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Fiumicino - IC di Porto Romano

by Marco Donati last modified 2012-11-24 01:59

Documento redatto dai docenti

I docenti dell'Istituto Comprensivo Porto Romano, dopo l'annuncio del Ministro della Pubblica Istruzione e la presentazione del ddl relativo alla Legge di Stabilità 2013 in cui all'articolo 3 è previsto l'aumento a titolo gratuito di un terzo dell'orario di lavoro dei docenti, ritengono di dover fare appello a tutte le forze interne alla scuola e sul territorio, anche attraverso la costruzione di una rete di iniziative e proposte tese alla sensibilizzazione delle famiglie e della società civile, organizzando forme di protesta adeguate all'attacco in atto al fine di impedire che un colpo tanto grave venga inferto alla scuola pubblica italiana.

Nello specifico, il provvedimento del governo si dimostra, oltre che sbagliato e iniquo, capace di portare lo scompiglio nella già delicata situazione della scuola pubblica italiana.

A fronte di un mancato impegno da parte dello stato nei confronti della funzione insegnante, infatti, con un investimento inferiore alla media europea in rapporto al P.I.L., viene deciso unilateralmente l'aumento del numero delle ore settimanali di lavoro a copertura di spezzoni orari e supplenze e senza retribuzione aggiuntiva.

Le ore in più non saranno destinate a un miglioramento dell'offerta formativa, tutt'altro; in prospettiva, infatti, porteranno all'abbassamento della qualità dell'insegnamento. Poiché gli insegnanti dovranno sopportare un numero di alunni e di classi superiore che non consentirà loro di approntare gli interventi necessari al potenziamento delle capacità e al recupero dei singoli. Aspetto che mette in luce, tra l'altro, la scarsa considerazione di questo governo nei confronti dell'intero sistema educativo nazionale.

Un governo che, oltre tutto, non mostra rispetto per le prerogative contrattuali della categoria. Infatti gli stipendi degli insegnanti, fermi ancora al 2009, lo resteranno almeno fino al 2014. Producendo infine, con il blocco nella progressione di carriera, il declassamento dell'ultimo scatto pensionistico di chi altrimenti lo avrebbe già maturato.

Dal punto di vista del metodo il provvedimento, in assoluto spregio alla Costituzione, interviene su una materia regolata da patti liberamente sottoscritti fra le parti, imponendo dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste dal contratto collettivo nazionale attualmente in vigore.

Nel merito, inoltre, poiché oltre alle ore di lezione frontali l'attività docente si esplica nella preparazione delle lezioni, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali, l’aumento dell’orario di lavoro si tradurrà, in sostanza, in un aggravio del carico di attività e funzioni portando inevitabilmente a uno scadimento della qualità dell'insegnamento. Il ddl infatti non prevede un incremento delle ore di lezione per ogni singola classe ma, al contrario, un aumento delle classi per singolo docente, il che tenderà a indebolire l’aspetto relazionale della didattica, allontanandola dalle esigenze e dai bisogni dello studente.

Deve essere chiaro a tutti, infatti, e in primo luogo alle famiglie, che gli alunni verranno colpiti da questo provvedimento nel loro diritto a ricevere un livello di insegnamento adeguato alle loro esigenze.

Nello specifico occorre poi fare chiarezza sul carico delle ore di lezione frontali degli insegnanti italiani. Questo, infatti, è superiore alla media europea, sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) sia nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e praticamente identico nella scuola media (18 contro 18,1). Alcuni esempi concreti possono chiarire ciò di cui stiamo parlando: un docente francese ha 17 ore di lezione frontali a settimana per circa 37.000 euro lordi di stipendio all'anno, mentre il suo omologo italiano ne lavora 18 per circa 24.000 (fonte Eurydice). Senza considerare il fatto che in numerosi paesi le ore corrispondono a segmenti di 50 minuti (Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi), 45 minuti (Danimarca, Finlandia, Germania) e anche 40 minuti (Regno Unito, Svezia) (fonte: Educazione & Scuola).

