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Pisa, 2010-10-14

Riflessioni su casa è accaduto alla scuola pubblica

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dal 1962 ad oggi: cosa è cambiato nel mondo della scuola? Analisi "ragionata" della normativa scolatica

Premessa

 

E' troppo tempo che il mondo della scuola largamente inteso (docenti, non docenti, studenti, famiglie e, più in generale, i cittadini che hanno a cuore le sorti dell'istruzione pubblica) assiste passivamente, chinando il capo rassegnato, a quanto si va decidendo sopra la sua testa.

Da qui nasce l'idea di questa breve sintesi ragionata dei provvedimenti attuati dai governi che si sono succeduti a partire dal '97 nei confronti della scuola pubblica.

            Essa è volutamente parziale e lacunosa dal momento che non ha alcuna pretesa di essere una posizione definitiva ed esaustiva sul tema, anzi si pone come modesto punto di partenza per una discussione che si desidererebbe il più possibile articolata e ricca di contributi e anche di voci dissonanti. D'altra parte raccoglie, consapevolmente e inconsapevolmente, alcune delle cose che si sono dette in questi anni, con riferimento in particolare ai libri di Bentivoglio ( Il disagio dell'inciviltà) e Bontempelli (L'agonia della scuola italiana) e alle osservazioni proposte annualmente dai corsi CESP (Centro studi per la scuola pubblica). Inoltre, non volendo risultare troppo pesante,  prende in esame solo alcuni dei provvedimenti, quelli ritenuti, per scelta necessariamente soggettiva, i più indicativi della direzione in cui sta andando la politica scolastica negli ultimi 20 anni; infine lo sguardo è centrato maggiormente sulla scuola secondaria superiore perché quella più trascurata in passato e quella più coinvolta invece nell'ultima riforma, la riforma Gelmini; inoltre la sintesi, che vuole poggiare anche sull'esperienza diretta, è opera di docenti di scuola secondaria superiore.

            Questo lavoro verte dunque sui cambiamenti nella scuola e la loro ricaduta sulla didattica: ma la scuola non è un'isola, fa parte di una realtà molto più grande.

I cambiamenti nella scuola si spiegano solo con una più ampia contestualizzazione storico-politica che dia conto di come  e perché in Italia si sia passati, a un certo punto, da una politica "democratizzante" a una politica che restringe sempre più gli spazi di partecipazione; e l'ottica limitata all'Italia, cioè l'esaurirsi della spinta propulsiva della Resistenza, non è certamente sufficiente,  perché un cambiamento molto profondo sta investendo da decenni l'Europa e il mondo. Sotto la spinta della cosiddetta "globalizzazione" conquiste sociali e diritti che si ritenevano acquisiti, almeno in Europa, vengono rimessi in discussione e cancellati, ovunque si affermano politiche neoliberiste che ripropongono un capitalismo selvaggio, "senza lacci e lacciuoli", simile a quello che doveva dominare agli inizi della Rivoluzione industriale, e assicurano il dominio assoluto del mercato. La stessa sinistra, imboccando la famosa "terza via", quella di  Blair-Giddens per intendersi, ha finito per condividere sostanzialmente l'ottica dominante proponendosi come obiettivo quello di "governare la globalizzazione", e ha introdotto nel suo repertorio concettuale e terminologico , per fare degli esempi, la "responsabilità" dell'impresa, la competitività e la competizione, la meritocrazia. Emblematica l'ultima uscita di Pietro Ichino, giuslavorista che ha contribuito a fondare il Partito Democratico che, come rimedio alla disoccupazione e al precariato giovanile propone la "flessibilità in uscita", cioè la precarizzazione di tutti.

            Quindi molti e svariati campi si aprono per il contributo attivo che chiediamo al nostro lavoro: contestualizzazioni storico-politiche, ampliamenti sui vari temi affrontati, osservazioni e giudizi anche divergenti sulle varie riforme e sulle ricadute sulla didattica, apporti di docenti di tutti gli  ordini e gradi,  analisi approfondita del fenomeno del precariato, forma da sempre esistente nella scuola ma con punte ed esiti drammatici negli ultimi anni, e delle sue ricadute negative, per il continuo andirivieni di insegnanti cui dà luogo, sulla continuità didattica e, quindi, sulla qualità dell'insegnamento, esperienze personali, proposte, e tutto ciò che in merito ciascuno, secondo le proprie competenze, urgenze e sensibilità vorrà offrire.

            Quali obiettivi diamo a questo lavoro? Quello più ambizioso sarebbe delineare il modello di una scuola rinnovata, in base a un dibattito che tenga conto dell'esperienza del passato e del presente, in vista della società che vogliamo contribuire a costruire, la società in cui ciascuno di noi vorrebbe vivere e in cui vorrebbe che i suoi figli vivessero. Più realisticamente, un avvio di riflessioni, un dibattito, qualcosa che faccia uscire tutti dall'assopimento, dal sonno della ragione nato dalla rassegnazione e dal fatalismo.

Teniamo acceso un lumino e forse potremo dire con Montale che "il tenue bagliore strofinato laggiù non era quello di un fiammifero".

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