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Come procedere?

by CESP Venezia — last modified 2009-02-15 23:32

E’ evidente che lo Schema di Regolamento lascia spazi per contrapporci, scuola per scuola, alla sua attuazione, proprio adducendo le normative sul benessere a scuola e sulla sicurezza. Certo che, a monte di tutto, c’è l’art. 64 della legge 133 con i tagli previsti e contabilizzati, con tanto di clausola di salvaguardia, quindi lo scontro non può dirsi concluso fintantoché tale articolo non sarà abrogato.

E non è detto che il movimento non riprenda con vigore la protesta costringendo il governo a recedere. I segnali della mezza marcia indietro, con la possibilità di scelta alla primaria di altri moduli orari, oltre al maestro unico sulle 24 ore, il rinvio all’anno prossimo per i nuovi ordinamenti delle superiori, ci indicano che ci sono ancora dei margini.


Lo scontro sarà lungo e difficile e dovrà durare tutto l’anno scolastico.
Intanto a gennaio/febbraio lo scontro dovrà svolgersi scuola per scuola, per attendere altre settimane di mobilitazioni massificate più in avanti.


Dopo le pre - iscrizioni, che quest’anno le famiglie devono presentare entro il 28 febbraio, i Dirigenti Scolastici mandano i dati agli Uffici Scolastici Provinciali per la proposta di formazione delle classi.


La Rappresentanza Sindacale di Base (R.S.U.) dell’istituzione scolastica ha diritto ad essere informata dal Dirigente, quindi la parola d’ordine è chiedere al dirigente di vedere i dati della formazione delle classi e conseguentemente delle cattedre, prima che li trasmetta (ed eventualmente riunire i colleghi per discutere e prendere posizione); questo anche per evitare D.S. più realisti del Re che si auto-aumentano gli alunni per classe per fare bella figura con l’Ufficio Scolastico Regionale.


E’ affidata ad un membro della R.S.U. la rappresentanza della sicurezza per i lavoratori (Rls) e quindi, già in sede formazione delle classi, si deve obbiettare sulla congruenza alla Norma.

 

Ad esempio, nella secondaria di secondo grado – secondo lo Schema di Regolamento -, la previsione del numero delle classi iniziali dovrà essere formulata dividendo per 27 il numero complessivo degli alunni preiscritti, tenendo conto dei seguenti elementi di valutazione:

a) domande di iscrizione presentate;
b) eventuale scostamento tra le iscrizioni e il numero degli studenti effettivamente frequentanti
ciascuna scuola nei precedenti anni scolastici;
c) serie storica dei tassi di non ammissione alla classe successiva;
d) ogni altro elemento obiettivamente rilevabile derivante da nuovi insediamenti urbani,
tendenze demografiche, livelli di scolarizzazione, istituzione di nuove scuole e nuovi
indirizzi di specializzazione. (art. 18 dello Schema di Regolamento)

E’ necessario quindi un controllo dal basso dei calcoli e delle proposte del D.S. all’Amministrazione di livello superiore.


In presenza di alunni diversamente abili,
di norma, le classi iniziali delle scuole di ogni ordine e grado dovranno essere costituite da non più di 20 alunni: bisogna vigilare che questo di “norma” sia effettivo.


Poi c’è la questione della sicurezza.


L’art. 11 del decreto DLgs 81/08 (che sostituisce integrandola la 626), prevede l’«inserimento in ogni attività scolastica … di specifici percorsi formativi interdisciplinari alle diverse materie scolastiche volti a favorire la conoscenza delle tematiche della salute e della sicurezza nel rispetto delle autonomie scolastiche». Per la realizzazione di tali attività sono previsti finanziamenti ministeriali che potranno essere integrati con «risorse disponibili degli istituti».


L’inserimento nei POF di una progettualità mirata a promuovere il coinvolgimento di docenti e allievi in percorsi che pongano al centro il tema della sicurezza, è cosa auspicata dal Testo Unico stesso.


Quindi prevedere in ogni scuola la costituzione di gruppi di lavoro tra docenti, studenti e genitori che portino avanti un monitoraggio della situazione degli spazi scolastici (fatto che potrebbe avvenire anche all’interno della didattica nelle scuole superiori, con classi coinvolte in un lavoro di rilievo e misurazione dei locali), non è certo da escludere.


