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Napoli - LC Umberto I

by Marco Donati last modified 2012-11-24 00:22

Comitato autogestito docenti UmbertoI

A margine di un’assemblea sindacale svoltasi nei locali della scuola il 25 ottobre, che ha rappresentato l’occasione di un primo confronto sulla Legge di stabilità 2013, alcuni docenti del Liceo Classico Statale “Umberto I” di Napoli hanno deciso di dare vita a un Comitato autogestito, impegnato nella discussione, nella raccolta e nella condivisione di materiale informativo sulla scuola: testi parlamentari, notizie di agenzie, documenti elaborati e diffusi dagli istituti di tutta Italia.

Questa libera e spontanea attività di informazione e di dibattito ha tratto origine da una preoccupata riflessione sul modello di scuola pubblica prefigurato dai recenti provvedimenti proposti dal Governo e si è allargata a toccare molti altri aspetti che attualmente sono alla base del forte disagio vissuto dai docenti in tutta la penisola che si è espresso in forme di mobilitazione e di protesta; le riunioni si sono svolte in un'aula del Liceo temporaneamente adibita a luogo di incontro e di raccolta dati:una sorta di spazio comune autogestito da tutti i docenti interessati ad approfondire i contenuti dei disegni governativi.

In particolare l'attenzione è stata rivolta all’art. 3, comma 42 della Legge di stabilità che, com'è noto, fissa, a decorrere dal 1 settembre 2013, l’aumento da 18 a 24 ore delle attività didattiche, attribuendo in particolare ai docenti non di sostegno le seguenti attività:

  • Copertura di spezzoni orario disponibili nella scuola di titolarità;

  • Supplenze temporanee per tutte le classi di concorso, cui l’interessato abbia titolo (in tal caso, sembrerebbe, anche al di fuori della scuola di titolarità)

  • Posti di sostegno, purché l’interessato sia in possesso della specializzazione (anche in tal caso, sembrerebbe, anche al di fuori della scuola di titolarità).

Come compiutamente denunciato dal Codacons, il citato comma 42 viene di fatto a confliggere con l’art.36 della nostra Costituzione che prevede per il lavoratore il “diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro". Queste misure inoltre si pongono in una linea di pericolosa continuità con le “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali” (ex ddl. Aprea), votate ad ottobre dalla Commissione Cultura della Camera che prevedono la possibilità per le istituzioni scolastiche di promuovere o partecipare alla costituzione di reti, associazioni e organizzazioni no profit, consorzi etc., e ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico delle attività (art. 10). Il decreto viene di fatto a legittimare il finanziamento privato alla scuola pubblica, un tema delicato sul quale è necessario senza dubbio approfondire il dibattito, non dimenticando come puntualmente alla diminuzione di risorse per la scuola pubblica si accompagnino sempre generosi finanziamenti per le scuole private.

Questi provvedimenti, se approvati, ancora una volta andranno in netta controtendenza rispetto alla generale consapevolezza, espressa in più occasioni da forze culturali, imprenditoriali e sindacali, che non ci sarà alcuna credibile uscita dalla attuale crisi economica, se non con un forte investimento in formazione e ricerca, elementi indispensabili a stimolare quell'innovazione oggi più che mai necessaria per competere ad armi pari in un’economia globale. Formazione e ricerca, infatti, oggi rappresentano la linea divisoria tra vigore e dinamismo, da una parte, e stagnazione e subordinazione, dall’altra: non a caso in molti paesi europei la valorizzazione dei beni culturali – materiali e immateriali – continua ad essere un formidabile volano di sviluppo anche in questi tempi di crisi. Diversamente nel nostro paese - culla d'arte e di cultura - la scuola, l'università e i beni culturali sono diventati in questi anni esclusivamente un bacino da cui drenare, di volta in volta, risorse utili a risanare i continui deficit di bilancio, senza considerare che in questo modo si è finito con l'innescare un perverso processo di progressivo impoverimento culturale e umano che sta minando alla base le possibilità di una rinascita civile ed economica del nostro Paese, costringendo tra l'altro le migliori forze intellettuali delle nuove generazioni ad emigrare all'estero.

Così, mentre in Francia il nuovo Governo si prefigge l’obiettivo di assumere nei prossimi cinque anni 60.000 nuovi insegnanti come specifica misura anti-crisi atta a migliorare la qualità dell’istruzione, in Italia si prevedono ulteriori tagli, con la proposta di un sostanzioso aumento dell’orario di lavoro a parità di salario, in dispregio di tutti i dettati costituzionali e le norme contrattuali. Alla linearità dei tagli di un’austerity che incrementa la recessione economica, riducendo il potere d’acquisto delle classi medie, si accompagna poi la demagogica iniziativa di indire un concorso a cattedra riservato ai precari. E’ superfluo osservare che essa appare in forte contraddizione con gli intenti della Legge di stabilità che - con la copertura di spezzoni orario e supplenze temporanee - renderebbe molti docenti, di varie classi di concorso, soprannumerari: le organizzazioni sindacali stimano infatti un numero di precari estromessi dagli incarichi, per effetto di questi provvedimenti, pari a circa 150.000 unità.

Il 30 ottobre c.a. la Commissione Cultura ha finalmente proposto lo stralcio del comma 42 dell’articolo 3 nella Legge di stabilità (relativo all’aumento a 24 ore dell’attività didattica nelle scuole secondarie). Questo atto formale, che noi riteniamo giusto e doveroso per tutelare la dignità professionale dei docenti, costituisce solo un primo passo nell’iter giuridico di approvazione della Legge di stabilità, che deve essere sottoposta al giudizio definitivo della Commissione Bilancio, incaricata del difficile compito di reperire i fondi per la copertura finanziaria della manovra, relativa alla riduzione di spesa per il MIUR, pari a 182,9 milioni di euro per l’anno 2013 (che diventeranno 172,7 milioni per il 2014 e 236,7 milioni per il 2015, come indicati nell’allegato 2 del D.L. 95/2012). La mobilitazione del mondo della scuola pertanto non dovrà interrompersi fino a quando i provvedimenti più controversi non verranno ritirati: in questo spirito alcuni docenti del Liceo Umberto hanno raccolto l’invito a partecipare ad un’assemblea unitaria dei docenti tenutasi il 5 novembre presso il Liceo Pansini, alla quale hanno partecipato i rappresentanti di circa trenta scuole napoletane. Da questa assemblea sono emerse forme di protesta, compatibili con i vincoli di legalità, già in atto in diverse scuole campane e nazionali:

  • manifestazioni territoriali sincronizzate a livello nazionale

  • assemblee sindacali autogestite

  • sospensione delle attività aggiuntive (visite e viaggi di istruzione, progetti e PON, coordinamenti, ecc.) e delle prove Invalsi

  • dimissioni funzioni strumentali

  • sospensione delle adozioni dei libri di testo

Nei prossimi giorni verrà inoltre attivato in rete uno spazio in cui tutte le scuole napoletane e campane potranno confrontarsi ed accogliere ulteriori proposte di mobilitazione oltre agli scioperi previsti dalle OOSS.

I docenti del Comitato del Liceo Umberto sentono la necessità di esprimere tutto il proprio dissenso verso queste politiche fortemente penalizzanti per la scuola pubblica italiana e, in unione con le altre scuole campane e nazionali, propongono la sospensione delle attività aggiuntive già menzionate (tranne per i viaggi di istruzione per i quali è stato assunto dalla scuola un impegno finanziario) per contrastare le attuali proposte del Governo.

 

ComitatoDocentiUmbertoNA