Ma il dettato del ddl avrà ripercussioni gravi anche a livello sociale: se il nostro orario aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora e si perderanno almeno 30 mila posti di lavoro.

Dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, già scaduti da anni, i lavoratori della scuola, come tutti gli altri lavoratori, sono chiamati a pagare la crisi. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono garantiti dal taglio dello stato sociale, mentre ingenti risorse sono dirottate sulle banche e sui soggetti responsabili della crisi, con un tasso di iniquità sociale che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale.

Per i precari della scuola la situazione è diventata persino drammatica: con quest'ultimo disegno di legge di fatto verranno cancellati dalle graduatorie tutti gli insegnanti specializzati che appartengono alle graduatorie di seconda e terza fascia ministeriale a cui in questo modo vedranno negati diritti già acquisiti.

A perdere il lavoro saranno quei giovani docenti che il Ministro dice di voler tutelare: un massacro generazionale oltre che sociale; ai giovani insegnanti verrà negato il diritto al lavoro senza considerare che si tratta di abilitati vincitori di concorso, in possesso di specializzazioni, master e, in alcuni casi, di dottorati di ricerca. Massacro sociale e generazionale, quindi, ma anche cognitivo: ciò che la nostra comunità non può permettersi in questo momento di gravissima crisi economica.

C’è poi un altro aspetto: l’ansia di misurare con parametri quantitativi il lavoro dell’insegnante. Tutto ciò nasconde un profondo disprezzo nei confronti della funzione docente. Si vuole cancellare una tradizione che ha fatto di lui la figura centrale nella trasmissione della cultura alle nuove generazioni, capace di costruire intorno ad essa una verità di senso nel dialogo educativo. L'insegnante che si vorrebbe per il futuro non è nient'altro che un impiegato chiamato a impartire un sapere elementare e meccanizzato. Ed è in tale ottica che si vogliono aumentare le sue ore di lavoro senza che questo comporti disagi nella macchina educativa.

Ma le cose non stanno così e la dequalificazione dell’insegnamento, la sua regressione a ripetizione acritica produrrà danni incalcolabili. Parte del tempo che il docente impiega, nelle biblioteche o a casa, nella propria formazione, nello studio e nella selezione del materiale didattico verrà occupata dal carico di lavoro supplementare e la figura dell’insegnante-intellettuale verrà integralmente distrutta.

Non si tratta soltanto del mancato riconoscimento di questo ruolo; ma anche della svalutazione del lavoro in quanto tale, il retro pensiero, neanche tanto nascosto, che il corpo del lavoratore sia una macchina dalla quale si possono ricavare energie sempre maggiori – idea tanto più sbagliata quanto più il lavoro è di tipo intellettuale e richiede lucidità e consapevolezza.

Di fronte a questo attacco che si inserisce nel quadro già fortemente segnato dal tentativo di privatizzare surrettiziamente i decreti delegati con l'introduzione del nuovo Consiglio di Autonomia all'interno del ddl detto "ex Aprea", i docenti dell'Istituto Comprensivo Porto Romano si dichiarano pronti a una resistenza ferma e intransigente e, a questo fine, si costituiscono in assemblea permanente contro l’articolo 3 della legge di stabilità 2013 per promuovere la costituzione di una rete di scuole che lavorino con lo stesso spirito e gli stessi obiettivi, avviando una serie di iniziative che coinvolgano studenti e genitori, distribuiscano materiale informativo e organizzino manifestazioni per rendere visibile la loro protesta.

A tale scopo, come primo atto di chiarezza e responsabilità, si impegnano a restituire le tessere dei sindacati e dei partiti che non abbiano sostenuto la loro mobilitazione e la loro lotta e a non votare alle prossime elezioni politiche nessuno dei partiti che sosterrà in Parlamento l'articolo 3 del ddl relativo alla Legge di Stabilità 2013.

Quello che è in gioco è il destino della scuola pubblica, un'idea di comunità e di sapienza, il ruolo della cultura nel nostro paese.