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Napoli - Liceo Scientifico Classico Linguistico Statale Piero Calamandrei

by domenico fusco last modified 2012-11-23 00:04

Assemblea sindacale e lettera ai genitori

Documento assemblea sindacale unitaria martedì 30 ottobre 2012 dei lavoratori del Liceo Scientifico Classico Linguistico Statale Piero Calamandrei

L’assemblea dei lavoratori del Liceo Scientifico Classico e Linguistico Statale Piero Calamandrei denuncia:

 

1. La nostra preoccupazione di Docenti della Repubblica va al Ddl 953 (ex disegno di legge Aprea) sulla “Autonomia statutaria delle Istituzioni Scolastiche”: legge che è stata varata alla Camera, grazie all’inusitata armonia bipartisan tra partiti apparentemente avversi su tutto, tranne che sulla distruzione della Scuola Statale istituita dalla Costituzione. Questa legge prevede la creazione di un «consiglio dell’Autonomia» al posto dell’attuale Consiglio d’Istituto, organo di indirizzo della scuola. Troveremo «membri esterni, scelti fra le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, in numero non superiore a 2 [...]» (art. 4), i cui dubbi criteri di individuazione hanno solo una certezza: un regalo di potere ideologico e finanziario al localismo territoriale. La logica della convenienza privata e della clientela si sostituirà così al controllo democratico dell’interesse collettivo, perché ogni scuola sarà esposta ai poteri forti presenti nel territorio. Ogni Consiglio dell’Autonomia elaborerà uno «Statuto autonomo», diverso per ciascuna delle diecimila scuole italiane, che regolamenterà (normalizzandole) l’amministrazione dell’Istituto, la strutturazione degli organi interni, nonché le delicate relazioni tra le diverse componenti che ne fanno parte: materie finora regolate da una normativa unitaria per tutto il territorio nazionale. Lo Stato, insomma, non garantirà più le pari opportunità degli studenti nell’esercizio del diritto allo studio. Inoltre lo Statuto definirà in ogni scuola le regole secondo cui studenti e genitori avranno il diritto di partecipare; cancellando così il Testo Unico sulla scuola che finora dettava le norme sugli organi collegiali. Quei decreti delegati, conquista di dignità e di democrazia, che hanno dato voce a tutte le componenti della scuola. E non è tutto: lo Statuto autonomo di ogni singola scuola scavalcherà le competenze didattiche dei Docenti e la loro libertà di insegnamento, perché stabilirà «la composizione e le modalità della necessaria partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione e raggiungimento degli obiettivi educativi di ogni singola classe (art. 6 c. 4)». Verrà istituito un «nucleo di autovalutazione» con il compito di giudicare la “qualità” della scuola (art. 8)». Ne faranno parte uno o più membri esterni, che giudicheranno in collaborazione con l’Invalsi e sulla base dei suoi famigerati quiz. L’articolo 10 prevede l’opportunità di «ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico delle loro attività», rimarcando che queste «possono essere soggetti sia pubblici che privati, fondazioni, associazioni di genitori o di cittadini, organizzazioni no profit (art. 10 c. 2)». Tali soggetti avrebbero il proprio posto nel Consiglio dell’Autonomia, implicitamente condizionandone le scelte, secondo criteri altri rispetto a quelli della libertà di ricerca, di pensiero, di insegnamento, di apprendimento, sancita dalla Costituzione repubblicana.

 

2. Ancora tagli agli organici. Otto anni di blocco sugli stipendi (con perdita dal 2006 del 25% del potere d’acquisto). Un patente disprezzo per il quotidiano lavoro dei Docenti spinge la nostra classe politica e dirigenziale persino ad stabilire, senza nessuna consultazione né trattativa ed in spregio al CCNL, un aumento secco di sei ore di insegnamento settimanale a parità di retribuzione, un’ipotesi assurda che non tiene assolutamente conto né di quello che significa insegnare, né della fatica intellettuale che questo comporta, sia in termini di preparazione di lezioni che di lavoro con gli studenti. Se tale scriteriata idea è stata partorita in base ad una logica puramente ragionieristica, ciò significa che essa ha come scopo solo lo smantellamento della scuola statale. Il tutto sembra rientrare nella tecnica tutta politica di depauperare i lavoratori e di togliere ai giovani finanche la speranza di trovare lavoro. Mentre si confermano gigantesche spese militari e privilegi per le caste di potere, si giungono a licenziare senza problemi decine di migliaia di lavoratori della scuola, sia precari sia recentemente assunti.

