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Napoli - IC “Maiuri”

by Red — last modified 2012-11-21 02:34

Assemblea Sindacale del giorno 13.11.2012

I docenti dell’Istituto “Maiuri” di Napoli riuniti in Assemblea Sindacale il giorno 13.11.2012, per analizzare i provvedimenti legislativi: Patto di Stabilità 2013 (art.3) e ddl 953 ex Aprea - Ghizzoni, che si inscrivono, perfezionandolo, nel processo di progressivo smantellamento del sistema dell’istruzione pubblica e della democrazia al suo interno, denunciano la gravissima situazione che si verrebbe a creare nella Scuola Pubblica Statale Italiana, qualora le due suddette leggi fossero approvate.

Con l'articolo 3 della “legge di Stabilità” dal comma 29 al comma 48, in particolare con i commi 42 e 43, il governo ha proposto di modificare di fatto in modo unilaterale e arbitrario il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, evidenziando scarsissima stima della professione docente e/o ignoranza della realtà della scuola pubblica statale italiana e del lavoro che vi si svolge.

Il comma n. 42 dell’art. 3 nella formulazione originaria aumentava di un terzo l’orario di lezione dei docenti delle scuole medie e superiori, portandolo da 18 a 24 ore, a parità di salario, un provvedimento iniquo nel metodo e nel merito. Nel metodo perché, in assoluto spregio al diritto, si interviene su una materia che è regolata dalla contrattazione collettiva, imponendo dall’alto prestazioni di lavoro aggiuntive: un pericoloso precedente che mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazione stato-cittadino.

Ma il provvedimento è anche inaccettabile nel merito. Chiunque operi nella scuola sa bene che le ore di lezione frontali rappresentano soltanto una parte dell’attività di un docente , che spende la propria professionalità anche nella loro preparazione, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione, nelle attività collegiali e nell’autoaggiornamento. L'aumento effettivo del carico di lavoro andrebbe così ben oltre le 6 ore dichiarate, con ricadute gravissime sulla salute psico-fisica dei docenti.

Un'ora di lezione frontale, inoltre, per la complessità, la delicatezza e la responsabilità di mansioni che implica, non può in alcun modo essere equiparata ad un'ora di ordinaria attività di ufficio. Diversamente da quanto si sente talvolta affermare da esponenti del mondo bancario, politico e imprenditoriale e sui media, il carico di lavoro in termini di ore di lezione degli insegnanti italiani stabilito nei CCNL non risulta affatto da un presunto “patto scellerato” tra politica e lavoratori (lavori poco, ti pago poco e nessuno ti controlla), ma corrisponde agli effettivi limiti umani di capacità del lavoratore, ed è – non a caso - superiore o uguale alla media europea (nella scuola primaria 22 contro 19,6 in Europa, nella secondaria superiore, 18 contro 16,3, nella scuola media, 18 contro 18,1), a fronte di salari peraltro più bassi della media. Dal punto di vista della qualità dell'insegnamento, il temerario aumento delle ore di lezione a 24 settimanali, produrrebbe un declino talmente netto da far presagire il rapido collasso del sistema e il ritorno all'analfabetismo di massa. In tal senso va anche rilevato che l’aumento dell’orario di lavoro non si tradurrebbe in un incremento delle ore di lezione impartite in una singola classe (notevolmente decurtate dalla “Riforma” Gelmini), ma in un numero maggiore di classi per singolo docente, il che condurrebbe a livelli allarmanti quel processo di progressivo indebolimento dell’aspetto relazionale della didattica, della sua spersonalizzazione e allontanamento dalle esigenze e dai bisogni degli alunni già prepotentemente in corso per effetto di “innovazioni” quali la generalizzata frammentazione delle cattedre seguito alla “riforma” Gelmini e la diffusione, a scapito della consolidata cultura valutativa, di strumenti di valutazione standardizzati (i quiz) di discutibile valore, dubbia scientificità ed effetto omologante ai quali si intende irresponsabilmente affidare la valutazione degli alunni/studenti e, attraverso di loro, degli insegnanti e delle scuole.

