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Documento Collegio Docenti del Liceo Scientifico “TCO” di Fermo (FM)

by Mirella STRACCALI last modified 2012-11-21 11:21

Documento redatto dal Collegio Docenti in risposta al Ddl di Stabilità

APPRENDIAMO:

Ddl di stabilità:

Art. 3 comma 42-43

a decorrere dal 1° settembre 2013 l'orario di impegno per l'insegnamento del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado, incluso quello di sostegno, sarà di 24 ore settimanali.

Nelle sei ore eccedenti l'orario di cattedre il personale docente sarà utilizzato prioritariamente per:

  • copertura spezzoni orari,

  • supplenze temporanee (secondo le classi di concorso di abilitazione),

  • supplenze su sostegno (in presenza del titolo),

  • impegni didattici per flessibilità, ore aggiuntive, recupero e potenziamento.

I docenti di sostegno saranno utilizzati:

  • prioritariamente per il sostegno,

  • per la copertura di spezzoni orari (in presenza del titolo idoneo)

Le ferie saranno aumentate di 15 giorni da fruire nei periodi di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali.

Art. 3 comma 45.

Le disposizioni di cui ai commi dal 42 al 44 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1 ° settembre 2013.

 

DENUNCIAMO:

con nonchalance degna delle più improvvisate e screditate dittature e sotto la formula populista “contributo di solidarietà”, viene violato il CCNL in vigore fino alla inaudita, unilaterale abrogazione delle “clausole contrastanti” le nuove disposizione . E’ evidente che il comma 45 contiene altresì l’implicita richiesta di una “firma in bianco” del prossimo Contratto, mettendo fine ad ogni futura, seria e dignitosa contrattazione di qualsivoglia tipo.

 

OSSERVIAMO:

paradossalmente l’aumento dell’orario di docenza giunge dopo che la “riforma Gelmini” ha diminuito sensibilmente le ore curriculari di quasi tutte le discipline, così che, se il Ddl venisse approvato, le ore in più non andrebbero ad arricchire l’offerta formativa, come tanto propagandato, ma solo a tagliare risorse e posti di lavoro, con conseguente, ulteriore precarizzazione del lavoro stabile e “istituzionalizzazione” del lavoro precario. Il governo attacca così nuovamente le fondamenta della scuola pubblica -statale.

 

CONSTATIAMO:

le misure previste, accompagnate da una strisciante quanto diffusa opinione che tende a descrivere gli insegnanti come lavoratori privilegiati, “fannulloni” e spesso inadeguati, non introducono alcun ammodernamento teso ad avvicinarci ai livelli europei, ma sono semplicemente finalizzate al recupero di risorse finanziarie, senza una opportuna e ponderata valutazione delle conseguenze che esse avranno sul piano della didattica e della occupazione. Tale negligenza, se di negligenza si tratta, ci mortifica e ci offende.

 

SOSPETTIAMO:

questa ulteriore frantumazione, segmentazione e parcellizzazione dell’orario di cattedra veicola un disegno complessivo, già da tempo in atto nella politica scolastica, basato su un’idea di istruzione ridotta a mera trasmissione di nozioni semplicistiche e ripetitive e tale da compromettere l’esercizio del pensiero critico e della creatività dello studente a vantaggio di uno pseudo-sapere applicativo e acritico.

L’apprendimento consisterebbe nella acquisizione di procedimenti tecnico-applicativi tipici del mondo aziendale: il sapere come “strumento” da “usare” indipendentemente dal libero giudizio del soggetto, obiettivo auspicato da ogni modello culturale di stampo tecnicistico.

Risulta comprensibile, se ricondotto a questa idea di scuola, il modello di valutazione dell’apprendimento per mezzo di quiz standardizzati che va a sottrarre ai docenti la responsabilità valutativa e, con essa, la possibilità di impostare forme di insegnamento quanto più possibile “personalizzate”, che tengano conto delle molteplici variabili individuali.

