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La scuola, il rigore, i ragazzi che si perdono

by Daniela Bonanni — last modified 2009-07-06 21:12

Bastava dire che per liberare la scuola dai bulli, dai menefreghisti e dagli ignoranti, per tornare alla scuola seria, quella di una volta, era sufficiente ridare i voti anche ai bambini di 6 anni, ripristinare il voto in condotta e bocciare un bel po' di più, anche nella scuola dell'obbligo. Bastava dire che la qualità e la serietà della scuola si misurano sulla capacità degli insegnanti di giudicare, selezionare e respingere. ( troppo di moda i "respingimenti" in Italia di questi tempi). Bastava dirlo.


La scuola, il rigore, i ragazzi che si perdono


Ci saremmo risparmiati la fatica quotidiana di insegnare mettendoci impegno e competenza, passione e sensibilità per trasmettere cultura e valori, per educare al senso di responsabilità e al vivere insieme.

Ci saremmo risparmiati la fatica - e anche il piacere - nel cercare di costruire una scuola autorevole e rigorosa, dove i patti si rispettano e non si fanno sconti. Una scuola capace di accogliere e motivare ma anche di essere esigente, lontana anni luce dai modelli di lustrini-soldi-veline che ci vengono propinati ogni giorno.

Una scuola che " dà peso a chi non ce l'ha, che fa uguaglianza ... che, tra le sue mura, permette il pari" ( Erri De Luca). Una scuola che si occupa di tutti, anche dei meno bravi, di quelli che non ce la fanno. Una scuola che trae soddisfazione dai suoi successi e che si preoccupa e si interroga sui suoi fallimenti, sui ragazzi che si perdono, sul "mal di scuola" ( lo consiglio vivamente - e non solo a lei ministra Gelmini - il "Diario di scuola" di Daniel Pennac ).

Più di 40 anni fa Don Milani parlava di "una scuola di tutti e di ciascuno". E lui non era di certo un "buonista". "Buonista" invece è stato Francesco D'Onofrio, ex-democristiano, ministro dell'Istruzione del primo Governo Berlusconi: sua la responsabilità di aver abolito gli esami di riparazione ( era il 1995) sostituendoli con i "debiti" : da allora gli studenti italiani sono stati gli unici al mondo autorizzati a fare debiti senza essere costretti a saldarli. Bell'esempio di serietà.

La scuola più che di voti e bocciature ha bisogno di attenzione, di competenza, di progettualità condivise, di umanità ed anche di finanziamenti, proprio quelli che lei - ministra Gelmini - sta impietosamente e massicciamente e indiscriminatamente tagliando.

Quanto a me, arrivata alla soglia della pensione, penso proprio che il prossimo anno potrei giocarmi la condizionale per disobbedire alla legge che impone i voti anche alla scuola elementare.

Perchè - e sarebbe ora che lo dicessimo, insieme e ad alta voce - la misura è davvero colma.

Daniela Bonanni