L’ansia di misurare con parametri quantitativi il lavoro dell’insegnante, anziché qualitativi, nasconde un profondo disprezzo, che vuol fare di lui non più una figura intellettuale che tramanda cultura ed un educatore che costruisce, attraverso il dialogo con gli studenti e le loro famiglie, il tessuto della cittadinanza, ma un sorvegliante a ore, pagato per un parcheggio giornaliero dei ragazzi e chiamato a impartire loro saperi elementari in modo meccanizzato. Solo in quest'ottica di regressione dequalificante dell'insegnamento è possibile infatti immaginare di aumentare le ore di lezione a piacimento: 24 oggi e magari un giorno anche 36 o 40. La figura professionale dei docenti, ancora una volta, appare mortificata, in ogni ordine e grado del sistema educativo; essi vengono considerati non in base alle loro specifiche competenze ma in funzione delle esigenze economiche di risparmio, ignorando del tutto i bisogni concreti della scuola, di chi la frequenta e di chi vi opera. In termini sociali l’effetto del provvedimento di innalzamento delle ore di lezione sarebbe devastante: con le 24 ore una cattedra su quattro sarebbe assorbita da chi già lavora, a scapito di quei giovani docenti che il Ministro Profumo dice di voler tutelare: i giovani insegnanti, che lavorano da anni come supplenti reclutati dalle Graduatorie ad Esaurimento e assicurano con la loro professionalità e la loro competenza il regolare andamento dell’anno scolastico, vengono ora tagliati come rami secchi, senza considerare che si tratta di abilitati vincitori di concorso, titolari in alcuni casi di dottorati di ricerca e di master. Il massacro è dunque sociale, generazionale e cognitivo. A questo si aggiunge la precarizzazione del rapporto di lavoro dei docenti di ruolo con l'incremento dei soprannumerari.

Il grande movimento di protesta contro questa scellerata politica scolastica di Monti-Profumo, le innumerevoli manifestazioni e iniziative promosse nelle ultime settimane dai lavoratori della scuola e dagli studenti medi e universitari, determinati e uniti come da tempo non si vedeva nel denunciare il continuo impoverimento dell’istruzione pubblica, sta facendo sbandare il governo: e in particolare sul folle aumento dell’orario frontale nelle medie e superiori di un terzo a parità di salario ministri e sottosegretari, commissioni parlamentari e partiti oramai mutano posizione ogni giorno. E' il primo vero stop imposto a quella indegna maratona la cui staffetta è passata dai ministri Luigi Berlinguer a Letizia Moratti, poi a Giuseppe Fioroni e Maria Stella Gelmini e, da ultimo, a all'attuale ministro “tecnico” Francesco Profumo, e il cui traguardo evidente è lo smantellamento del sistema dell'istruzione pubblica di Stato.

Ma la votazione in Commissione che cancellerebbe l’aumento orario non è decisiva, anche se dimostra che solo attraverso la lotta è possibile salvare la dignità della scuola: la partita cruciale si giocherà in aula tra il 14 e il 16 novembre, e più volte è stata ventilata l’ipotesi che l’aumento non sia cancellato ma solo ridotto alle 20-21 ore. In ogni caso l'ammontare dei tagli a carico della Scuola dovrà restare invariato. Ancora una volta, dopo la soppressione di 150.000 posti di lavoro tra docenti e ATA per effetto della “riforma” Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni, ora persino la cancellazione dell'indennità di vacanza contrattuale, è la Scuola Pubblica Statale a pagare la crisi, fino al paradosso: mentre si tagliano i finanziamenti di 183 milioni di euro, in deroga all'art. 33 comma 3 della Costituzione della Repubblica se ne spendono 223 per finanziare le scuole private, “parificate”, alle quale si concede anche l’attivazione di classi con numero minimo di alunni (8), senza alcun controllo sul reclutamento dei docenti. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono garantiti dal sacrificio dei lavoratori e dal taglio del welfare, mentre ingenti risorse vengono dirottate sulle banche e su quei soggetti che sono responsabili della crisi, con un tasso di iniquità sociale che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale.

Per quanto si profila, inoltre, all’interno del Ddl ex Aprea n. 953, approvato nel chiuso della VII Commissione Cultura alla Camera quasi fosse una legge priva di particolare rilevanza nazionale, i docenti denunciano che:

  • l’introduzione dello strumento dello Statuto, differente scuola per scuola, provocherà una frammentazione ed un indebolimento del sistema nazionale d’istruzione:
  • la definizione delle regole democratiche e della partecipazione alla vita attiva della scuola sarà demandata alla discrezionalità delle singole dirigenze. Lo Statuto, secondo tali modalità, causerà una totale e definitiva perdita delle pari opportunità sul territorio nazionale;
  • il patteggiamento di contenuti e metodologie didattiche con soggetti privati lede la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione;
  • la restrizione degli spazi di democrazia all’interno degli organi di governo della scuola azzererà in sostanza gli Organi Collegiali: l’assenza totale della componente del personale Ata nelle decisioni si inquadra in un disegno di esternalizzazione dei servizi e dell’assistenza tecnico-amministrativa e, in aggiunta, la diminuzione della componente degli studenti, a cui, se minorenni, viene tolto anche il diritto al voto;
  • l'imposizione, ai fini dell'autovalutazione e della valutazione esterna, dei “criteri, degli indicatori nazionali e degli altri strumenti di rilevazione forniti dall’INVALSI” priva di fatto i docenti di quel libero esercizio dell'insegnamento di cui all'Art. 33 della Costituzione della Repubblica Italiana;
  • la “sussidiarità” del privato, in regime di autonomia statutaria, con Dirigenti Scolastici svincolati dal rispetto delle competenze del Collegio dei Docenti, si tradurrà in “aziendalizzazione” e privatizzazione dell’Istruzione;
  • la natura incostituzionale del testo rispetto agli art. 3, 33 e 34 della Carta Costituzionale è evidente.

