verrebbero ad essere stabilizzati in una determinata provincia e/o per una certa classe di concorso, sarebbe abbastanza semplice.

Anche da questo punto di vista le ipotesi potrebbero essere diverse:

  • per ogni scuola o gruppo di scuole si potrebbe determinare un contingente di organico funzionale aggiuntivo per permettere di coprire le inevitabili assenze per brevi periodi, per le ore alternative all’ora di religione; per tenere aperte le biblioteche scolastiche, ecc.

  • potrebbero essere ristabilite ore a disposizione incluse nell'orario contrattuale di base. Si potrebbe in alte parole proporre che tornino ad esserci 2 o 3 di ore a disposizione (per esempio 16 ore di cattedra + 2 per sostituzioni) anche in considerazione del fatto che le scuole non hanno più fondi per le supplenze brevi e che le soluzioni a questo problema vanno dallo “smembramento” delle classi alla dimissione della classe o alla classe lasciata a se stessa.2

  • ogni docente assunto, in caso di forti esuberi in una determinata provincia, potrebbe avere la possibilità di scegliere 3-4-5 province alternative dove poter ottenere la cattedra a tempo indeterminato

  • in caso di forti esuberi in una determinata classe di concorso si potrebbe fornire la lista completa di posti disponibili (graduatoria nazionale)

 

Resta in ogni caso evidente che, in presenza di un forte piano di stabilizzazione, il problema della collocazione specifica del personale potrebbe essere agevolmente risolto, per lo più con una ricaduta fortemente positiva sulla qualità della scuola, con il semplice buon senso.

Condizione imprescindibile per la corretta determinazione degli organici, invece, sarebbe un forte potenziamento dell'amministrazione scolastica: con un monitoraggio puntuale e completo delle iscrizioni e della dispersione scolastica così come del personale realmente impiegato in ogni scuola e provincia; con una modalità unica e trasparente di assunzione del personale (anche per le supplenze brevi); con previsioni ponderate e a medio lungo-termine degli organici necessari.

In poche parole: veramente necessaria sarebbe una programmazione di medio lungo periodo delle esigenze della scuola pubblica italiana.

 

3) Dal punto di vista delle graduatorie, occorrerebbe:

  • preservare e rafforzare criteri di accesso alle graduatorie uniformi su scala nazionale, pubblici, aperti e trasparenti

  • regolare l'accesso (corsi e concorsi) alle graduatorie sulla base di una programmazione effettiva nella determinazione degli organici (in vista di una reale assunzione dopo tre anni di servizio) di lungo periodo e capillare

  • consentire l'accesso a corsi abilitanti e quindi alle graduatorie per quei precari non abilitati e che lavorano da anni in classi di concorso per le quali non siano stati attivati da tempo e non verranno attivati in futuro corsi di abilitazione.

  • Istituire immediatamente e in modo inderogabile corsi speciali abilitanti per coloro che abbiano raggiunto gli anni di servizio sufficienti, affinché possano essere assunti appena conseguita l'abilitazione

  • La mancata istituzione di corsi abilitanti dal parte del MIUR nei due punti precedenti potrebbe addirittura avere come ricaduta l’assunzione comunque dei precari non abilitati, che ne hanno i requisiti, nell’anno scolastico successivo

 

1 Le sentenze di primo grado che man mano vengono pronunciate dai vari tribunali del lavoro di Italia, prevedono anche un risarcimento per abuso di contratto a tempo determinato. Se l’ottenimento degli scatti comporta in pratica per lo Stato un onere che diventa identico fra personale a tempo determinato e quello a tempo indeterminato, le spese accollate al MIUR per il risarcimento dei precari ricorrenti è una spesa “ulteriore” che il Ministero non avrebbe se i precari stessi fossero assunti in ruolo.

2 Resta fermo che ogni USP in ogni caso dovrebbe formare delle cattedre tenendo in considerazione tutte le ore a disposizione (compresi gli spezzoni sotto 7 ore) e combinando insieme anche gli spezzoni di scuole distinte (per esempio 12 ore in una scuola e 6 in un'altra o anche 10+5+3 ore anche in tre scuole distinte ma facilmente raggiungibili l’una dall’altra)