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IL MINISTRO CHE VORREI

by amelia marchi last modified 2012-12-08 22:43

La nostra lettera inviata al Professor Salvatore Settis in data 05. 12. 2012. Un gruppo di docenti di Ferrara

Ieri sera in TV  abbiamo assistito “a un raro momento in cui si è parlato di scuola” (Fabio Fazio, “Che tempo che fa del Lunedì”, 03. 12. 2012)…momento raro e breve…: 25 minuti. Ospiti: il Ministro F. Profumo e il professor S. Settis.

Alle sopra citate parole del conduttore, è sorta spontanea in noi una riflessione: se i momenti in cui si è parlato di scuola sono stati rari, è stato perché, per anni, moltissimi organi di informazione hanno attuato una scelta precisa e consapevole: parlare d’altro.

Ieri sera però il raro e breve momento ci ha concesso un dono inaspettato: essere  rappresentati, come insegnanti e come cittadini, da qualcuno che ha risposto alle domande sul problema della scuola pubblica (…e non solo…) non dirottando il discorso sul nulla delle solite vuote parole, ma in modo competente, diretto e franco, suscitando  in tutti noi un’immediata partecipazione emotiva.

Qualcuno  ieri sera ha detto agli italiani che rispettare i docenti non significa visitare le scuole, ma ridare agli insegnanti dignità, invece di accusarli di corporativismo; non significa considerare Istruzione, Università e Ricerca “una palla al piede” o un “doveroso fastidio”, ma un valore.

Ci ha parlato, finalmente, non di finanza, ma di un sistema economico che “liberi le risorse” là dove è necessario che vadano investite, come conviene ad ogni paese civile, e le tagli là dove esistono scandalosi sprechi e evidenti interessi di parte; un sistema economico non schiavo della volontà dei mercati, perché tale volontà “è quanto di più antidemocratico e antipolitico esista”.

Qualcuno ci ha spiegato che i problemi della scuola non vanno risolti con un “programma pluriennale con cadenze volute”, “nel tempo”, o incolpando la classe politica precedente o delegando a quella successiva o dicendo che “alcune cose si possono solo avviare”. Ma vanno risolti con urgenza, perché è così che fanno i paesi evoluti, cioè quelli che investono in musei, ricerca, istruzione e sanità, risparmiando ai loro cittadini la vergogna di vedere declassata la loro nazione. E da ciò abbiamo dedotto che “ valutare la situazione finanziaria del Paese” non vuol dire penalizzare scuola e cultura, raccontandoci che “nel Consiglio dei Ministri c’è poco spazio” o che è stato operato “un piccolo taglio”.

Qualcuno ieri sera ha denunciato, con rara empatia e un  intenso e sincero rammarico, che vengono prelevate risorse preziose all’Università, per colmare vuoti lasciati da chi, per decenni, ha governato il Paese con negligenza, e per rimediare a disastri e scelte sbagliate, invece di prelevare tali fondi dall’evasione fiscale o sospendere l’esecuzione di opere utili solo a chi in esse investe per  interessi privati.

Qualcuno ha finalmente sottolineato che l’indifferenza verso i problemi del nostro Paese va a ledere un vasto “orizzonte di diritti”, continuamente violati, quelli sanciti dalla Costituzione, quella stessa Costituzione sulla quale chi ci governa ha giurato.

E ha ricordato a tutti noi che esiste un altro impegno civile: la tutela del paesaggio, patrimonio di tutti, continuamente sfregiato per l’interesse di pochi. E che, insieme agli altri valori, va salvaguardato, perché “ il pubblico bene è al di sopra del profitto privato”.

E infine ha tenuto una grande lezione di Educazione civica, citando Jefferson e ricordandoci che è la cultura a renderci liberi e a permettere a un popolo di riscattarsi, senza dover svendere il futuro dei suoi figli.

Grazie, Professor Settis.

 

Amelia Marchi, a nome di tutti i colleghi mobilitati da due mesi in difesa della scuola pubblica.

  

Il Professor Settis ci ha risposto il giorno stesso.

 

 

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