Sulla base di queste considerazioni, poiché sono in gioco non solo la dignità dell’insegnante, ma anche la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola, il ruolo della cultura nella società, i valori della democrazia, l'esistenza stessa nelle future generazioni della possibilità reale di esercizio di cittadinanza, i docenti di questo Istituto dichiarano che difenderanno tutto ciò,

pertanto

esprimono la propria contrarietà anche a qualsiasi ipotesi di aumento dell’orario di insegnamento, a 24 ore come anche a 22, 21, 20 o 19 ore;

chiedono il rinnovo del CCNL, esprimendo la netta contrarietà all’ipotesi di blocco dei contratti e dell’Indennità di vacanza contrattuale per il 2013 e 2014, ricordando che il nostro contratto è già bloccato da 3 anni;

chiedono lo sblocco degli scatti di anzianità, abrogando la legge che prevede di non considerare il 2011 e 2012 per la progressione di carriera;

chiedono che il loro profilo professionale possa essere incluso nell’elenco ufficiale delle professioni usuranti;

esprimono la netta contrarietà alla proposta di congelare anche il 2013 e 2014, considerando anche il carattere discriminante di una misura che colpisce solo il personale della scuola nell’ambito di tutto il Pubblico impiego;

ritengono lesiva del diritto alla salute e della dignità del lavoro la “deportazione” dei docenti idonei ad altri compiti e degli ITP (ex enti locali) nel profilo Ata , con il conseguente licenziamento di fatto dei precari Ata;

esprimono il proprio dissenso sul concorso a cui saranno sottoposti i docenti precari, già abilitati e valutati, che contemporaneamente sottrae migliaia di cattedre all’immissione in ruolo di docenti che lavorano da decenni e comporta un inutile spreco di denaro pubblico;

esprimono netto dissenso al DDL n. 953 Ghizzoni (PD) - ex Aprea (PDL), approvato dalla Commissione Cultura della Camera in sede deliberante il 10.10.12 con il voto favorevole di PD, PDL e Terzo Polo, in quanto rafforza ulteriormente il potere dei DS, trasferisce le prerogative didattiche di cui è attualmente titolare il Collegio dei docenti al Consiglio dell’Autonomia, in cui entrano i privati anche con la possibilità di finanziamenti e, tramite il cosiddetto Nucleo di “autovalutazione”, costringe i docenti ad adattare la programmazione didattica ai quiz Invalsi.

Per gli obiettivi su richiamati l’Assemblea sindacale dell'I.C. “AMEDEO MAIURI” di Napoli:
invita ad aderire allo sciopero unitario del 24 novembre indetto da Cisl, Gilda, Uil, Snals e Cobas (con adesione successiva) e allo sciopero generale del 14 novembre indetto dalla Confederazione Cobas e dalla CGIL nell’ambito della giornata europea di scioperi e manifestazioni proclamata dalla CES.
L’Assemblea delibera, inoltre, di aderire alla campagna nazionale di sospensione delle attività non obbligatorie con le seguenti modalità:

  • non dare il consenso per cattedre superiori alle 18 ore;
  • non dare la disponibilità ad effettuare supplenze;
  • sospendere la partecipazione a tutte le attività aggiuntive, non obbligatorie quali il coordinamento di classe, di materia e di dipartimento, la partecipazione a commissioni di lavoro, la partecipazione ai viaggi e gite di istruzione, la partecipazione a progetti;
  • sospendere le attività relative alle funzioni strumentali;
  • sospendere il ricevimento settimanale dei genitori;
  • prendere contatto con le altre scuole per sviluppare più ampie e incisive forme di lotta;
  • sollecitare tutti i sindacati provinciali della scuola a convergere su azioni di lotta unitarie;
  • i docenti di sostegno saranno impegnati esclusivamente sulle proprie classi di assegnazione;
  • Sospendere ogni forma di collaborazione, anche volontaria e non retribuita, oltre il proprio
       orario di servizio.

I docenti collaboratori della dirigenza assicureranno l’assolvimento dei compiti minimi necessari al funzionamento della scuola.
I docenti intendono inoltre avviare, con modalità da concordare, una mobilitazione che miri a sensibilizzare gli studenti, i genitori e tutta l’opinione pubblica, sulle gravi ricadute che questi provvedimenti, se approvati, avrebbero sull’efficacia dell’azione formativa e educativa della scuola pubblica italiana.
L’Assemblea invita i lavoratori della scuola a non votare nelle prossime elezioni per i partiti che approveranno o hanno approvato i provvedimenti legislativi citati.

Del presente documento, nei termini consentiti dalla legge, sarà data ampia diffusione al fine di sensibilizzare tutte le realtà coinvolte e l’opinione pubblica sulle problematiche evidenziate.

APPROVATO ALL’UNANIMITA’ DAI PRESENTI

Napoli, 13.11.2012