Tali gruppi di lavoro, potrebbero indire assemblee aperte con i genitori, con gli enti locali proprietari, allo scopo di aprire vertenze territoriali sull’edilizia scolastica sicura, da contrapporre alla logica perversa di Tremonti/Gelmini sull’aumento degli alunni per classe.


I Rappresentati dei Lavoratori per la Sicurezza (R.L.S.), previsti dalla 626 ed eletti dal personale,

dovrebbero avere un ruolo preciso in questo gruppi di lavoro, così come il Servizio di Prevenzione e Protezione (S.P.P.).
Insomma nelle scuole ci si dovrebbe riappropriare di questi strumenti previsti dalla normativa sulla sicurezza.


I Collegi Docenti potrebbero programmare attività sulla sicurezza: corsi di informazione/formazione retribuiti, volti proprio al controllo dal basso della sicurezza nella scuola.
Non deve passare quanto si è concretizzato in questi anni sulla questione: si parla di sicurezza, ma quando si deve praticarla effettivamente non s’investe con risorse adeguate e succedono poi tragedie quali quella di Rivoli (To) di qualche mese fa, quando un ragazzo ha perso la vita in una sede scolastica fatiscente.


Ad esempio, in un manuale usato per i corsi di formazione per i preposti alla sicurezza, a cura della Regione Veneto, Regione Toscana, Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto (Gestione del sistema sicurezza e cultura della prevenzione nella scuola – pubblicato nel gennaio 2006) a pag. 53 è riportato:


Affollamento. L’eccessivo affollamento è uno stato generalizzato nelle scuole italiane. Le indicazioni contenute nei Decreti Ministeriali 331/98 e 141/99 sulla formazione delle classi non tengono infatti conto delle norme sulla prevenzione incendi per l’edilizia scolastica emanate con decreto del Ministero dell’Interno del 26/8/92. Questa situazione, non modificabile da parte del personale della scuola, dovrà essere presa in considerazione come fattore di rischio e indicata nel documento di valutazione dei rischi”.


Insomma quello dell’affollamento delle aule – secondo gli enti preposti alla salute e alla sicurezza – dovrebbe essere un dato ineluttabile, un rischio calcolato, di cui tenerne conto nell’elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi (D.V.R.) previsto dalla 626 per i posti di lavoro.
Noi non possiamo rassegnarci all’ineluttabilità dei tagli alle risorse e agli organici nell’istruzione, con il peggioramento delle condizioni per fare una buona e sicura scuola.
Per noi il rischio calcolato, anche dal punto di vista educativo, non può esistere.
Dobbiamo tendere al rischio zero.


Dobbiamo, con l’iniziativa di informazione e di lotta, lavorare per disapplicare le norme sulla formazione delle classi previste dallo Schema di Regolamento. Questo per strappare numeri umani di allievi per classe e contrastare l’eccessivo affollamento per aula, primo grave problema legato alla evacuazione in caso di incendio e pericolo.


Certo siamo nella logica della riduzione del danno. Quando le dotazioni organiche complessive sono definite annualmente sia livello nazionale che per ambiti regionali, predeterminate centralmente mediante Decreti Interministeriali, c’è il pericolo che qualche istituzione scolastica riesca a strappare condizioni più vantaggiose in termini di classi ed organici, magari a scapito di un’altra scuola che non ci riesce, perché quello che conta per l’Amministrazione sono le medie e il tetto definito per gli organici.
Ma noi dobbiamo puntare al fatto che ogni situazione riesca a costruire un rapporto di forza vincente con una mobilitazione radicata, che faccia saltare medie, indici e parametri che l’Amministrazione si è data.
Questo non significa rinunciare alla battaglia generale per l’abrogazione dell’art. 64 della legge 133 e che ci rassegniamo a gestire l’esistente scuola per scuola.


Dobbiamo tenere insieme la resistenza per la riduzione del danno e la lotta generale contro lo smantellamento della scuola pubblica, e - aggiungiamo noi - l’iniziativa per il Per.
Non siamo solo per il No, dobbiamo confrontarci con quale scuola vogliamo, nell’ottica dell’autoriforma dal basso del sistema di istruzione e formazione.