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Napoli - ISIS Elena di Savoia

by Marco Donati last modified 2012-11-10 18:32

Il Collegio Docenti

Il Collegio Docenti dell'ISIS Elena di Savoia di Napoli riunito in seduta straordinaria in data 29/10/2012 su richiesta di oltre un terzo del personale docente in conformità a quanto previsto dall'art. 7 Comma 4 del Dlgs 297/1994 per discutere sulla ricaduta didattica conseguente l'eventuale approvazione della bozza di disegno di Legge di Stabilità nella parte in cui prevede l'innalzamento dalle 18 alle 24 ore settimanali (art. 3 cc. 42 – 48 recante “Obiettivi di riduzione della spesa relativi al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”) approva all'unanimità il seguente documento:

I docenti e le docenti dell'ISIS E. di Savoia, trovano estremamente offensiva della propria dignità di persone ancor prima che di lavoratori e lavoratrici la proposta di aumentare di sei ore settimanali il proprio orario di lezione senza alcuna retribuzione; tale proposta si mostra in evidente contrasto con l'art. 36 della Costituzione della Repubblica che recita : “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla QUANTITA’ e QUALITA’ del suo lavoro”.

Il ruolo di educatori che si sforzano di concorrere, secondo il dettato e lo spirito costituzionale, alla formazione di cittadini dotati di spirito critico, liberi e responsabili, risulta del tutto mortificato e in assoluta dissonanza con l'accettazione di un provvedimento iniquo che mortifica la civiltà del lavoro e contiene implicitamente un giudizio che intende rappresentare la classe docente come caratterizzata da privilegiati e fannulloni.

Da diversi anni in Italia si cerca di equiparare la professione docente a un qualunque lavoro impiegatizio in cui la quantità delle ore vale di più della qualità del lavoro svolto. Il lavoro dei docenti non può essere paragonato a quello di una azienda di produzione e i nostri ragazzi non possono essere paragonati a “pezzi” prodotti da una catena di montaggio.

La delicatezza della nostra professione si basa sulla capacità di instaurare un rapporto emotivorelazionale con gli studenti in età adolescenziale e richiede una preparazione, una disponibilità personale, una capacità di ascolto e di relazione a problematiche complesse, che va molto al di là dell’insegnamento delle singole discipline.

Non è un caso infatti che secondo numerosi dati pubblicati, quello dell’insegnante sia uno dei lavori intellettuali più usuranti. Riteniamo profondamente scorretto fare leva su degli stereotipi di facile presa, puntando il dito solo sull'orario di 18 ore settimanali che si svolgono in classe (che già è superiore alla media europea che risulta di 16,3 ore) dimenticando il lavoro oscuro e non retribuito, ma non meno importante, che è quello che si svolge a casa per preparare lezioni, predisporre e correggere compiti, organizzare schede e schemi, compilare questionari per diversificare le verifiche e tanto altro ancora.

Così come non vengono assolutamente citate le ottanta ore annuali obbligatorie per tutte le attività funzionali all'insegnamento che non sono oggetto di alcuna retribuzione aggiuntiva. Il nuovo carico di lavoro passerebbe (secondo recenti stime) dalle attuali 36 ore circa a 50 ore settimanali, facendo diventare insostenibile la crescita delle verifiche, scadente la qualità delle lezioni, generando una scarsa attenzione verso il problema della dispersione e del recupero di chi resta indietro, il tutto in assoluta controtendenza agli standard di qualità che vorrebbero una maggiore individualizzazione dei percorsi didattici.

Il provvedimento in discussione comporterebbe non solo un aggravio del carico di lavoro per i docenti dovuto all'aumento delle ore di lezione dalle attuali 18 alle 24, ma un ulteriore aumento degli obblighi correlati alle attività funzionali (sia collegiali quali i consigli di classe che individuali), e comporterebbe in definitiva un netto peggioramento della qualità dell'insegnamento dovuto al maggior numero di classi per singolo docente, a una maggiore “moblità” dei docenti usati come “tappa buchi” che tenderà ad indebolire pesantemente l’aspetto relazionale della didattica, a spersonalizzarla e ad allontanarla dalle esigenze e dai bisogni dello studente, con un inevitabile peggioramento della qualità dell'insegnamento intesa come capacità di modulazione e individualizzazione dell'intervento didattico attraverso una attenta, serena solida e continuativa relazione con i discenti.

Allo stesso tempo tale incremento orario comporterà una diminuzione di un terzo della retribuzione per i docenti a tempo indeterminato, (già per altro ferma da svariati anni a causa del blocco unilaterale degli scatti di anzianità e del rinnovo dei contratti) con una odiosa ricaduta negativa anche sulle possibilità di occupazione per i docenti a tempo determinato che vedranno ridursi sempre più le opportunità di lavoro.

In questo contesto appare estremamente difficile, se non anacronistico, parlare di qualità della scuola, della quale si pretende una misurazione attraverso discutibilissimi quiz, mentre ormai da numerosi anni le politiche scolastiche sono state guidate esclusivamente da esigenze di risparmio con tagli indiscriminati alle spese per il funzionamento ordinario e per il personale nelle scuole statali mentre è previsto un aumento dei finanziamenti alle scuole private.

I docenti pertanto chiedono l'immediato ritiro del provvedimento dichiarandosi pronti ad intraprendere tutte le legittime iniziative possibili, anche in collegamento con le altre scuole del territorio, nel caso in cui questo scellerato progetto proseguisse il suo iter di conversione in legge.

Napoli, 29/10/2012