 

3. Il gravissimo attacco alla democrazia, portato dal “Disegno di legge di stabilità”, in particolar modo all' art. 3, comma 45, comma 42 e comma 44, in quanto, con atto unilaterale governativo, si sottrarrebbero all' istituto della contrattazione nazionale materie di sua esclusiva, fondamentale e prioritaria pertinenza, quali orario di lavoro e retribuzione. Anche il successivo passaggio parlamentare costituirebbe comunque in sé una gravissima violazione del suddetto istituto, avvalorando un atto già in partenza totalmente in contrasto con i principali fondamenti della società democratica e con i diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione. Se tale procedura venisse mantenuta in essere, costituirebbe un precedente acquisito che comporterebbe la totale perdita di valore di qualsiasi contrattazione nazionale per tutte le categorie di lavoratori/trici. Quindi, la stessa contrattazione non avrebbe più nessuna ragion d' essere, cancellando d' un solo colpo più di un secolo di conquiste democratiche.

 

4. La logica, neoliberista ed antiliberale, che ha spinto il Presidente del Consiglio a tagliare ulteriori fondi alla Scuola Statale e a dichiarare, nell’agosto scorso, che «Il governo non farà mancare alle scuole non statali, cui riconosce una essenziale funzione, il necessario sostegno economico».

Considerato questo, l’assemblea dei lavoratori del Liceo Scientifico Classico e Linguistico Statale Piero Calamandrei dichiara

lo Stato d’agitazione dei lavoratori del Liceo Scientifico Classico e Linguistico Statale Piero Calamandrei

 

• Nei prossimi Consigli di Classe, presentiamo le programmazioni individuali e la programmazione didattico-disciplinare del CdC, astenendoci dal proporre e/o votare qualsiasi attività extracurriculare

• Insediato il consiglio in composizione allargata, spieghiamo ai genitori ed agli alunni il motivo della nostra protesta

• Coordiniamoci con il movimento già partito nelle altre scuole territoriali, cittadine, nazionali

• Organizziamo ulteriori momenti di confronto per portare avanti ulteriori iniziative di protesta

(assemblee sindacali, collegi straordinari, assemblee territoriali, ecc.)

 

Astenuti quattro, contrari nessuno

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Lettera ai genitori

 

 

Cari genitori, la Legge di Stabilità contiene due articoli che riguardano direttamente sia noi che voi

e i vostri ragazzi.

Il primo (art.3, comma 42) impone che le nostre ore di insegnamento passino da 18 a 24.

Attenzione: stiamo parlando delle sole ore di insegnamento, non di lavoro. Perché se il nostro

lavoro si riducesse alle sole ore mattutine, l'indignazione di chi lavora 36 o 40 ore la settimana nei

nostri confronti sarebbe assolutamente giustificata.

Il nostro lavoro non si esaurisce nelle ore che stiamo con i vostri ragazzi; a queste si aggiungono la

preparazione delle lezioni e dei materiali, le riunioni, le correzioni delle verifiche, i colloqui con le

famiglie, la compilazione di registri e documenti, la progettazione di percorsi individualizzati e/o di

recupero, la partecipazione a commissioni e progetti, i collegi, i consigli di classe, gli scrutini e gli

esami, gli incontri con le équipe, l’aggiornamento, ecc. ecc.

Abbiamo a che fare con una grande varietà di alunni: alunni bravissimi, alunni con situazioni

familiari disagiate, alunni stranieri da alfabetizzare, alunni certificati, alunni che necessiterebbero

di ore di sostegno, alunni con disturbi specifici dell’apprendimento che necessitano di percorsi

differenziati.. E tutto ciò con aiuti via via più ridotti o addirittura negati; e tutto ciò spesso

all’interno di classi sovraffollate ed insicure, al di fuori dei parametri che la legge imporrebbe.

Insomma una situazione in cui ogni insegnante serio deve lavorare (immaginate voi per quante

ore) per tentare disperatamente di non “perdere” i ragazzi che gli sono affidati, di agganciarli,

perché è consapevole che da lui dipende in larga parte la loro voglia di riuscire, la loro autostima,

il loro desiderio di mettersi in gioco, in una parola: il loro futuro. E invece, nelle condizioni spesso

disumane in cui noi insegniamo e loro tentano di apprendere, a volte ci riteniamo già fortunati se

al termine dell’ora l’esercito di alunni che abbiamo in classe è rimasto fisicamente incolume.

Se la scuola è diventata questa è perché alla scuola - cioè ai nostri ragazzi, a noi e a voi - sono

stati tolti negli anni del Ministro Gelmini 8 miliardi di euro e 180.000 insegnanti e bidelli (del

resto la scuola ormai si sostiene al 30% grazie ai vostri contributi “volontari”).