E quale suggello più valido a tale disegno della prossima trasformazione in legge del Ddl.953(ex disegno Aprea) sull’Autonomia statutaria delle istituzioni scolastiche, già sostenuto in Commissione da un insolito accordo tra partiti distanti in tutto salvo che nella volontà di colpire la scuola pubblica- statale? Se approvato, il Ddl.953 subordinerà le competenze democratiche degli Organi collegiali ad un Consiglio di amministrazione.

 

 

 

 

 

CHIEDIAMO, viceversa, il RICONOSCIMENTO

  • Dell’impegno e della competenza richiesti dalla preparazione della didattica frontale, consistente nella progettazione della lezione e delle sue fasi di concreto sviluppo ed attuazione teorico-pratica; funzione che si espleta, inoltre, nella predisposizione di prove scritte-orali-pratiche di esercitazione, applicazione, rielaborazione e verifica delle conoscenze, competenze ed abilità raggiunte dai discenti.

  • Della professionalità specifica necessaria alla correzione e valutazione delle prove di cui sopra. Tali funzioni richiedono un oneroso ed imprescindibile lavoro sommerso, svolto al di fuori dell’orario di cattedra. Le diciotto ore di lezione frontale, dunque, non rappresentano che la fase conclusiva e manifesta di un impegno ed una pratica costanti, invisibili ai più distratti che, tuttavia, non dovrebbe sfuggire ad un governo di illustri tecnici, docenti universitari, che il mondo della scuola e della cultura ha “prestato” alla politica.
    Della dignità e del valore del lavoro intellettuale svolto dall’insegnante di scuola media superiore, non certo assimilabile ad una mera professione di tipo burocratico-amministrativo. Tale lavoro presuppone, infatti, una durevole formazione pregressa ed un costante aggiornamento per acquisire competenze disciplinari, psicopedagogiche, organizzativo-relazionali e metodologico-didattiche, che richiedono tempo, risorse, passione e dedizione costanti.
    Della valenza educativa e civile della nostra attività formativa a beneficio delle giovani generazioni che accogliamo, accompagniamo ed istruiamo nella fase adolescenziale, età tra le più delicate e difficili dello sviluppo evolutivo.

 

PROPONIAMO, pertanto

  • Prima di interventi di riforma, un confronto aperto e democratico della politica con tutte le componenti che operano quotidianamente nella scuola di Stato, affinché eventuali misure e ristrutturazioni - così condivise - risultino costruttive e proficue, finalizzate alla reale valorizzazione e al potenziamento della valenza formativa e civile dell’istituzione scolastica.

  • Provvedimenti efficaci, tesi al recupero della dignità e credibilità della categoria docente, già mortificata dal blocco del CCNL e degli scatti di anzianità, di cui chiediamo il ripristino, - a cominciare dal dovuto riconoscimento economico e contrattuale del lavoro sommerso che chiediamo di poter svolgere in presenza, in orario pomeridiano, in spazi e con strumenti adeguati, di cui oggi ci facciamo personalmente carico, senza neanche la possibilità di una detrazione fiscale, secondo quanto attuato nelle scuole europee, il cui modello prevede un orario di cattedra equivalente a quello italiano, con un compenso sensibilmente superiore.

L’attuazione di metodi di misurazione della professionalità docente, basati su criteri rigorosi, trasparenti, concordati e condivisi, che assicurino qualità, aggiornamento ed efficienza alla scuola italiana.
- Modalità rigorose ed efficaci di reclutamento per i giovani aspiranti alla professione docente, volte ad attestare la reale competenza disciplinare-metodologica–pedagogica e le attitudini comunicative-relazionali di tali aspiranti. (Non ci sembra che il concorso in atto, peraltro chiuso ai giovani laureati, vada verso questa prospettiva.)
- Uno sguardo saggio, sensibile ed acuto alla realtà e alle specificità della Scuola, che non possono essere misurate utilizzando standard analoghi a quelli di altri settori produttivi dell’economia e della finanza: lo Stato che investe sugli insegnanti e sulla Scuola investe sul proprio futuro.

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