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Napoli - IC Casanova-Costantinopoli

by Marco Donati last modified 2012-11-11 19:00

documento redatto di comune accordo dal corpo docenti e dal personale ATA

L’I.C. Casanova-Costantinopoli di Napoli proclama lo stato di agitazione

Questo documento è stato redatto di comune accordo dal corpo docenti e dal personale ATA dell’Istituto Comprensivo Casanova-Costantinopoli in seguito al dibattito maturato durante l’assemblea sindacale tenuta nei locali della scuola mercoledì 31 ottobre 2012 sulla questione sollevata dall’art. 3 del DDL di stabilità 2013.

I docenti ed il personale ATA ritengono che la scelta di innalzare il monte ore settimanale dalle 18 attuali alle 24 a parità di retribuzione risponde a disposizioni unilaterali prese dal Ministero dell’istruzione nella persona di Francesco Profumo in carica, per altro, in seno ad un governo tecnico non eletto.

La decisione, al momento sospesa ma che i docenti temono possa essere ripescata all’occorrenza vista la scadenza delle prossime elezioni, è errata innanzitutto nel metodo perché in aperto contrasto con quanto disposto dalla Costituzione Italiana che tutela il lavoro in maniera proporzionata alla qualità e quantità dello stesso ma soprattutto perché invade una materia che è regolata da contratti sottoscritti fra le parti disponendo orari di lavoro non previsti dal CCNL in vigore, per altro in attesa di rinnovo.

A parità di salario, secondo quanto stabilito dall’art. summenzionato, si sarebbe proceduto alla trasformazione radicale del rapporto di lavoro e dunque del contratto nazionale senza neanche il più blando tentativo di contrattazione delle parti.

La questione lede ed umilia la figura del docente lavoratore perché il problema non è semplicemente quello di lavorare più ore ma il fatto che il governo nella figura dei ministri preposti si sia sentito libero di agire senza interpellare i diretti interessati, come invece è stabilito da uno Stato in regime democratico. Il tema mette in vibrazione l’uno di seguito all’altro come anelli di una stessa catena tanti altri aspetti assolutamente non secondari che riguardano la qualità dell’offerta scolastica in rapporto alla formazione del giovane, cittadino del futuro. Molti docenti sono anche genitori di alunni e sono fermamente convinti che l’aumento del carico orario di insegnamento andrebbe irrimediabilmente a discapito della qualità dello stesso sempre più mediocre perché appiattito su dinamiche mnemoniche e prive di spinte verso la maturazione e la consapevolezza di sé e del mondo circostante.

La sbandierata volontà da parte di questo governo come dei precedenti di voler innalzare la scuola italiana verso gli standard europei è puro esercizio retorico vuoto di senso e di qualsiasi iniziativa reale perché compiuto attraverso il calcolo dei numeri all’interno di uffici ministeriali lontani anni luce dalle scuole e senza tendere assolutamente l’orecchio verso chi nelle aule ci trascorre molte ore al giorno. Nelle scuole non si avvitano bulloni (anche quella competenza che richiede perizia e dedizione) ma si cerca ognuno con le sue capacità di far emergere il meglio di un giovane individuo che si affaccia alla vita relazionale e all’impegno quotidiano.

L’innalzamento del monte orario inoltre a nostro avviso appare in contraddizione con la decisione di bandire un nuovo concorso e anche con il TFA, la nuova forma di abilitazione e dunque di reclutamento per la quale migliaia di laureati stanno studiando faticosamente e che imporrà loro il pagamento di alcune migliaia di euro per essere portata a compimento. Oltre a non produrre alcun beneficio sugli alunni l’effetto di questo provvedimento sarà dunque devastante anche in termini sociali: se il nostro orario aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora; secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro di docenti precari. D’altronde se lo scopo del ministro è di trasformare il docente da depositario di conoscenza a mediatore di informazioni come egli stesso ha recentemente dichiarato in un’intervista di alcuni giorni fa durante una puntata di Leonardo, il Tg delle scienze, il progetto non fa una grinza. Ma allora in tutta franchezza perché andare a scuola quando c’è internet, Wikipedia, gli aggiornamenti gratuiti e i videogiochi intelligenti? Se il problema è solo il trasferimento di nozioni a che servono la scuola e i professori?

 

I docenti e il personale ATA dell’I.C. Casanova-Costantinopoli come i colleghi docenti di altre scuole del territorio intendono mantenere alta l’attenzione sull’operato di questo governo e contro l’articolo 3 della legge di stabilità di prossima discussione e fermo restando la garanzia delle attività scolastiche regolari, entrano in agitazione proponendo alcune forme di protesta come segue:

 

1. Sospensione di tutte le attività aggiuntive non obbligatorie (ovvero coordinatori di dipartimento, di classe, ecc.)

2. Sospensione dalle funzioni strumentali

3. Blocco delle attività extrascolastiche (gite, viaggi di istruzione, uscite didattiche ad eccezione di quelle già pianificate e per le quali le famiglie si sono già impegnate economicamente)

4. Boicottaggio in fase di campagna elettorale contro quei candidati che si assumono la responsabilità di approvare l’art. 3 del DDL di stabilità alle prossime elezioni.

 

Questo istituto inoltre si unisce alle richieste provenienti da colleghi di altre scuole della città e in particolare sollecita tutti i sindacati affinché promuovano una mobilitazione unitaria ed efficace contro il provvedimento in esame e per un’evoluzione delle politiche scolastiche che rispetti il diritto allo studio e al lavoro e che tuteli la dignità degli insegnanti, le attese e la fiducia delle famiglie.