Ci eravamo illusi che la scuola “avesse già ampiamente dato”. E invece no: con questa legge si

vuole togliere ancora un miliardo in tre anni e altri 100.000 insegnanti (solo quest’anno saranno

tolti alla scuola pubblica di tutti 265 milioni, mentre alle scuole paritarie di pochi ne andranno

223 in più).

E ancora una volta, come se non bastasse, a tutto questo, che ha un solo nome (“tagli”) viene data

dal nostro ministro una giustificazione “nobile”:"bisogna portare il livello di impegno dei docenti

sugli standard dell'Europa occidentale". Niente di più falso: gli insegnanti italiani fanno 22 ore alle

elementari e 18 alle superiori, a fronte di una media europea di 19,6 e 16,3 (Fonte Eurydice –

2011). Cioè lavorano esattamente (anzi un pelo di più) dei loro colleghi europei che invece sono

pagati molto di più.

Se, come ama ripetere spesso Profumo, bisogna adeguarsi agli standard europei, noi siamo

d’accordissimo: l’Italia spenda per l’istruzione almeno il 6% del Pil (media Ocse) invece del 4,8 (siamo all’ultimo posto su 33 nazioni!).

Signor Ministro, lei ha anche detto, per giustificare le 24 ore, che così si può “potenziare

l’istruzione pubblica” e “qualificare il ruolo dell’insegnante”. Lo vuole per davvero (o vuole solo

tagliare)? Bene, allora ci faccia insegnare in classi di 20 alunni senza aumentarci il numero delle

classi, ci dia gli insegnanti di sostegno e gli strumenti di cui abbiamo bisogno e noi 24 ore europee

le faremo più che volentieri.

Qualcuno ha contestato: non si possono aumentare le ore di insegnamento senza aumentare lo

stipendio”. Ebbene noi pensiamo che anche se ci pagassero le ore in più lautamente saremmo

degli scriteriati ad accettarlo, perché la qualità del nostro lavoro nelle condizioni difficilissime che

ricordavamo prima, sarebbe ancor più compromessa. No, a queste condizioni non potremmo più

lavorare serenamente, perché sapremmo di non poter più aiutare i nostri e vostri ragazzi. Per

“potenziare e qualificare l’istruzione pubblica” serve investire e non disinvestire, ma noi

abbiamo smesso di credere che questo messaggio così semplice possa essere recepito, siamo così

esasperati che ormai diamo per scontato che qualsiasi “innovazione” sarà sempre peggiorativa e

votata a mere logiche di portafoglio.

Se la prima questione di cui abbiamo parlato ha a che fare con la scuola della Costituzione, di tutti

e per tutti, un “bene pubblico” di prima necessità, la seconda questione - e anche questa riguarda

direttamente anche voi e non solo noi – ha a che fare con la democrazia ed è racchiusa nel

comma 45: “le disposizioni di cui al comma 42 non possono essere derogate dai contratti

nazionali di lavoro, le clausole contrastanti sono disapplicate”. Il che, tradotto, vuol dire che i

Contratti collettivi di lavoro (compreso presto anche il vostro, se questo principio/precedente

passerà) non valgono più niente, sono da considerarsi carta straccia o che è possibile stracciare,

che con atto unilaterale governativo per tutte le categorie di lavoratori possono essere sottratte

all' istituto della contrattazione orario di lavoro e retribuzione; con ciò sarebbe cancellato d' un

solo colpo più di un secolo di conquiste democratiche.

Per queste ragioni abbiamo deciso, dopo aver per anni subito tutto (condizioni di lavoro sempre

più faticose, allungamento delle pensioni, blocco degli scatti d’anzianità) di provare finalmente a

ribellarci, di provare a resistere per noi, per i vostri ragazzi, per i lavoratori tutti.

In questi anni abbiamo provato con scioperi, appelli, raccolte di firme, ma non è servito a niente.

Ora ci riproveremo dimettendoci per il periodo di discussione di questa Legge da tutti gli incarichi,

rifiuteremo di tappare i buchi, di far volontariato, di fare quello che non è strettamente di nostra

pertinenza. Può darsi che in alcuni casi creeremo una situazione momentanea di caos; ma lo

facciamo nel tentativo di evitare una situazione permanente di caos.

Non vi chiediamo scusa per ciò che facciamo ora, vi chiediamo scusa per non avere avuto il

coraggio e la forza per non averlo fatto prima d'ora.

Speriamo ci capirete e ci sarete vicini

Gli insegnanti dei vostri ragazzi