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Napoli - Liceo Elio Vittorini

by Marco Donati last modified 2012-11-21 02:34

Le lavoratrici e i lavoratori riunitisi in assemblea sindacale il giorno 13 novembre 2012

Le lavoratrici e i lavoratori del Liceo Elio Vittorini di Napoli, riunitisi in assemblea sindacale il giorno 13 novembre 2012, esprimono grave preoccupazione e profondo dissenso verso le scelte politiche del Governo Monti.

L’ipotesi di aumento dell’orario di lavoro settimanale da 18 a 24 ore, contenuta nella Legge di Stabilità, presentata dal Governo ed ora finalmente emendata in Commissione Bilancio, dopo le vibranti proteste di tutto il mondo della scuola, testimonia di un metodo inaccettabile che tende in nome del risparmio a dequalificare la condizione dei lavoratori della scuola e la stessa efficacia dell’offerta formativa, anche scavalcando le norme contrattuali vigenti

La marcia indietro del Ministro, travolto dall’onda dell’indignazione di tutte le componenti interessate al bene della scuola statale, non abbassa la vigilanza democratica dei docenti, almeno fino ad approvazione definitiva del testo di legge in Parlamento dove in extremis potrebbe essere riproposto un qualche aumento dell’orario per reperire le risorse ancora mancanti, né attenua l’opposizione nei confronti di un atteggiamento culturale e politico che in continuità con i governi precedenti, appare motivato soltanto dalla volontà di smantellare la scuola pubblica e di disconoscere la dignità professionale dei lavoratori .

La proposta di aumento dell’orario di lavoro a scuola infatti non tiene assolutamente conto né di quello che significa insegnare, né della fatica intellettuale che questo comporta, sia in termini di preparazione di lezioni che di lavoro con gli studenti. Essa inoltre trascura le forti incidenze negative sulla didattica e l’apprendimento e sancisce, al pari del concorso a cattedre appena bandito dal Ministero, la fine di ogni speranza di insegnare per circa 30.000 precari inseriti nelle graduatorie.

Tutte le argomentazioni su un presunto maggiore impegno orario dei docenti delle altre nazioni europee, tirate in ballo ad arte, solo per far presa sull’opinione pubblica, risultano prive di ogni fondamento, perchè i docenti italiani, secondo i dati della banca europea Eurydice, lavorano più dei colleghi europei: la media europea delle scuole medie e superiori infatti è circa 17 ore (18,1 per le medie, 16,9 per le superiori).

Gli stipendi dei docenti italiani, ma più in generale di tutto il personale della scuola, invece sono di gran lunga i più bassi d'Europa, a fronte di un uguale, se non maggiore, impegno professionale.

Sulla Legge di Stabilità restano ancora molti dubbi e nodi irrisolti come le nuove modalità, non ancora stralciate, per determinare il compenso per il personale assistente amministrativo utilizzato in sostituzione del direttore dei servizi generali amministrativi che, contro le norme contrattuali oggi in vigore, porteranno ad una diminuzione degli importi corrisposti e al sovvertimento della logica dell’anzianità di servizio nell’attribuzione dei compensi; o come la diminuzione dei distacchi sindacali e dei comandi dei docenti e la riduzione di 47,5 milioni dal fondo per il miglioramento dell'offerta formativa, introdotti ora a copertura delle risorse programmate dal taglio della spending review per il Ministero dell'Istruzione (in totale 157 milioni di euro).

La protesta dei lavoratori della scuola pubblica nei confronti della politica del Governo in materia di istruzione pubblica va tuttavia al di là dell’opposizione ai singoli provvedimenti e non s’arresta di fronte a parziali e incerti traguardi.

È in ballo in questo momento storico il futuro stesso della scuola pubblica, frequentata da più del 94% dei ragazzi italiani, la quale è sottoposta ad un attacco mai così ampio ed articolato.

Gravissima preoccupazione desta ad esempio la proposta di legge 953 (Ghizzoni-Aprea), sulla “Autonomia statutaria delle Istituzioni Scolastiche” che è prossima al varo legislativo dopo l’approvazione della VII commissione cultura.

Questa proposta nasce con l’intento di riformare gli organi collegiali, come previsti dal Decreto Legislativo 297/94 (Testo Unico sulla scuola), ma di fatto riduce drasticamente gli spazi di vita democratica all’interno della scuola.

Essa prevede infatti la creazione di un «consiglio dell’Autonomia» al posto dell’attuale Consiglio d’Istituto, organo di indirizzo della scuola. 

Non ne farà più parte il personale non docente della scuola, al posto del quale ci saranno «membri esterni, scelti fra le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, in numero non superiore a 2 […]» (art. 4), i cui dubbi criteri di individuazione suscitano preoccupazione sul rischio di subordinazione della scuola al potere ideologico e finanziario del localismo territoriale.

La logica della convenienza privata e della clientela potrebbe sostituire il controllo democratico dell’interesse collettivo, perché ogni scuola risulterebbe più esposta ai poteri forti presenti nel territorio.

Ogni Consiglio dell'Autonomia elaborerà uno "Statuto Autonomo" che regolamenterà, in modo diverso per ciascuna scuola, materie finora regolate da normativa unitaria nazionale, a tutto danno delle pari opportunità degli studenti nel diritto allo studio; inoltre definirà regole di partecipazione per studenti e genitori, cancellando il D.L. 297/94 sugli organi collegiali e scavalcando le competenze didattiche dei docenti e la loro libertà di
insegnamento.

Verrà istituito un "nucleo di autovalutazione" per giudicare la "qualità" della scuola, aperto a membri esterni, col compito di stilare un rapporto annuale "anche sulla base dei criteri, degli indicatori nazionali e degli strumenti di rilevazione forniti dall'Invalsi".

La prevista opportunità di "ricevere contributi da fondazioni" che "possono essere soggetti sia pubblici che privati" apre il suddetto Consiglio a tali soggetti, che potrebbero condizionarne le scelte, secondo criteri altri rispetto a quelli della libertà di ricerca, di pensiero, di insegnamento, di apprendimento, sancita dalla Costituzione repubblicana".

In questo contesto non va dimenticato inoltre che i lavoratori della scuola sono in attesa della rimozione del blocco degli stipendi che dura ormai da otto anni con la perdita dal 2006 del 25% del potere d’acquisto e del recupero totale degli scatti di anzianità.

Sulla base di queste considerazioni le lavoratrici e i lavoratori del Liceo Vittorini firmatari di questo documento chiedono:

  • la cancellazione di tutte le norme riguardanti la scuola all’interno della Legge di Stabilità ;

  • il ritiro della proposta di legge 953 ex Aprea sulla “Autonomia statutaria delle Istituzioni Scolastiche”;

  • il recupero degli scatti di anzianità;

  • lo sblocco degli stipendi;

  • l’interruzione delle politiche di tagli indiscriminati sull’istruzione pubblica;

e decidono a sostegno delle loro rivendicazioni la sospensione, con attuazione immediata, di tutte le attività aggiuntive di insegnamento:

  • funzioni strumentali, coordinamenti di vario tipo, collaborazione con il Dirigente scolastico e collaborazioni plurime con altre scuole.

  • sospensione dei viaggi di istruzione e delle uscite didattiche e di tutte le attività extracurricolari, antimeridiane e pomeridiane.

Auspicano inoltre una convergenza di intenti a difesa della scuola pubblica di tutte le componenti del mondo della scuola, dirigenti, genitori e studenti e, in tal senso, si impegnano a promuovere ogni iniziativa utile per diffondere e condividere le ragioni delle loro iniziative di lotta.